Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Categoria: In lettura

Le consapevolezze ultime

In ogni capoverso di Aldo Busi, ci sta un intero sotto-romanzo – della lingua.

 

Aldo Busi, Le consapevolezze ultime, Einaudi, 2018.

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Memorie d’oltretomba

Uguale.

 

Fra gli autori francesi moderni della mia generazione, sono quasi il solo ad avere una vita che somigli alle opere […] ho cantato i boschi nei boschi, ho dipinto il mare sulle navi, ho parlato di armi nei campi di battaglia, ho conosciuto l’esilio nell’esilio, ho studiato i principi, la politica, le leggi e la storia nelle corti, negli affari di Stato, nelle assemblee.*

 

Contrario.

 

…mi succede che, nei momenti delle mie prosperità, devo parlare del tempo delle mie miserie e, nei miei giorni di tribolazione, tratteggio i miei giorni di felicità.*

 

 

*F. R. De Chateaubriand, Prefazione testamentaria, in Memorie d’oltretomba, a cura di Ivanna Rossi, traduzione di Filippo Martellucci, Ivanna Rossi, Fabio Vasarri, Einaudi-Gallimard, 1995, pp. 6-7.

In lettura: James Salter

James Salter, Tutto quel che è la vita (All that is), traduzione di Katia Bagnoli, Guanda, 2014.

 

È Il mio quarto Salter.

Salter ha prodotto poco ma quello che ha prodotto riesce a avvicinarsi molto – forse anche troppo – alla perfezione. Ciò che sembra perfetto, però, è, più esattamente, una levigatezza lirica della sequenza narrativa. Direi addirittura che Salter ha prodotto romanzi con frasi che sono sempre versi.

In lettura: I demoni e la pasta sfoglia #2

Confido nel Michele Mari saggista più come in un informatore che in uno stilista. Per esempio, è interessante l’ipotesi che sia più veritiero ricordare l’autore del Diario di un curato di campagna (che a me è piaciuto molto) come padre del grande, povero Michel Bernanos, morto suicida a 41 anni ma autore, a sua volta, di La montagna morta della vita (sic).

In lettura: I demoni e la pasta sfoglia

Gli scrittori, presto o tardi, raccolgono in volume le proprie recensioni letterarie. Il titolo più bello, forse, nel genere, è questo.

 

Michele Mari, I demoni e la pasta sfoglia, Il Saggiatore, 2017.

In lettura: Bagliori a San Pietroburgo

Jan Brokken, Bagliori a San Pietroburgo, Iperborea, traduzione di Claudia Cozzi e Claudia Di Palermo, 2017.

 

Soggetti romanzeschi:

Feliks Jusupov, nobile, bello, ricco sfondato, generoso, eccentrico – ma anche sposato con un vero angelo preraffaellita, che ama davvero e che sembra la bellissima copia di Anna Achmatova (cioè Irina Alexandrovna, principessa imperiale nipote di Nicola II) e infine sicario, in associazione con altri, di Rasputin, il 28 dicembre del 1916, nelle cantine del palazzo di famiglia sulla Moika…

Oppure Marina Judina, pianista, interprete mozartiana eccelsa, e religiosa, sì (apertamente e, per questo, licenziata dal Conservatorio negli anni Trenta), ma, ai concerti, sempre con la pistola sotto la gonna (non si fidava di Stalin, che pure, in quanto pianista in proprio, per lei stravedeva).

San Pietroburgo fra Ottocento e Novecento (quando diventò Leningrado), nella letteratura, nell’arte, nella musica, nel cinema, nel pettegolezzo.

In lettura: Francesco Permunian #2

Dalla stiva di una nave blsfema, Diabasis, 2009.

 

Che romantico meta-finale!

Mi sembra, però, che Permunian sia stato soprattutto scioccato dalla lettura di Céline, tanto da proibirsi, in segno di massimo rispetto per l’abominevole Maestro, la sospensione – che poi altro non è che il peculiare ritmo incalzante dell’invettiva. L’invettiva di Permunian si costringe invece, coscientemente, nei limiti del semplice decoro stilistico, e il risultato è anche dirompente.

In lettura: Francesco Permunian

Francesco Permunian, Dalla stiva di una nave blasfema, Diabasis, 2009.

 

Mi piace (pardon) questa “cosa” che, solo nella seconda e nella terza di copertina – e incidentalmente e in un caso addirittura fra virgolette (non, cioè, in copertina, proprio, o sul frontespizio o in quarta) – è allusa come “romanzo”. Pezzi brevi, aneddoti, cammei, a impilare sequenze che hanno un filo… che passa, però, soprattutto per l’inconscio.

In lettura: Documentalità. Perché è necessario lasciar tracce

Maurizio Ferraris, Documentalità. Perché è necessario lasciar tracce, Laterza, 2009.

 

Maurizio Ferraris se la vede con il nichilismo che afferma la dissoluzione dell’essere nella nebbia del linguaggio e in generale del simboli. Allo scopo elabora l'”esperimento della ciabatta” (pp. 87-89), che dimostrerebbe “l’indipendenza del mondo sia dai nostri schemi concettuali sia dai nostri apparati percettivi” (p. 87).

Ferraris è un filosofo corroborante – data la prevalenza corrente di un nichilismo ingenuo che si vorrebbe critico ma nell’essenza è autenticamente reazionario -, perché ha qualcosa di eroico il suo tentativo di proporre il mondo proprio così com’è – cioè con tutta la sua insolenza verso le nostre aspettative.

Troppa importanza all’amore

Altra donna (dopo la Dunne), altra scoperta. La scoperta, innanzitutto, che sono otto racconti, e poi che il primo, Il giorno dopo la festa, è bellissimo. Giulia, una cinquantenne napoletana divorziata e con una figlia all’estero, racconta un suo presente sorprendente e anche un po’ ricostituente. La Parrella è stilista disinibita ma leggibile (come un buon vino è beverino). Finale aperto, in scena ci sono: una dolce inquietudine, il mare, il cielo.

 

Valeria Parrella, Troppa importanza all’amore, Einaudi, 2015, 113 p.