Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: cosa

Anch’io voglio dire

che la poesia è finita, come

Adorno. Capiamoci: niente finisce

ma, se pure sembra finire,

è proprio perché si insiste

a alludere alla cosa, quasi

che tutto fosse ancora

e sempre molto chiaro.

Annunci

Tuttavia

In questa congiuntura politica ariosa come una camera a gas (lo stesso si diceva, quarant’anni fa circa, della famiglia tradizionale), una cosa tuttavia mi fa ridere: i commenti dei rezionari social, perché sembrano proprio zombie usciti dalle catacombe.

Il Ministro dell’Interno

Il Ministro dell’Interno dà voce a una paura esistenziale aggiornata. Concretamente, traducendo, il Ministro dice:

Eh no! Io ho paura! Eh sì, ho paura! Eccheccazzo, sarò pure libero di avere paura?

E giù povere specificazioni: migranti, rom, etc. – Specificazioni ipocrite, soprattutto, perché la paura è paura di una cosa sola.

Popolo, populismo, populista

Popolo: nell’uso, viene associato a una nazione, cosa che, ovviamente, fa venire voglia di chiedere: E un popolo mondiale? (Nel caso, certo, si usa la parola “umanità”, ma allora tocca chiedere, di nuovo: Che differenza c’è?)

Populismo: l’ideologia rappresenta essenzialmente la volontà di riscatto e di potenza di un soggetto conculcato, da cui quella speciale commistione di destra e sinistra.

Populista: può convincentemente definirsi tale solo il politico, già l’elettore populista fa ridere, figuriamoci il cittadino o, tout court, l’essere umano.

Certo che è successo

Certo che è successo, l’importante

è stabilire cosa: una catastrofe?

O il tutto è poco conteggiabile?

Cioè sfugge alle categorie?

E vibra, a sequenze altissime,

come un gatto quando,

inflitto di carezze, fa le fusa?

Le cose

Le cose, marea di eterni, sembrano maschere

di maschere, c’è sempre qualche

difficoltà a leggerle.

 

Nella giungla delle timidezze e delle gaffe,

la tenenza degli equivoci si dispiega

e lascia senza fiato –

 

una potenza incalcolabile balla fra le costole.

Bocconi #7

Anche lo smartphone, adesso, mi assomiglia, con quel pezzo di scotch in alto a sinistra, a trattenere i frammenti del display calpestato (inavvertitamente, occorre dirlo?) dal mio tacco. Qualcuno ricorderà la tirata di Nanni Moretti, nella Stanza del figlio, contro le tazze sbeccate e, in generale, le cose non più intatte.

 

Devo dire cose che mi fanno male

Devo dire cose che mi fanno male,

una per tutte, la quota

d’immondizia che minaccio

di lasciarmi alle spalle,

ragiono, cioè, come un folle

che fa flusso – pardon, tendenza.

Si torna alle case e alle cose

Si torna alle case e alle cose,

si vive e si evita, malgrado

i dubbi ricorrenti, di capire

che, cosìsi finisce per morire – con-

sistere, insomma, sembra

fuori discussione.

Bocconi #3

La sincerità ha un senso, un valore, quando deflora. Sono parecchie le cose mie che mi mancano, ne dico una: il  mio Mar Rosso.