Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: cielo

Poesia un po’ (solo un po’) per bambini

Le stelle sono tutte

al loro posto, nessuno

le ha toccate, mentre

dormivi – che fortuna,

vuol dire che il cielo

è sempre quello, mica

un altro, magari dall’oggi

al domani.

 

Tu! #2

Tu non capisci.

Le cose ti passano davanti, forse ti fanno un cenno, ma tu non le vedi.

Il cielo ti cala la manna ma è come dare perle ai porci – non hai il fegato, hai la digestione difficile, non mastichi pietre.

No, perfino un messia appariscente ti sfuggirebbe.

Lascia stare, davvero, torna ai tuoi prati, là, sull’Olimpo, a brucare, e fa conto che non ci siamo mai conosciuti – e che ce n’è ragione.

Se niente ha senso o tutto ha senso

Se niente ha senso o tutto ha senso,

tutto ha senso o niente ha senso, etc.

Trovare o non trovare senso induce

facilmente un sentimento di colpa

nel soggetto individuale o collettivo

che lo cerca e non lo trova o che lo trova

e non lo cerca. Come il sole sorgente

invade il cielo, così, l’effetto

collaterale occupa presto tutta la scena.

Cercare o non cercare, adesso, è secondario,

il friggimento assorda. Il finito

è una curvatura di stretto raggio

della spina, che sembra un tuffo

a ritroso, dentro il trascorso, il fiato

addosso a un mitico capo in fuga.

Il mio cielo

Il mio cielo

sta tutto dentro il volo

di un moscerino.

Alchimia

La musica, la luce

alogena e l’oro,

sparso sui rilievi

formali, e il piombo

del cielo là fuori.

Via da me

Via da me, dal mio cerchio

di preferenze, dal mio cielo

di abitudini, dal mio orto

di nutrimenti!

Via da me, per carità!

Anacoluto

Proprio in giornate come questa, col primo, disperato

(e perciò luminoso) sole d’autunno, in posti

come questo, eccedente colori, dal celeste, ai verdi

anche stridenti, alle punte di beige, di rosa,

di rosso (salvia rutilans), in condizioni

come questa, di armistizio o tregua,

non certo di pace, ritagliati

da una combinazione geografico-

culturale piovuta dal cielo, filtrata

per una griglia in progress, e

disarmando, con l’occasione.

Posso fare come al solito

Posso fare come al solito,

guardarmi intorno (lo stretto

intorno della mia persona),

per terra (ma anche sotto),

a mezz’aria, in cielo, e, caso

per caso, le mie azioni saranno

l’accatto, la volée, il lapsus.

Come si dice

Il cielo è terso (come si dice),

il sole è caldo (come si dice)

e gli uccellini

cinguettano (come si dice).

 

Come si dice, è l’ora del dileggio.

Come si dice, è tempo d’uccidere.

Come si dice, se non c’ero,

dov’ero?

Mettiamo di poter costringere un poeta

Mettiamo di poter costringere un poeta

a avvalersi di cinque elementi sdati, mettiamo i soggetti

“gabbiano”, “cielo”, “vento”, “mare” e il predicato “gonfio”.

 

Forse li combinerebbe così: il gabbiano

è gonfio di cielo, il mare di vento,

il cielo di mare e il vento, purtroppo, di gabbiani.