Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: anno

CapS.

Mi fa impazzire (qui sembra che la metta sul ridere, ma io ho gl’incubi) leggere dei periodici sondaggi sulle propensioni di voto del corpo elettorale italiano. Ne esce la narrazione di una cavalcata trionfale di CapS., ovvero dell’attuale Ministro dell’Interno italiano.

Gli italiani, negli ultimi 100 anni, ovvero in regime di democrazia (con una comprensibile accelerazione negli ultimi quarant’anni), si sono infatuati cinque volte: di Benito, all’inizio, nel ‘920, di Bettino, sessant’anni più tardi, e poi, a raffica: di B., di Renzi e infine di CapS. A differenza dei tre che l’hanno preceduto storicamente, CapS. assomiglia meglio al primo, cioè al modello dell’infatuazione politica contemporanea.

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Già

Già, come negare l’utilità del cortile? Certo, dopo i trent’anni, bisognerebbe crescere, e mettere in conto addirittura il deserto.

Scrivere per far soldi (incipit)

Non ho più tempo, diversi indizi me lo confermano. La coop di servizi bibliotecari per cui lavoro sta andando in malora per i debiti e perde, uno dopo l’altro, appalti storici. Ho sessant’anni e ho paura, perché, dei gigli di Gesù Cristo, a me, non frega un cazzo. Mi cago talmente addosso, insomma, che, a questo punto, l’unico rimedio che mi viene in mente è scrivere un romanzo di suc-cesso (pardon).

Cose a parte

Non dirmi: “Te l’avevo detto”,

ché lo so, ché forse c’è

una ragione (e trema), se ho ignorato

la tua premura.

 

Non mi resterà, alla prossima occasione,

che contare le margherite, prima

di rasare il prato,

per non stare in pace.

 

Anni ho bruciato sotto il cielo

del tempo libero, ma è difficile,

pasticciando col linguaggio,

produrre ancora del mistero.

 

Lo scoiattolo non si è più visto, confermi? –

deplorevole, insomma, che sia caduto,

una volta, quella sola, come un fesso,

nella rete del tuo sguardo.

Il poeta anarchico

Il poeta anarchico va bene solo se, come Rimbaud o Eros Alesi, smette a vent’anni.

Tragedia in forma di ricetta

Mettiamo un sorrisetto

(o un’occhiata

o un’inspirazione), appoggiamo

l’orecchio al cilindro

e misuriamone l’altezza.

Riponiamo e prendiamo adesso

un secchio, cerchiamo, se non il mare,

qualcosa che ci assomigli.

Lasciamo riposare la freschezza

e la fragranza

dietro una maschera di lino.

Disponiamo per grado, tipo, anno,

colore, passione, valore,

congiunzione, thread.

(Autofiction)

Quando si trattò di stabilire quale fosse al momento la più bella opera di poesia in assoluto nella storia meritevole addirittura di compendiare l’intera storia della poesia la camera di consiglio della giuria internazionale durò dieci anni e produsse un verdetto non aggiornato che premiò sorprendentemente il seguente haiku italiano pescato su un blog:

 

È mai possibile

che anche l’inverno stenti?

(Gioco, parentesi.)

C’è posta #34

Car*, salvific* amic*,

tu lo sai come e quanto le feste ci imbarazzino, un daffare che non ti dico a equilibrare pesi, e pesi di ogni tipo, of course. Così, alla vigilia del nuovo anno, ti scrivo da certe montagne, Tibet, Ande, Alpi, forse, boh. Ho estinto il conto, insomma, per comprarmi questo biglietto no-look – e ora sono dove non so.

Auguri, ma per un anno che credo non sia lo stesso mio.

La prima volta

Oggi, 19 dicembre, è la prima volta che penso all’abituale poesia per la fine dell’anno. Il 31 dicembre, infatti, per me (chissà perché), è una delle poche occasioni che ancora reggono la spocchia poetica (contrariamente, cioè, p. es., alle stagioni e ai compleanni).

C’è posta. Lettere russe #33

Car* ***,

scusa se parlo chiaro ma ti chiedo un favore urgente: mi paghi un mensile di 5000 euro (circa), per cinquant’anni, che io sopravviva o meno (più facile la seconda)? Grazie.