Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Categoria: Poesia

Se la chiamo “abitudine”

Se la chiamo “abitudine”, risolvo? –

 

Non è meglio un set di nomi, più

rispondente a situazioni e casi?

Impariamo

Impariamo, certo – ma qui l’opinione si divide, perché, insieme a chi dice che migliora, c’è pur anche chi osa affermare il contrario. Se però dovessimo giudicare noi la nostra esperienza, scommetto che sarebbero in pochi a bocciarla senza rimedio. Socrate, invece, sospetta delle tecniche, perciò non riesce a trattenersi dal “torturare” il fanatico di turno.

Sì, può sempre darsi

Sì, può sempre darsi

che mi perderò di vista

e che succederà all’improvviso.

Può darsi, cioè, che non avver-

tirò  lo spostamento d’aria leggero

alle spalle, forse un battito d’ali simbolico,

diciamo una lacrima al vento*.

 

 

*Adamo, 1968.

Scorgere

Verbo blandamente aulico, poco usato nella comunicazione quotidiana. Per s., infatti, sembra necessario avere almeno un occhio di falco e sbaragliare potentemente gli ostacoli al destino della visione.

Se invece si preferisce qualcosa di meno vivace, come una suspense muta ma molto torbida, ecco lo sguardo-biscia, che valica di precisione gli stipiti.

Ma per non sbagliare, è meglio tornare sempre all’occhiata nella folla, magari a Milano in Galleria, o a New York a Times Square, o al mare in agosto.

Il sospetto

Il sospetto? Sbagliato e deleterio?

Che ci sia qualcosa dietro tutto.

Mi sembra

Mi sembra, certe volte, forse

riderai, di odiare la poesia

con tutto il cuore.

Basta cielo

Basta cielo, basta sole, basta nuvole, basta alberi, basta terra, basta acqua, basta vento.

Si può immaginare in forma drammaturgica, come una scena in cui

un personaggio, con le mani avanti e i palmi rivolti all’insù, dice:

 

Ecco, questo è qualcosa.

 

(Il personaggio chiede forse di leggere il mondo nell’ombra portata?)

x per x

misura per misura

occhio per occhio

 

dente per dente

l’arte per l’arte

 

dire per dire

fare per fare

 

baciare per baciare

Non il pezzo in sè

Non il pezzo in sè, mi sembra,

ma la sua relazione – potrebbero

essere, per dire, la Passacaglia

di Webern o i quartetti per archi,

in-

differente-

mente, di Debussy

o Ravel – e il mondo, ecco,

resta in piedicome proprio

non ci si aspetterebbe.

Mi scappano le parole

Mi scappano le parole –

…o sarà cacca?

L’ombra è la matrice della cerimonia,

tutto merito delle sirene, dell’attacco

in massa fuori orario, una campionatura

come viene viene. (Voglio dirlo

che ho barricato le distanze.)