Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

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Mai mi ha sfiorato il pensiero

Mai mi ha sfiorato il pensiero che Samuel Beckett fosse un forte bevitore. Io, Beckett, lo conosco poco, e manco di prima mano, vorrebbe dire leggerlo in inglese e francese, ma è un autore che mi chiama tantissimo – l’eccesso c’è ma è quello ben più cruciale della cognizione, che, a tavoletta, ribalta e disarticola l’affermazione qualsivoglia.

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Il verso del dinosauro

Il verso del dinosauro, oppure

l’avanguardia ottocentesca,

con quel via-vai di roditori

anche umani. “È musica”,

fa intendere l’autore (e l’autore

dice o pretende di dire

quello che vuole).

Brevità

Sono sommi maestri di brevità quegli autori arcaici di cui si conserva poco o niente. Il più grande è Eraclito, il cui panta rei mi sembra come se, fra duemila anni, non restasse, dell’immane opera di Alberto Arbasino, che l’ipnotico frammento rintracciabile a pagina 557 della terza edizione di Fratelli d’Italia, per Adelphi, quella di 1371 pagine, del ‘993:

né un nome, né una faccia.

L’autore giocato

In ogni sequenza (e sequenza di sequenze), c’è, volente o nolente l’autore, un gioco. L’autore, cioè, è tale in quanto, più o meno coscientemente, si fa giocare dalla sequenza.

È questo il testo: l’autore giocato.

Quello che

Quello che, qui, può sembrare romantico è piuttosto, nell’intenzione dell’autore (cioè io, Pierluigi Rossi), un gioco combinatorio con limitato versamento emotivo.

Mini romanzo. La cosa #155

Alle 9.19, Giovanni arrivò, strinse la mano al professor Bene, fece un cenno a Giada, buttò un’occhiata all’oggetto sul banco, guardò di nuovo il professore e poi si avvicinò.

Sembrava un in quarto settecentesco autentico, era senza etichetta di collocazione, autore un “Anonimo”, intitolato (sulla costa e sul frontespizio) Essay on the essay ma… scritto in italiano contemporaneo.

L’aspirazione

Mi stupisce se la critica vuole evincere l’originalità di un autore, invece, cioè, di osservare, attraverso quell’originalità, in che modo l’aspirazione universale dell’uomo al canto (Aristotele s’è sbagliato) si manifesta.

Segreta deriva

Quando il lettore incontra un’opera e un autore in cui si riconosce e insieme si trasfigura, qualche volta sperimenta una deriva, non propriamente critica e difficilmente esprimibile per dovere di modestia, in cui comincia a confrontare l’autore con la propria persona. Nel caso, oltre al semplice rispecchiamento narcisistico, c’è, mi sembra, anche una seria valenza conoscitiva – tipo che l’arco o il dettaglio biografico dell’autore funzionano come cartina di tornasole dell’arco o del dettaglio biografico del lettore.

Inerzia

Da qualche parte doveva esserci ancora dell’inchiostro subacqueo, garantito waterproof.

 

Premesso che perfino nell’Iliade o in Madame Bovary o nei Demòni ci sono passaggi errati o proprio brutti (io però non saprei citarne), nel frammento estratto dal romanzo di Laura Pugno, Sirene, Einaudi, 2007, p. 95, due parole, le ultime, sono visibilmente eccedenti, cioè superflue.

Explicit: se è “inchiostro subacqueo”, scommetto cento euro contro un dollaro bucato che il requisito minimo è essere ” waterproof “. Si può anche ravanare sulla causa dell’errore – per me, colpevole è sempre l’inerzia.

Qualcosa d’importante

Adesso, attenzione (detto al lettore ma anche a me stesso, l’autore, per tenermi sulla corda), scrivo qualcosa d’importante, perciò prego vivamente di non sopravvalutare questo annuncio, non perché potrebbe annunciare il falso, ma perché è difficile capire esattamente dove l’annuncio finisce e l’annunciato comincia – l’importante, insomma, potrebbe essere già qui.