Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Categoria: Mini romanzo

Mini romanzo. Scienza della comunicazione #160

Avendo difficoltà anche imbarazzanti di comunicazione con una persona, è evidente che non si può sperare di affrontare la question andando dalla persona solo per dirle: Amico!

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Mini romanzo. Guardavo e non guardavo # 159

Guardavo e non guardavo, quando, a un tratto, vidi, lassù, a 100 m d’altezza, sullo spigolo della scogliera, una figura che credetti umana – e che l’attimo dopo, con la stessa precipitazione di questo resoconto incapace, staccava dal bordo e cadeva in mare.

Mini romanzo. Dottore #157

Il mio problema, Dottore, è che voglio sempre dire qualcosa – o cantare qualcosa, fa lo stesso. Lei capisce bene che cosa significa, significa che la referenza è secondaria, se non proprio trascurabile – Serve? Nun serve? Damme armeno ‘n parametro! Ah, nun capesci? E allora tiè: Fuori il riferimento! – pressappoco così mi ammonisce il mio amico più filosofo. Se no si buttano quintalate d’ossa, non crede, Dottore?

Mini romanzo. Doporomanzo #156

Il romanzo che qui comincia, qui, subito, finisce, con l’incipit – e il di più che segue non c’entra strettamente, ovvero è un’indigesta sovrabbondanza.

In lettura: I demoni e la pasta sfoglia #3

Informazioni.

Tre autori: Leo Perutz, Macedonio Fernández, Adàn Zzywwrath (ovvero Franco Porcarelli).

Una parola: infando (orrendo, immondo).

Predilezione musicale: pinkfloydiano (non, p. es., beatlesiano o rollingstoniano).

Mini romanzo. La cosa #155

Alle 9.19, Giovanni arrivò, strinse la mano al professor Bene, fece un cenno a Giada, buttò un’occhiata all’oggetto sul banco, guardò di nuovo il professore e poi si avvicinò.

Sembrava un in quarto settecentesco autentico, era senza etichetta di collocazione, autore un “Anonimo”, intitolato (sulla costa e sul frontespizio) Essay on the essay ma… scritto in italiano contemporaneo.

Mini romanzo. Caro diario #154

Caro diario, ho cambiato posto di lavoro (a parità, pressappoco, di condizioni). Se non faccio grosse cazzate (che francamente nemmeno credo di poter fare), per quattro anni (durata dell’appalto), sto tranquillo e vado al lavoro – tienti forte – a piedi!

Mini romanzo. Caro Gregor. Volume secondo #153

Gregor non sembrava più lui – a dirla tutta, con quelle sue ali, sembrava una farfalla, tanto che nella giacca, in coincidenza delle scapole, aveva aperto due lunghe asole per farcele passare, e salvare, anche così, il suo decoro.

Mini romanzo. Caro Gregor #152

Si sveglia all’alba, dopo un sonno inquieto, e quando apre gli occhi vede le ali che gli cascano fuori dal letto, una per parte. Guarda il grande orologio sulla parete di fronte e si sente vinto – perfino le ali, quanto gli pesano adesso!

Mini romanzo. Orecchio #151

Nessuna scadenza riesce ormai a scaldarmi – direi quasi che il mio super-io è vinto. Non ho più orecchio, insomma, per l’appello o l’allarme.