Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: cosa

Per gradi

Andiamo per gradi, prima

viene l’orizzonte (uno piatto?),

stringendo dolcemente,

i pascoli finiscono in bocca

e si trascorre con piacere

dal liscio, al chiodo, alla doga,

all’ardesia. Nessuno più

saprebbe dire dove si trova, l’hic

et nunc parrebbero l’ultima

delle cose, visti gli occhi

sbarrati dal muro di lacrime.

Annunci

Sarà diverso

Sarà diverso, sarà

un’altra cosa.

Se si ascolta bene, si sente

uno smorzato brontolio

tellurico in lento crescendo.

Chi l’ha detto che fare finta non serve?

(In ogni caso, discorsi da serve.)

Un risparmio, una quota

di risorse disponibile

per l’inverno del nostro buontempo.

Cose

Cose che, o sono bollenti, o non sono: cappuccino, brodo…

Mini romanzo. Scienza della comunicazione #160

Avendo difficoltà anche imbarazzanti di comunicazione con una persona, è evidente che non si può sperare di affrontare la question andando dalla persona solo per dirle: Amico!

Opinione

È strano il concetto,

sembra proprio un punto di vista dato,

fermo, quando invece, ogni volta,

è sempre un’altra cosa, cioè un calcolo.

Ricordami chi sono

Ricordami chi sono,

raccontami cose che sogno

soltanto, dimmi

la mia verità.

La Storia (pardon)

La Storia (pardon) si potrebbe sintetizzare

come una contesa di insegnanti e insegnamenti.

Chi vince e domina infatti insegna

prima di tutto come stanno le cose.

Gesù, per dire, aveva forse la patente

Gesù, per dire, aveva forse la patente

di maestro? Maestro è due cose:

1) chi ha il diploma per insegnare,

2) chi insegna. Un limite infatti

è, davanti e dietro,

di qua e di là, sopra e sotto,

che insegnare non è

come calcare un palcoscenico.

La somiglianza è solo in questo, che il maestro

si presta alla trasmissione,

come l’attore allo show.

C’è posta. Salvezza e libertà #12

Car* ***,

non comincerò questa lettera implorando le tue scuse – me ne fotto, ormai, anche di te e delle tue cazzate – no, se ti scrivo è solo per ricordarti che sei salv* o, se preferisci, liber*. Io ti voglio bene, sei tu che non capisci e pensi a chissà che cosa.

Piatto di avanzi

Mette lì, in parte a sè, sul divano,

un taccuino e una penna –

è un’approssimazione, occorre dirlo?

La cosa interessante, per lui,

è la sequenza che, alla fine,

alza il sipario.

Gli è facile finirla con le sorprese,

gli ardori, i tremori, le rose.

 

E subito, al principio,

manca lo spazio per continuare,

al peggio, per stiracchiare.

Piatto di avanzi è una metafora che porge,

come che sia (al solito, tutto è perduto),

la carta. Dovrebbe accontentarsi

de gesto, lo sa, non lo fa, pensa

a un’alternativa e sbava.

 

Riflette: Non si tratta di posare

fermo immobile,

nel trambusto della riorganizzazione

continua, ma, al contrario, di zittire in-

defessamente l’orrenda tentazione, e non

rigurgitare, e rimangiarmi

le affermazioni più sentite, e allenarmi

a colare nei ritagli.