Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Categoria: Letto

L’antagonista

L’opera prima di Edoardo Zambelli è un romanzo emozionante. La storia è bizzarra, lo stile neutro, il tono ombroso, i temi forti.

 

Edoardo Zambelli, L’antagonista, Laurana, 2016.

Una perfetta felicità = Light Years

Purtroppo l’ho finito. No, non confondiamo: è finito – come tutte le cose. Ricordo che quando l’ho cominciato ho pensato: Qui non si va da nessuna parte. E invece, come nella vita, anche a salti e a tradimento, ecco la storia.

 

James Salter, Una perfetta felicità, traduzione di Katia Bagnoli, Guanda, 2015.

Il Natale del 1833

Mario Pomilio, Il Natale del 1833, Rusconi, 1983, 140 p.

 

La giustificazione cristiana del male nella storia umana è uno spettacolo avvincente e ricco di suggestioni. Quello che serve sono le prove della ferita o la ferita stessa. Con Manzoni, Pomilio lega la morte di Enrichetta alla Colonna infame.

Il tempo che si forma

Luca Lanfredi, Il tempo che si forma, L’arcolaio, 2015, 91 p.

(Luca è un amico, ma ci vediamo pochissimo e sempre per caso. Questo suo primo libro mi ha sorpreso e allora provo a dire cos’è.)

 

Il tempo che si forma è un titolo molto bello. In genere, il tempo trascorre, passa, finisce, comincia – al massimo, si consuma. Ecco, il suo formarsi è invece qualcosa che induce una specie di vertigine.

Facendo attenzione al sommario, è evidente una forte intenzione strutturale. La sequenza dei titoli delle sei sezioni allude a un’articolazione tematica che parte dal tutto e, passando per il mondo, la vita, il lavoro e il linguaggio, si chiude con la persona.

Le 58 brevi poesie organizzate da questa struttura sono sempre un piccolo shock. Benché delimitate, secondo convenzione, da una maiuscola iniziale e da un punto fermo finale, fanno pensare a frammenti di senso, ma “frammenti” non va bene, data, appunto, la loro compiutezza, sicché, sono piuttosto minimi ritratti. Preciserei così la definizione del prefatore Giacomo Cerrai (“poesia dell’istante”): queste poesie sono ritratti dell’istante. Senonché, anche l’istante si rivela plurale – è fatale. Plurale e disfatto spesso in strofe, dunque, sarà pure il suo ritratto.

Perché, infine, leggere Il tempo che si forma?

Primo, se piacciono certi toni morbidi, piani, carezzevoli, leggermente svagati, una sorta di “parlar cantando” (io sono un appassionato del genere). Secondo, se interessa commisurare tali “carezze all’orecchio” alla sfida di totem come il Tempo e il Tutto.

Un terribile amore

Ho fatto dunque conoscenza con Catherine Dunne, nella persona del suo ultimo romanzo tradotto da Guanda (ne ho già scritto qualcosa qui).

All that I’ve loved (titolo originale) è un romanzo di trama. Come stilista, la Dunne è discreta, equilibrata e, appunto, coscientemente e serenamente tende al suo fine: la narrazione. È una storia incrociata, dal terz’ultimo decennio del secolo scorso a oggi, di due donne alle prese, più o meno direttamente, con l’orrore della violenza maschile.

 

Catherine Dunne, Un terribile amore, Guanda, traduzione di Ada Arduini, 2015.

L’amore ai tempi di Batman

Massimiliano Parente, L’amore ai tempi di Batman, Mondadori, 2016, 353 p.

 

Mi sono anche divertito a leggerlo – di Parente avevo letto solo cose in rete (con avidità, però, certi suoi commenti). La trama è niente e il povero pipistrello dovrebbe reggere tutto. Sono l’io narrante e la sua voce che salvano il romanzo. L’io narrante è Walter, un eccentrico trentenne ricco sfondato, ex-star (da bambino) di una serie televisiva, che vive solo per i videogiochi, l’I-Phone, la TV, la divulgazione scientifica, gli psicofarmaci e una nota ex-star del porno. Sotto mentite spoglie, il romanzo è la summa del pensiero sbrindellato di costui.

Allan Gurganus

Allan Gurganus, Piccoli eroi, Playground, traduzione di Maria Baiocchi e Anna Tagliavini, 2011.

Tre racconti, in ordine: Beata rassicurazione (Blessed Reassurance, 1990), Uno di quelli (He’s one, too, 2001) e Eroismo minore (Minor Heroism, 1990).
Tre vite di esemplari maschi del North Carolina nel Ventesimo Secolo. Vite che si assestano soddisfacentemente (anche in Uno di quelli, che pure narra lo scandalo che colpisce inaspettatamente Dan R. e lo cancella dalla vita sociale; chi racconta, però, è un gay che si difende bene) – un assestamento, però, al prezzo di un piccolo peccato mortale: nel primo racconto, Jerry che denuncia la vecchia Vesta Lotte Battle; nel secondo, John Jay bambino arrapato che tocca il pacco di Dan, sposato con figli; nel terzo, Richard, stimato padre di famiglia che in gioventù ha partecipato, come pilota d’aereo, al bombardamento di Dresda.

Tranquillo prof, la richiamo io

L’idea è semplice: un macchiettistico (ma forse dietro c’è Canetti) professore-adolescente-immaturo e i suoi, ugualmente macchiettistici, studenti-adulti-maturi. Con le migliori intenzioni, il prof è uno stalker impotente. Forme della narrazione: dialogo, mail, sms, post, poesia. Giochetto abile e divertente.

 

Christian Raimo, Tranquillo prof, la richiamo io, Einaudi, 2015.

Un gioco e un passatempo

Un gioco e un passatempo, di James Salter, è uno dei romanzi più onirici e ipnotici che conosca. L’elemento forte dell’opera è il tono della voce dell’io-narrante, un meraviglioso, indolente, caldo sospiro in cui aleggia sovrana – malgrado le persone, i luoghi, gli oggetti, i fatti – l’indeterminazione. Mi ricorda, addirittura, il sommo De Nerval di Sylvie.

Dove credi di andare

Questi racconti non sono qualitativamente paragonabili a La vita in tempo di pace, ma contengono tutti gli ingredienti del romanzo e sono la palestra in cui Pecoraro si fa le ossa (in vista del romanzo).
Dei sette che compongono la raccolta, uno è molto bello e strutturato (Farsi un Rolex), due sono avvincenti (Camere e stanze e Happy hour), uno è filosofico (Il match), uno è filosofico-splatter (Rosso Mafai) e uno è il germe del primo capitolo della Vita (Vivi nascosto), e dunque il più stimolante.
Resta il racconto che chiude il libro, Uno bravo. Caso curioso, mi sembra, perché, se lo spunto narrativo è il più sorprendente (un manager di successo, uno bravo, appunto, che si tatua la faccia), nei fatti, lo sviluppo e la conclusione finiscono per richiamare il romanzesco più bieco e sdato. Un fallimento importante e significativo.

 

Francesco Pecoraro, Dove credi di andare, 2007, 197 p.