Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: corpo

Questo mi domando

Questo mi domando, quanto il mondo

sia orrendo e quanto sublime. E visto

che sono così allacciato a me stesso,

al mio corpo, alla mia persona,

alla mia biografia, rinuncio

all’oggettività – che comunque

il filosofo avvertito ritiene

non a portata

ma – qui sta il busillis –

desiderabile. Sì: desiderabile.

Da puntare, cioè, come

un vivente a riproduzione sessuata.

Democracy in America. Un brano #4

Dietro il velatino ombroso, due elementi: uno piccolo, sulla sinistra, per terra, e uno enorme, al centro, per aria.

Il primo elemento è un caravaggesco corpo plasticamente supino di bambino, illuminato da uno spot zenitale di luce gialla calda (al livello della platea, dov’ero, vedevo solo il rosa soffuso della massa carnosa e un gomito).

Il secondo elemento, composto a sua volta di due elementi, mi riesce molto più difficile descriverlo. Meglio partire da una metafora, io direi di pensare a due mastodontiche bielle rotanti lentamente, con produzione di prospettive e spessori sempre indecifrabili (il velatino impedisce, ricordo, di “vedere”). I due elementi sembrano lettere dell’alfabeto ebraico, e hanno pressappoco questa forma:

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Sicché, mentre, baciato da un raggio di sole, un corpo puerile giace – nell’ombra, paurose e sublimi, le bielle girano.

Poesia kitsch

La spiaggia arrossata dal tramonto

regge dolcemente i nostri corpi sfiniti.

Immobilizzati così dal godimento,

le nostre gesta imperversano

ancora nella mente.

Sdraiato nudo al sole

Sdraiato nudo al sole,

nelle orecchie solo il suono

della risacca quando il mare

è piatto, corpo

a sè stante, puro, intatto, santo –

pensare, in queste condizioni,

mi duole.

Didascalia

(Un fondale specchiante restituisce allo spettatore la planimetria della scena, cioè il sentiero fra i corpi.)

Più flutti

Diciamo che almeno per il prossimo minuto

non ho niente da temere – è un azzardo ma prudente.

 

Se non fosse che è un versamento – il che

chiude il discorso (certo, poi, ognuno si sceglie le sue metafore).

 

Posso mettere da parte il corpo, magari lì, sul divano,

a guardare la TV – e io allora sto al sodo.

 

È quello che faccio, dimenticandomi

del baule di premesse alle spalle.

 

Penultima serata del Festival di Sanremo 2016;

su La7, però, danno Django (con Franco Nero, cioè, nella parte).

 

La corrente che mi riporta al tema è forte, ma io

non voglio saperne, insisto per affogare, il mio motto è:

 

Più flutti!

Quattro osservazioni sul corpo della poesia

Piccolo e tozzo o piccolo e fine?

Alto e massiccio o alto e filiforme?

Tutto d’un pezzo o fatto a strofe?

E strofe regolari o irregolari?

Resurrezione

Un uccello o un cane o un leopardo, con in bocca una mano umana, compaiono in affreschi medievali di chiese della Georgia (Asia): sono, informa la didascalia del libro, gli animali che restituiscono i corpi al momento del Giudizio Universale.

Il verbo “restituire” mi sollecita un chiarimento – a naso (solo a naso), questo: nell’iconografia cattolica, non sembra porsi, all’atto della resurrezione, il problema del disfacimento del corpo dopo la morte; il corpo, cioè, alla fine dei tempi, è già lì pronto, rifatto intero, magicamente ma anche po’ sbrigativamente; il cristianesimo ortodosso, invece, sembra sensibile all’impasse, inventandosi, narrativamente, questa brillante e impressionante immagine dell’animale che rigurgita il corpo umano, dove, ecco il punto, alla “magia” del rifacimento del corpo risorgente, è assegnata una scena precisa ma inaccessibile allo spettatore: le viscere animali.

Niente come un leggero stato febbrile

Niente come un leggero stato febbrile

per placare e sciogliere. La scelta

non la fa il soggetto, arriva

prima il corpo, a causa

di imperscrutabili spostamenti e disegni.

Lasciamo stare per un momento

il concerto di interdetti diffusi… sempre

libero, però, veh, di continuare

a mangiare merda… ma insomma, questa

realtà, c’è o non c’è?

Nichilismo, bombe, app e ops

Quello che il nichilismo fa a pezzi, essenzialmente, non è il corpo, non è l’architettura, non è l’istituzione – anche, sicuro, ma non essenzialmente, e infatti questi casi sono solo un’approssimazione sempre insoddisfacente all’essenza. Il nichilismo non fa a pezzi neanche la verità perché la verità è in pezzi già da almeno due secoli. La questione all’ordine del giorno, ovvero quello che il nichilismo oggi giudica prioritario fare a pezzi, è il limite.
Allo scopo, niente come la Tecnica, che i limiti non li soffre proprio.