Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Categoria: Poesia

Due tiri

Due tiri.

Con un pallone che un po’ rimbalza.

Ma è da calcio.

Evitando movimenti bruschi.

Come le finte sul piede-perno.

Evitando gli scatti.

 

Ma tentando almeno il tiro in sospensione.

Da vicino.

Si capisce.

Commisurando il gesto al calo di forza dei lombi.

Diluendo l’azione in più facile saltello.

Con scaricamento immediato della palla.

In modalità “fontana”.

O “fontanella”.

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Risentimento, popolo, identità

Avevo la fissa del risentimento, quando mi sono avvicinato, attraverso la scuola, fra i 16 e i 18, alla filosofia. La “pietra d’inciampo”, ovvero il “colpo di fulmine”, sono stati i due volumetti gialli di Umano troppo umano nella Piccola Adelphi – sempre un’emozione (ho verificato) la lettura del primo esteso aforisma sulla “chimica dei sentimenti” in quanto scienza che ancora davvero manca all’essere umano “di ultima generazione”. Elementi: sarcasmo del tono, leggerezza dello stile, vertigine del pensiero.

Cercavo di capire anche, credo (ritornando di volata a un motivo della fissa suddetta), perché mia madre, allora, per come la conoscevo io, fosse così intimamente avvelenata – sicché, com’è come non è, decisi che il risentimento era una risposta giusta.

Un rimpianto doloroso per un peccato d’omissione cruciale – questa la mia definizione.

Oggi, il risentimento mi sembra un’esperienza, più o meno intensa, di ognuno. Me lo vedo perfino in forma di venerabile “spettro che si aggira” – nell’analogico e nel digitale, in casa e per strada, sul lavoro e nel tempo libero, ubiquo.

Dubbio vagamente reazionario e certo non nuovo: è la proliferazione delle identità che fa collassare le ragioni della lotta di classe? In questo senso, popolo, la parola chiave di questi tempi, brilla per una straordinaria contraddizione, trattandosi, tendenzialmente, di un popolo di individui, cioè destrutturato, in cui, cioè, è in dissoluzione la mediazione del “gruppo sociale”, oggi possibile quasi solo virtualmente in forma social. In altri termini, esattamente adesso che la parola “popolo” è sulla bocca di tutti, il popolo non esiste più, esistono solo “grandi numeri” – di fronte ai quali, ecco, succede appunto di reagire con la nostalgia, insieme furba e ingenua, per l’idea.

L’allarme

Vento che soffia e, in sottofondo, cani

che abbaiano, gabbiani che berciano, voci umane (poche);

 

niente emissioni sonore da qual-

sivoglia device – solo, d’innaturale, al-

 

l’improvviso, esso!… Esso chi? – Ma

l’allarme!… Esso pure, come no, qui

 

al mare, fra pini, ulivi, orti

e strade sterrate con l’erba alta in mezzo.

Vanito l’aroma

Vanito l’aroma della distanza,

tocca al tanfo della prossimità.

È la mia pelle

È la mia pelle, dunque,

che mi forza all’orrore?

In altre parole, sarebbe

a un filtro organico

che devo

il mio mondo crudele?

Svelto ritratto dell’Odiatore

Un povero Cristo, come tanti, come tutti, ma avvelenato dal risentimento; proclama con orgoglio d’essere “normale”, ovvero di non potersi permettere pensieri sublimi e caritatevoli; il sentimento è qualcosa che non riconosce, di fronte al quale non ha più parole, che rifiuta; coerentemente con la sua idea di normalità, si definisce “semplice” e “pragmatico”, che tradotto significa “bruto” e “cinico”; di solito è xenofobo, razzista, fascista.

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Che gran mezzo il linguaggio!

Che gran mezzo il linguaggio!

Con quattro parole che sembrano

non costare niente, si possono

sfondare cuori, invadere menti,

inibire soggetti, convocare

consumatori, spacciare notizie,

tradire o tradurre sentimenti –

La realtà #2

La realtà, dunque, è un sistema di sistemi di cose, dove le cose sono concetti ausiliari senza fondamento, utili solo, cioè, per non balbettare.

Imparo la vecchiezza

Imparo la vecchiezza, fra l’altro, dalla fatica che faccio per alzarmi dalla poltrona e raddrizzarmi.