Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Categoria: Me

Prof

Ho come utente della biblioteca in cui lavoro la mia ex-prof del liceo (scientifico), faro culturale della mia giovinezza. Allora, seconda metà degli anni Settanta, ci dava in pasto roba veramente fresca e intellettualmente succulenta, per fare solo due nomi: Sklovskij (le prime traduzioni italiane avevano meno di dieci anni) e Barthes (in particolare, ricordo il modo, non le parole purtroppo, con cui ci propose la lettura del sublime testucolo Il piacere del testo: sembrava che stesse spacciandoci qualcosa di prezioso, certamente, ma anche, per altri versi, di fragile e pericoloso…).

Oggi, quando ho preso in mano la sua comanda, non ho voluto trattenermi dal raggiungerla alla postazione da cui stava consultando il catalogo e chiederle:

“Ma… vuole la Marklund?”

E lei, seria:

“Sì.”

 

Quando mi raggiunge al banco per prendere i libri, mi dice:

“Perché non ti fai la barba? Sei più bello.”

(Mi soffermo solo un momento su questo. Invito il lettore, cioè, a valutare con attenzione l’entità del complimento. Sciogliendolo, infatti, si può scomporre così: sei già bello ma, sbarbato, di più.)

 

Mi racconta di un lavoro in dirittura da un anno (sul carteggio Scheiwiller-Pasolini), con l’editore che già c’è e aspetta e pazienta – a mettercisi, dice, un impegno di una settimana.

“Che fa, viaggia?”, domando.

Macché, legge compulsivamente di tutto, anche, appunto, robaccia – e non lavora.

 

Infine, mi cita un libro, Vita di Giovanni Pirelli, che le è piaciuto molto per come racconta altrimenti la storia d’Italia. Le rode, dice, che lei Ci sedeva vicino, durante le riunioni di redazione dei Quaderni piacentini, e mai, neanche lontanamente, ha immaginato… Lui era tanto riservato… Naturalmente, ho prenotato il titolo.

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20-25 edizioni

Oggi, un utente (sessat’anni ben portati, direi) ha chiesto in consultazione, fra le 10,30 e le 12,30, e fra le 13,30 e le 15,30, 20-25 edizioni della Divina Commedia – quando in 3 volumi, solo l’Inferno o il Purgatorio o il Paradiso. (Si ponga attenzione che questo è spesso “materiale” di ampio formato e grande peso specifico.)

Io non lo conosco personalmente, per cui posso fare solo delle supposizioni: non è un professore e neanche un professionista, la sua parlata è dialettale, mi sembra insomma un operaio o un agricoltore o un cameriere o un manovale.

Alla fine, ecco il punto, ero irritato – perché stanco e con poco sonno alle spalle…

Solo adesso mi immagino l’emozione di toccare con mano 20-25 edizioni, nell’arco di 2 secoli, del Sacro Testo

Portrait

Da un po’ congiuro di fare un portrait, nella forma del selfportrait, di una gatta di quasi un anno, Smog, di pelo nero lungo e spettinato, che ricorda alquanto l’icona di Radio Onda d’urto.

Un certo libro

Certe volte mi aspetto molto da un certo libro – non che mi risolva la vita, questo no, ma che mi chiarisca una certa idea, un certo pensiero, una certa cosa, sì.

Consigli

Ho letto oggi, su Nazione Indiana, un post dell’altrieri, mi sembra, che ripropone alcuni consigli celeberrimi di Rilke a un giovane poeta (io non c’entro, è chiaro). In soldoni, sostiene Rilke che, per scrivere, bisogna prima essere già morti. Mi chiedo per quale motivo non l’abbia detto, risparmiando, come l’ho detto io.

Il mio nome

I miei amici non mi chiamano “Pierluigi” ma “Piero”. Se è vero, come è vero, che i nomi propri hanno, più o meno perspicuamente, un significato, io, fin dalla giovinezza, mi sono tenuto la pietra e sbarazzato del soldato.

La mia regola

La mia regola, imparata da Nietzsche, è domandarmi, di checchessia: Chi parla?

Pizzichi

Un pizzico di Gottfried Benn (dal Romanzo del fenotipo), un pizzico di Milo De Angelis (La somiglianzaEssere qui), un pizzico di Arbasino (dall’intervista impossibile a Ludwig II di Baviera), un pizzico di Stefania Michelucci (da La maschera, il corpo e l’anima. Saggio sulla poesia di Thom Gunn), un pizzico di Wallace Stevens (The ordinary women).

A questo punto

A questo punto dovrei dire che è una semplice fase di spreco rituale? Forse dispiacerebbe ammetterlo all’ultracorpo, non certo al teppista.