Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: cielo

Cose a parte

Non dirmi: “Te l’avevo detto”,

ché lo so, ché forse c’è

una ragione (e trema), se ho ignorato

la tua premura.

 

Non mi resterà, alla prossima occasione,

che contare le margherite, prima

di rasare il prato,

per non stare in pace.

 

Anni ho bruciato sotto il cielo

del tempo libero, ma è difficile,

pasticciando col linguaggio,

produrre ancora del mistero.

 

Lo scoiattolo non si è più visto, confermi? –

deplorevole, insomma, che sia caduto,

una volta, quella sola, come un fesso,

nella rete del tuo sguardo.

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Quello che posso dire

Quello che posso dire è solo la coesistenza

al momento. È un passaggio, forse, sordo

ai richiami – (certo, gli uccellini, i gatti, il cielo turchino:

ma vogliamo chiamarla “mondezza”? E magari prendere

anche finalmente atto che la materia è artificiale? –

che per le mani gira sempre qualcosa che vanta

già, a prescindere dalle mani cioè, la sua storia?

“Puro” e “naturale”, per esempio, sono predicati zoz-

zissimi puro elli, di sugo, patine, cisti e lacune.)

Descrivere un deserto

Descrivere un deserto (solido

o liquido è uguale) non dà

soddisfazione: detto che c’è poco

o niente, qualcosa si può cavare

solo, se va bene, dal cielo

che ci sta sopra, ma è presto

fatto (salvo, si capisce, attingere

vergognosamente dal trovarobato

poetico più sdato). Io

me lo spiego, questo curioso

e in apparenza stupido proposito

descrittivo, come rivelazione

e rilevazione, così, per il vuoto

e il niente, di un colorito

verminaio interiore.

Dieta

Si scruta il cielo, appunto,

si fruga nell’apparente

pace dell’alta

pressione, si conta

su prosaiche manchevolezze

dello sguardo, affamati

di certezze – dieta

a una dimensione, abolite

varianti e lacune.

Si vedono fluttuare metaforicamente

Si vedono fluttuare metaforicamente

nel cielo, sicché non resta che fare

l’errore di scegliere, per rifinire

la catastrofe. Così, come d’incanto,

quando si è quasi persa la speranza,

l’orizzonte si restringe e rivela il dettaglio.

Il cielo è bigio e senza vento

Il cielo è bigio e senza vento,

3 gatti su 5, almeno,

stanno dormendo (sono

le tredici e ventidue), solo

la radio muove l’aria

e io, in mezzo, incrocio

questa e quella

linea di fuga.

Svelta simbologia dell’attuale Ministro dell’Interno

L’attuale Ministro dell’Interno piace a parecchi italiani anche perché interpreta bene, malgrado sia un’articolazione del potere esecutivo, la parte del capopolo, i cui predicati sono: la semplicità, l’impudenza, la scorrettezza, la volgarità, etc. Nei fatti ricicla soltanto, direi, la simbologia originale bossiana, incarnata dalla spilletta che porta sempre appuntata sulla giacca, quella famosa del soldato medievale che alza la spada al cielo.

Non mi guardo indietro

Non mi guardo indietro…

Non lo faccio neanche dopo

valicato il primo passo,

e neanche dopo il secondo

e il terzo… solo venuto in vista,

in un punto dell’orlo

del vasto catino, del Lago…

(In cielo, ça va sans dire,

un rodeo di combinazioni.)

Fiordèo Forlì

Un uomo (uno ben preciso, un certo Fiordèo Forlì, sui quaranta, broker), un giorno feriale, come tutti i giorni feriali, uscì dal suo appartamento alle otto in punto. Il problema si palesò appena chiusa la porta alle sue spalle.

Il Forlì ricordava bene una tromba delle scale di pianta ellissoidale e ora, invece, si trovava già all’esterno, sulla corsia di emergenza di un’autostrada deserta; in più, non erano le otto ma (presta occhiata al cielo) mezzanotte.

Mini romanzo. Diario di un giovane vecchio. Volume 3 #171

Il mio tempo è oro – questo credo e questa credenza, se da un lato postilla la mia fresca consapevolezza, dall’altro, dimostra la mia pazzia. Sono pazzo anche se so di esserlo, perché non riesco a non fare ossessivamente i miei calcoli, a non riflettere con troppo anticipo sui piani B e C, a non morire di paura per le cose che mi cadono dal cielo.