Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: buio

Palestra

Il buio è la mia palestra.

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Mini romanzo. Ops #185

Era parecchio che non fumava la charas. Doveva bastare questo per fargli temere l’incidente. E invece, di nuovo all’improvviso, concluso il lavoro di parcellizzazione della materia, del suo mescolamento col tabacco sbriciolato e quindi della produzione del joint, la pallottola gli cadde sotto il tavolino, nel buio sporco del mondo in perenne divenire – dove, cioè, spesso, tutto si perde.

Il buio ha calpestato

Il buio ha calpestato

le mie debolezze. Non voglio

entrare nel dettaglio, basti

dire che, a un certo punto,

hanno fatto il loro trionfale

ingresso in scena anche

dei grossi e grassi vermi scatenati

in un ballo caraibico osceno.

Fuori giri

Il buio si fa da parte il tempo che serve affinché, chiusa la pratica della rimozione, lo spavento che segue abbia la forza (diciamo “regolamentare”) per confondere, come suole, le carte. È così che la luce indora, generosa, anche la frottola.

Da un treno

Viste da un treno, di notte,

le finestre illuminate delle case

stringono il cuore al passeggero,

patente la disparità

fra sè, gettato

nel buio, e quei punti di luce

bene assicurati, invece,

a un privato dominio.

Neanche il buio mi salva

Neanche il buio mi salva

dall’odore del sangue.

Mi sono cadute le distanze

Mi sono cadute le distanze,

che disastro, le schegge però possono

servire, volendo, al buio, come

allarme di circostanza, se qualcuno

ci cammina sopra.

Il soccorso del buio

Il soccorso del buio

è consistito nella sospensione

del work in progress, dettagli

riservati agli abbonati

che “cacciano”, limite

dell’estensione. La stagione

dice “inverno” ma oggi

c’era vento di primavera.

Il buio si mangia la luce da dentro

Il buio si mangia la luce da dentro – guadagna

terreno, da quell’ambito preistorico in cui,

si racconta, fu confinato, rosicando rosicando.

Mini romanzo. Niente mon amour #183

E così, anche noi eravamo lì, seduti a un tavolo lungo la vetrata circolare al 150° piano. Come aperitivo, per te, un margarita, per me, un manhattan – e contemplavamo appagati il buio e la luce di sotto e di sopra.