Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Categoria: Sogni

2

Vivo in una topaia, un unico piccolo ambiente invaso dalle ragnatele. La ragione è che sono vecchissimo e non mi muovo quasi più. Andare di corpo è un’emergenza che ormai mi tocca ogni due settimane, mangiare, mangio pochissimo e a giorni alterni e, quanto a bere, ho una boccia da venti litri alla sinistra della poltrona su cui siedo, scrivo e vivo. In generale, non lo nego, sono bene attrezzato (anche se vecchio, povero e sporco – non mi lavo da almeno vent’anni) – di fronte, il notebook è sempre acceso e posso avvicinarlo tirando un filo. Celebro il mezzo secolo del blog e la visita è imprevista: il direttore dei Meridiani Hulk De Cetto, un orientale sedicenne altissimo, in loden fucsia, che stringe nella sinistra il collo di una bottiglia incartata (è Franciacorta, scommetto). Viene per implorarmi di acconsentire alla pubblicazione cartacea e digitale in 29 volumi del blog nella sua integralità, “senza revisione”. Poi scarta il Franciacorta, estrae due flute da una tasca, mi domanda se permetto. “No”, rispondo. De Cetto ha un’esitazione, mi dà un’occhiata. “Prego?” “Ho detto no.” – Booom! De Cetto esplode, colorando la stanza di rosa. Happy birthday.

Annunci

1

Casa mia, per ragioni che mi sono ignote, momentaneamente non è abitabile. Ci sono venuto con papà solo perché lui ha qualche faccenda da sbrigare (forse c’è anche mio fratello), e intanto che è impegnato esco. Mi ritrovo su un campo da basket, dove c’è un gruppo di ragazzi che non conosco. Uno di loro mi chiede se gioco meglio a calcio o a pallacanestro. Mezzo imbarazzato e mezzo lusingato, rispondo che preferisco la pallacanestro. Credo voglia invitarmi per una partita e invece, ai suoi ordini, il gruppo comincia a fare ginnastica. Un po’ deluso, torno in casa a vedere papà a che punto è e lo raggiungo in cucina. Qui c’è un mobile-frigo da gelateria, ma più piccolo, col portello in vetro che si apre dall’alto. Dentro, sono visibili vaschette con gelati di gusti diversi. Papà ha confezionato i vari gusti in cilindretti avvolti nella carta e li sistema su una specie di vassoio di legno. Dico: Ah, lo lasci qua (alludo al mobile-frigo), e poi domando se ha finito, e lui mi risponde di sì. Vado allora da mio fratello (che dunque c’è) e lo avviso: Dai che andiamo.