Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: cielo

Fiordèo Forlì

Un uomo (uno ben preciso, un certo Fiordèo Forlì, sui quaranta, broker), un giorno feriale, come tutti i giorni feriali, uscì dal suo appartamento alle otto in punto. Il problema si palesò appena chiusa la porta alle sue spalle.

Il Forlì ricordava bene una tromba delle scale di pianta ellissoidale e ora, invece, si trovava già all’esterno, sulla corsia di emergenza di un’autostrada deserta; in più, non erano le otto ma (presta occhiata al cielo) mezzanotte.

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Mini romanzo. Diario di un giovane vecchio. Volume 3 #171

Il mio tempo è oro – questo credo e questa credenza, se da un lato postilla la mia fresca consapevolezza, dall’altro, dimostra la mia pazzia. Sono pazzo anche se so di esserlo, perché non riesco a non fare ossessivamente i miei calcoli, a non riflettere con troppo anticipo sui piani B e C, a non morire di paura per le cose che mi cadono dal cielo.

Anche quella volta #5

A Luca

 

Fiordèo Forlì, che non aveva mai letto Freud, quella sera, ripensando alla Marechiaro visitata nel pomeriggio, ritornò, senza volere, a uno strano ma caro ricordo d’infanzia. Era, decenne, con la mamma, sulla battima di una spiaggia ventosa, sotto un cielo stipato di una nuvolaglia grigio-nera. Il mare ondulava aggressivo, quando, ecco, qualcosa impattò la sabbia ai loro piedi: un pesce con le ali.

Lo dico nonostante il cielo

Lo dico nonostante il cielo, il Sole

e, in generale, le ragioni

della difesa: bisogna portarsi

tutto da casa,

un presente, un passato,

un futuro, un mondo.

Tramonto

Oggi, torno dal lavoro

e c’è uno di quei tramonti

stucchevoli, con le nuvole

rosa-arancio-grigio,

sullo sfondo di un cielo

azzurro-lapislazzulo (quello

di Michelangelo, per esempio,

nel Giudizio Universale) –

Sono libero

(Infrazione, spero unica, del letargo – d’altronde, si fa il cazzo che si vuole.)

 

Sono libero, mettiamo.

Vuol dire forse che cielo e terra

mi accoglieranno a braccia aperte?

Ma sì, proprio come

davanti alla televisione

o al monitor del pc

o al display dello smartfóne.

Il pieno e il vuoto

Si può fare un percorso anche

lungo e contorto, per arrivare infine

all’evidenza o, meglio ancora,

al luogo comune –

La performance esprime solo questo:

 

O tu, che dici “tavolo”, guarda

che allegro verminaio!

 

Di norma, il gioco offre

una piana di macerie e resti

animal-vegetali; la cappa

nebbiosa sovrastante

(spesso presa per un cielo)

è una bassa pressione simbolica

stabile; in ogni modo, ecco

il punto: è tutto lì,

il pieno e il vuoto.

Basta cielo

Basta cielo, basta sole, basta nuvole, basta alberi, basta terra, basta acqua, basta vento.

Si può immaginare in forma drammaturgica, come una scena in cui

un personaggio, con le mani avanti e i palmi rivolti all’insù, dice:

 

Ecco, questo è qualcosa.

 

(Il personaggio chiede forse di leggere il mondo nell’ombra portata?)

Workshop

Sotto un cielo azzurro e senza nuvole, il mare è basso e torbido e ha un colore verde spento, a causa del fondo fangoso. Si salta dalla barca e il pelo dell’acqua arriva a mezza coscia. I piedi nudi impattano una morchia di 2-3 centimetri di spessore – spalmata su uno strato inferiore più sodo – infarcita di conchiglie.

Poesia un po’ (solo un po’) per bambini

Le stelle sono tutte

al loro posto, nessuno

le ha toccate, mentre

dormivi – che fortuna,

vuol dire che il cielo

è sempre quello, mica

un altro, magari dall’oggi

al domani.