Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Categoria: storie

Roberto Saviano

Seduto al tavolino all’aperto di un bar, mi arrivano le chiacchiere di persone che sono alle mie spalle, all’interno del locale. “E Saviano?”, sento, seguono faceti quanto idioti auspici di morte all’indirizzo dello scortato, cui si accodano, pure facetamente e idiotamente, quelli di due altri compari. Mi giro per guardare, almeno – perché, se l’orrore si manifesta, è uno spreco ignorarlo.

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Torello

Torello, adesso, ci sta comodo nei panni dell’autorità. È stata un’ascesa avventurosa ma io, giuro, capii subito che lui e Naso, al tempo della Chioccia, erano i migliori. Torello, dicevo, adesso si trova bene nei panni dell’autorità – quello che ancora gli manca è solo sedere composto.

Fiducia

“Su questo punto, l’impegno del Governo sarà massimo!” Applausi.

Il primo ministro si piegò verso il primo dei suoi due vice-primi-ministri, che incidentalmente aveva lasciato il microfono acceso, e sottovoce gli chiese, facendosi comunque sentire dall’intero Parlamento:

“Posso dire anche che…?”

Il glissando era così significativo che il primo dei due vice-primi-ministri del primo ministro sussurrò, coprendosi la bocca ma facendosi sentire anche lui da tutti:

“No.”

Cuccioli

Non riesco a non parlare della seconda cucciolata di Mezzètto (ricordo: una gattina minuta, di appena due anni).

Anche perché cominciano a manifestarsi le differenze. I cuccioli sono cinque e due sono, evidentemente, figli di o’Papà, er mejo der quartiere, un tigrato nostrano – bene, uno dei due, il più chiaro (forse non a caso), è il più sveglio di tutti, il primo che ha addentato croccantini (l’ho visto l’altrieri), mentre il secondo è un vero bamboccione. Poi c’è un grigio, un nero e, dulcis in fundo, un rosso che è un’iperbole, perfino un po’ kitsch, della carineria.

Anche quella volta #6bis

Il vermiglione goccia dalla punta delle dita sul pavimento. Allargando oltre le ginocchia, però, non si trova il cadavere.

Anche quella volta #6

Alle 5.59, l’incubo svegliò Fiordèo Forlì. Si era sognato nella casa di Annina Marechiaro (!?), ignorando però dov’era, veniva a saperlo con orrore piano piano, chinando la testa e scoprendosi in ginocchio, staccando le mani dai fianchi e vedendosele colanti un denso vermiglione che sembrava proprio sangue.

Ribaltone

Per noia, può anche venire voglia di ribaltare il sistema e azzerare, nei post, immagini e testi, e commentare solo.

Anche quella volta #5

A Luca

 

Fiordèo Forlì, che non aveva mai letto Freud, quella sera, ripensando alla Marechiaro visitata nel pomeriggio, ritornò, senza volere, a uno strano ma caro ricordo d’infanzia. Era, decenne, con la mamma, sulla battima di una spiaggia ventosa, sotto un cielo stipato di una nuvolaglia grigio-nera. Il mare ondulava aggressivo, quando, ecco, qualcosa impattò la sabbia ai loro piedi: un pesce con le ali.

Doppio incipit

L’ingresso era un cimitero – ripeto, l’ingresso era un cimitero.

 

Una donna elegante di circa cinquant’anni passa in parte a un barbone accucciato con un libro aperto fra le mani ma addormentato, la nuca rovesciata contro la serranda. La coda dell’occhio della donna resta un po’ indietro rispetto alla sua falcata, cola sul lastricato del portico, risale i pantaloni luridi, fino alla faccia offerta alla volta. Avrà novant’anni, pensa – fa esitando ancora qualche metro, espellendo il vecchio dal suo campo visivo, si ferma, si gira. Butta un’occhiata all’intorno deserto, si avvicina. E, per l’emozione, deve sederglisi accanto, sul gradino della vetrina.

Volàno, ritratto di un gatto

Volàno prende il nome dal luogo di provenienza, che è il Lido di Volàno, nell’area del delta del Po. Da lì, per due volte, Marta e io siamo salpati con la barca di un vongolaro. Lì, c’era questa colonia felina e Volàno sopravanzava tutti (una decina di gatti di varia ma minima età) per farsi adottare.

E noi l’abbiamo adottato.

Volàno è molto loquace e non si stanca mai, credo, di dire “ciao”. Il timbro del suo miagolio è unico: all’inizio pensavo che fosse raffreddato, poi che assomigliasse al gracidio della rana, oggi, invece, mi sembra evidente che è il verso di un neonato umano.