Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: Cuore

Ho disdetto la prenotazione

Ho disdetto la prenotazione

per insufficienza di garanzie

del pur volenteroso operatore.

Vedo bene, c’è poco sentimento,

penso a cuori arsi da un sole feroce

che più feroce non si può.

 

E poi non mi va di sfracellare

due birre per le scale, per questo

tengo d’occhio il gradino

e il piede di turno che lo assale.

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Mia (mia mia)

Mi frega un cazzo del mondo… no,

non datemi

bambini in spiaggia che giocano…

per favore, no, neanche

branchi erranti di elefanti… Che?, sono cieco?

 

Mi frega assai, a me, ecco!,

di tutto quello che non è

questa cosa

mia (mia mia)

che non so dire

ma vorrei tanto – sì, direi

come un punto di calore,

un puntino, sepolto lontano

nel mio cuore.

Sentenze dell’istruttore #1

Non sottovalutare mai la situazione, neanche la più friendly.

Tieni a mente: il tuo primo nemico sei tu. Per l’esattezza, la tua incarnazione: cuore, polmoni, gambe, naso, bocca, occhi, mani.

Mini romanzo. Partigiano #187

Per me non vuol dire niente se sono in borghese, ho un lavoro, una relazione amorosa e vivo una vita apparentemente tranquilla e normale. Nel mio cuore, per così dire, io resto convinto che questa vita tranquilla e normale sia in realtà una giungla, in cui devo muovermi avendo sempre pronto un piano B. Perfino nelle situazioni più prosaiche – mangiare, cacare, parlare, fumare, camminare -, penso che tutto possa sempre succedere, e dunque che possa sempre, d’un tratto, anche irrompere la Bestia.

La ragionevolezza, evidentemente

La ragionevolezza, evidentemente,

qualche volta non basta

o non funziona

(buttare l’occhio sul passato

è come incatenarsi a un picco

e offrire di buon cuore

il fegato a un’aquila).

Che gran mezzo il linguaggio!

Che gran mezzo il linguaggio!

Con quattro parole che sembrano

non costare niente, si possono

sfondare cuori, invadere menti,

inibire soggetti, convocare

consumatori, spacciare notizie,

tradire o tradurre sentimenti –

Da un treno

Viste da un treno, di notte,

le finestre illuminate delle case

stringono il cuore al passeggero,

patente la disparità

fra sè, gettato

nel buio, e quei punti di luce

bene assicurati, invece,

a un privato dominio.

Rap del setaccio

Ok, basta filtri (oh, beata illusione!), basta

esitazioni, basta alternative, di corsa

contro il muro, come viene viene, la prima

parola, da “infatti” a “glifo” a “in”

a “ops”, col che mi tocca (rapido planning) 1) di

vincere la tentazione del dubbio a ogni passo, 2) di

mettermi il cuore in pace a proposito

di qualsivoglia puntello o portafortuna,

di qualsivoglia essere in generale, materiale

e ideale, bando al limite, im-

ponendomi (attenzione, digressione?) di essere

solo quel che sono – il “setaccio

presente” che sono, aggiungerei –

Governo e italiani

Il governo crede che gli italiani siano cattivi e perciò si mostra senza cuore.

Poi

Poi, ci si immagina che succeda

qualcosa, dopo, cioè, l’insistenza

rabbiosa, la sicumera

(a posteriori) ridicola,

l’inerzia suicida.

 

E forse si avrà anche ragione,

da qualche lontano punto di vista

nello spazio e nel cuore.