Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: dio

Dio

C’è poco da fare, Dio è la personificazione più riuscita della conoscenza, valore maximo anche per il lustrascarpe e il mendicante.

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Mi sono imbrogliato

Mi sono imbrogliato,

come adesso, e comunque

da parecchio. Ho steso

la mia tovaglia a quadri bianchi

e rossi, senza aspettare

che venisse giù il diluvio.

 

Pensavo che parlare

funzionasse, davo

per scontato che potessi

capire, anche se non rientrava

nei nostri progetti.

Basta che ritorni.

 

Io odio dio.

Italia, 25 aprile

Finché in Italia si festeggia il 25 aprile, il cittadino

ha diritto di speranza (virtù teologale, fra l’altro,

you know).

*

Ma la festa del 25 aprile bendispone anche

alle generiche speranze dell’essere umano: quelle,

per esempio, del futuro, della salute, dell’amore,

del lavoro, della ricchezza, della saggezza, della vittoria,

del successo – e, infine, alla speranza più grande:

d’essere esattamente (combaciando con la massima

precisione, cioè) ciò che si è.

*

Ora, il problema è sempre quello della coscienza

che il soggetto (essere umano o cittadino che sia)

ha di sè. Per dire: e se uno si sente d’essere un delin-

quente, bene o male fatto appunto per delinquere?

E insomma, se uno è Hitler che si sente un dio-

carnefice? Chi mai potrà dirgli che forse si sbaglia?

*

Questa poesia non ha una vera fine, perché

la risposta alla domanda, che pure c’è,

non sta qui.

Il Giudizio #2

L’arrivo dei due nell’Aula non è notato perché c’è un gran casino. Dio, Gesù, lo Spirito Santo, Maria, Giuseppe, Arcangeli, Cherubini e Santi chiacchierano divisi in gruppi che si rimescolano continuamente. Pietro indica a S. il suo banco, si mette sull’attenti e, urbanamente, fa:

“M-m…”

Dio interrompe la discussione con Gesù e ingiunge al consesso di fare silenzio, si gira verso Pietro e poi posa l’occhio su S.

S. incrocia le braccia sul petto e tiene, nel modo che gli è proprio, la fronte bassa, guardando da sotto in sù.

Dio ordina:

“Mettiti pure sull’attenti.”

S., pronto, esegue. Dopo averlo osservato un po’, Dio chiede:

“Cosa vuol dire la scritta sulla felpa?”

Senza, dunque, dio

Senza, dunque, dio

volendo, speranza,

nella mortificazione

di un sole freddo,

di due cuccioli

teppisti, della radio

che scaracchia, della bocca

secca – oh, acqua, acqua…

Io sono quel che sono

Se ieri lo diceva Iago

e l’altro ieri

lo disse Dio, oggi,

lo può dire chiunque.

 

Il fuori

Oggi è difficile pensare che il fuori esista, si può solo transigere su alcune sue accezioni e, dunque, accettare di credere che esista il fuori rispetto a una casa, a una città, a un paese, a un’isola, a un continente, a un corpo celeste. Qui ci si ferma, perché il fuori rispetto all’universo è una contraddizione in termini. Mentre infatti fuori dalla casa è perfino previsto che ci siano una strada e altre case, e fuori dalla città una campagna, e fuori dal paese un altro paese (compreso di città, campagne, case e strade), e fuori dall’isola un mare e altre terre, e fuori dal continente mari e altri continenti e isole, e fuori dal mondo altri corpi e stelle e buchi neri – be’, fuori dall’universo si possono pensare giusto due cose, che però sembrano molto risposte di circostanza: o un Dio o altri universi.

Solo la Tecnica

Solo la Tecnica, oggi,

ci può salvare –

Dio, sorry, la sua carta

se l’è giocata.

Sono uscito e

Sono uscito e, come

nelle barzellette, non sono

più tornato. Possibile

che abbia anche addotto

la scusa delle sigarette.

A me, sembra di ricordare

di non avere aperto

bocca. Altri parlano di un sonno

improvviso, infuso

da qualche dio, stacco bastante

all’irruzione

del mito infinito.

Gran rimescolamento

Gran rimescolamento

di corpi, impossibile

isolare le responsabilità

(tranne che, of course,

a dio, se esistesse);

in pratica, si va

all’asta delle stime.