Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Categoria: Play

Sono un fesso (monologhetto)

Signore e Signori, attenzione:

 

Sono un fesso.

 

Mettiamo subito in chiaro, però, che non so perché – Così, penso a un suono fesso, che è una sottrazione, in sostanza, di suono (in un range mesoscopico che potrebbe andare, diciamo, dalle fusa di un gatto al decollo di un boeing) – Oppure penso… Beh, non trovo applicazioni ulteriori – oltre, cioè, la psicologia e l’udito – Ecco come, impreveduto, si apre lo squarcio.

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Tu! #2

Tu non capisci.

Le cose ti passano davanti, forse ti fanno un cenno, ma tu non le vedi.

Il cielo ti cala la manna ma è come dare perle ai porci – non hai il fegato, hai la digestione difficile, non mastichi pietre.

No, perfino un messia appariscente ti sfuggirebbe.

Lascia stare, davvero, torna ai tuoi prati, là, sull’Olimpo, a brucare, e fa conto che non ci siamo mai conosciuti – e che ce n’è ragione.

Tu!

(Consiglio chi leggerà il pezzo di non offendersi, le sue parole non s’intendono rivolte a qualcuno ma ricalcano, semplicemente, i modi dell’invettiva, un genere come un altro.)

 

Tu!…

Sì, tu che leggi…

Che bestia sei!

Sta’ tranquillo, nessun complimento.

Eppure, per la mangiatoia, ti passa (quasi) di tutto, ormai, la chance c’è l’avresti.

Mettiti il cuore in pace, povero pirla, e credimi: sei un insulto… Come a che? Alla Lettura!

Vita (2 battute)

Urlo: È vita questa? Rispondi!

 

Domandi, senza sottolineare il punto interrogativo, sussurrando: Intendi sempre quella cosa che comincia e finisce?

Due battute

Mi piacciono le cose semplici, che so, un tramonto.

 

Cazzata, è valuta corrente (“Mi piace la valuta corrente”, dovresti dire) e dunque cosa culturalmente complicatissima perché sedimentatissima. Fra l’altro, le cose semplici non esistono.

Io e Me

E Io tenta Me.

 

Io: Pierluigi!

 

Me: Cosa gridi?… Sono

momentaneamente assente.

 

Io: Ma no!…

Ma come?!

Soggetto o metodo #2

(Penombra; un Personaggio si muove senza parlare, le sue uniche emissioni vocali saranno versi e urla; una Voce fuori campo traduce verbalmente la sua performance.)

Vfc.: Sono al buio e tremo… Ricordo tutto e non mi spiego niente…

Attore: Ah!… Aaaahhh!!! (corre per qualche metro e si butta a terra, raggomitolandosi e immobilizzandosi)

Vfc: Era un’ala un’ala un’ala un’ala!… (piagnucolando) l’ho sentita!… sulla spalla… era Lei…

A: (striscia, muovendo braccia e gambe come una lucertola)

Vfc: Dio che schifo… dio che schifo…

A: (rotola sul suo asse, come un tronco)

Vfc: Basta!…

A: (si ferma e si raggomitola di nuovo)

Didascalia

(Un fondale specchiante restituisce allo spettatore la planimetria della scena, cioè il sentiero fra i corpi.)

Soggetto o metodo

In breve: palcoscenico in penombra, un solo attore che si muove (il resto della scena, per esempio, potrebbe essere un canyon di attori immobili), non parla (al caso urla) e una voce fuori campo rivela il flusso di coscienza del personaggio.

Condimento del cavolo (Mini-dramma in cinque mini-atti)

Primo atto

(Un cavolfiore gigante proiettato sul velatino per tre minuti, con sotto Metal machine music di Lou Reed.)
(Buio, silenzio.)

Secondo atto

(Scena nuda illuminata a giorno; entra strisciando dal fondo un attore nudo che si porta fino al proscenio – tre minuti – e dopo aver tirato il fiato – altri tre minuti – parla.)

Personaggio nudo: (sussurrando) Essere, essere, essere…
(Buio, silenzio.)

Terzo atto

(Il cavolfiore sul velatino del primo atto per tre minuti, con sotto un passaggio dell’Ouverture del Don giovanni di Mozart.)
(Buio, silenzio.)

Quarto atto

(Una panchina nel baricentro geometrico del palcoscenico e nessun personaggio; due voci fuori campo.)

Voce 1: E passa!
Voce 2: La siepe di bosso, alta un metro, ci stavo sotto, spesso mi ferivo affondando la faccia nel folto per non vedere…
V1: E passa!
V2: Mi ricordo che non c’erano criteri per decidere.

(Colpo d’arma da fuoco. Buio, silenzio.)

Quinto atto

(Il cavolfiore del primo e del terzo atto sul velatino, ma andywharolizzato, con sotto My house di Lou Reed.)
(Buio. Fine.)