Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Categoria: Me

Un certo libro

Certe volte mi aspetto molto da un certo libro – non che mi risolva la vita, questo no, ma che mi chiarisca una certa idea, un certo pensiero, una certa cosa, sì.

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Consigli

Ho letto oggi, su Nazione Indiana, un post dell’altrieri, mi sembra, che ripropone alcuni consigli celeberrimi di Rilke a un giovane poeta (io non c’entro, è chiaro). In soldoni, sostiene Rilke che, per scrivere, bisogna prima essere già morti. Mi chiedo per quale motivo non l’abbia detto, risparmiando, come l’ho detto io.

Il mio nome

I miei amici non mi chiamano “Pierluigi” ma “Piero”. Se è vero, come è vero, che i nomi propri hanno, più o meno perspicuamente, un significato, io, fin dalla giovinezza, mi sono tenuto la pietra e sbarazzato del soldato.

La mia regola

La mia regola, imparata da Nietzsche, è domandarmi, di checchessia: Chi parla?

Pizzichi

Un pizzico di Gottfried Benn (dal Romanzo del fenotipo), un pizzico di Milo De Angelis (La somiglianzaEssere qui), un pizzico di Arbasino (dall’intervista impossibile a Ludwig II di Baviera), un pizzico di Stefania Michelucci (da La maschera, il corpo e l’anima. Saggio sulla poesia di Thom Gunn), un pizzico di Wallace Stevens (The ordinary women).

A questo punto

A questo punto dovrei dire che è una semplice fase di spreco rituale? Forse dispiacerebbe ammetterlo all’ultracorpo, non certo al teppista.

Ultimamente

Ultimamente sto facendo esperienza di molte false partenze, 1, 2, 4, 5 versi, brutalmente, senza rimpianti, abbandonati incompiuti. So, però, che non furono vicoli ciechi ma promesse non mantenute.

Oggi

Oggi, mi è capitata al banco del prestito la mia professoressa fondamentale, che non vedevo, credo, da vent’anni, e che al tempo (fine anni Settanta) ci propose tanta roba fresca e forte: formalisti russi, Auerbach, Barthes, etc.

Scrivere

Scrivere non mi serve che a stordire la comprensione.