Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: autore

Le poesie che si capiscono

Le poesie che si capiscono, per il poeta che ne sia l’autore, sono un’onta.

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Bozza di conferenza. Incipit

Un autore, producendo, fatalmente si smaschera. Ammetto, questa evidenza è perfino troppo dolorosa… (risatine) ma va bene così… Siamo o no fra uguali?… Be’, io, adesso, con tutto il mio po’ po’ di curriculum, sono qua a dirvi: Fanculo.

Sì, proprio “fanculo”.

Non altro, “fanculo”.

L’opera

L’opera andava allestita a terra. L’autore stabilì addirittura una penale di 20 miliardi di euro, qualora il suo proprietario l’avesse appesa in pubblico.

Il primo

E se il primo a non saperti dire cosa dice fosse lui, l’autore?

Certe volte, da bibliotecario, tengo in mano…

…un libro che è un saggio (di sociologia, teologia, grafologia) e mi chiedo, pensando all’autore: Ma con che diritto?

Parlare delle cose

Parlare delle cose

assomiglia molto

alla prassi dell’impasto:

si unisce, si amalgama, si lavora.

Attenzione però:

in questo gioco, l’autore

non è pasticcere

ma lui pure

ingrediente.

Tre periodi

Non è l’unico a smarrirsi per farsi conteggiare fra i dispersi.

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È un’illusione che la riva scappi da sotto i piedi.

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Il contorno di boa e piume di struzzo

nel culo ricade sull’autore.

Mai mi ha sfiorato il pensiero

Mai mi ha sfiorato il pensiero che Samuel Beckett fosse un forte bevitore. Io, Beckett, lo conosco poco, e manco di prima mano, vorrebbe dire leggerlo in inglese e francese, ma è un autore che mi chiama tantissimo – l’eccesso c’è ma è quello ben più cruciale della cognizione, che, a tavoletta, ribalta e disarticola l’affermazione qualsivoglia.

Il verso del dinosauro

Il verso del dinosauro, oppure

l’avanguardia ottocentesca,

con quel via-vai di roditori

anche umani. “È musica”,

fa intendere l’autore (e l’autore

dice o pretende di dire

quello che vuole).

Brevità

Sono sommi maestri di brevità quegli autori arcaici di cui si conserva poco o niente. Il più grande è Eraclito, il cui panta rei mi sembra come se, fra duemila anni, non restasse, dell’immane opera di Alberto Arbasino, che l’ipnotico frammento rintracciabile a pagina 557 della terza edizione di Fratelli d’Italia, per Adelphi, quella di 1371 pagine, del ‘993:

né un nome, né una faccia.