Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: cosa

Di me

Cosa m’importa

di me?, io

sono il meno.

Annunci

Io

Io

non sono capace

soprattutto di una cosa:

decidere.

Alla cosa

Se non inneggio

a te, o cosa, non sarebbe

lo stesso che proibirmi

di cantare?

 

In verità, o cosa, sei tu, forse,

tutto? – mi chiedo,

impaziente, dietro il velatino

delle palpebre…

 

Osservo, o cosa, il tuo soccorso

al mio dire (che poi, per me,

è come scongiurare

un naufragio).

 

Basta, chiudo, o cosa, questa

invereconda pantomima, immolando,

sul tuo altare, tre parole-

chiave inglesi: spread, food, peel.

 

Aggiornamento

Già, come si fa ormai a intitolare una poesia:

Amore?

La tentazione di farne un tema, però, sembra

insopprimibile. Parlare d’amore, convenzionalmente,

vuol dire parlare della cosa più importante.

Be’, a me sembra che l’amore serva solo a ritrovare

l’entusiasmo, tipo farmaco immateriale ri-

costituente, lo stesso, poi, delle nonne a primavera.

Cos’è, io dico, questo fremito

di potenza, questo respiro profondo?

Parlare delle cose

Parlare delle cose

assomiglia molto

alla prassi dell’impasto:

si unisce, si amalgama, si lavora.

Attenzione però:

in questo gioco, l’autore

non è pasticcere

ma lui pure

ingrediente.

Il fuori

Oggi è difficile pensare che il fuori esista, si può solo transigere su alcune sue accezioni e, dunque, accettare di credere che esista il fuori rispetto a una casa, a una città, a un paese, a un’isola, a un continente, a un corpo celeste. Qui ci si ferma, perché il fuori rispetto all’universo è una contraddizione in termini. Mentre infatti fuori dalla casa è perfino previsto che ci siano una strada e altre case, e fuori dalla città una campagna, e fuori dal paese un altro paese (compreso di città, campagne, case e strade), e fuori dall’isola un mare e altre terre, e fuori dal continente mari e altri continenti e isole, e fuori dal mondo altri corpi e stelle e buchi neri – be’, fuori dall’universo si possono pensare giusto due cose, che però sembrano molto risposte di circostanza: o un Dio o altri universi.

Sia

Mi fa cagare

sia l’elettore con in testa

dei principi, che quello

che vota per interesse.

Qui non si tratta, infatti,

di scegliere ma

di far funzionare le “cose” –

e così bene, ti dico, elettore

di pancia – e smetti di mangiare! –

che la penuria, pensi,

è cosa passata.

 

Un bel tuffo, no?

 

Qualcuno se n’è accorto?

 

Dritti nel trogolo.

Se prendi una cosa

Se prendi una cosa,

qualunque cosa,

mettiamo una foglia,

dopo che l’hai presa

puoi anche chiamarla

come vuoi: casa, buco,

scarpa.

Qui vorrei parlare

Qui vorrei parlare, dire cioè

seriamente cose preoccupate

su quello che fanno

il Governo italiano,

l’Europa,

gli USA,

la Russia,

la Cina,

l’India… –

Qui, insomma, vorrei

intercedere, almeno

nel senso della palestra

cognitiva.

Qualsivoglia

L’ho imparato da Michelstaedter e il motivo per cui mi piace (pardon) è che esprime in maniera apodittica un’assenza di eccezioni facendo riferimento senza tante cerimonie al libero arbitrio (=palle), ovvero significando fatalmente: Qualunque cosa.