Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Categoria: In lettura

In lettura: Vita di Giovanni Pirelli

Sono alle pagine in cui Mariamargherita Scotti racconta della genesi delle Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana e del loro inaspettato e clamoroso successo editoriale e critico.

Viene da piangere (Massimo Mila, per dire, sull’Unità – siamo nel 1952 -, paragona il nuovo titolo Einaudi alla Bibbia).

 

Mariamargherita Scotti, Vita di Giovanni Pirelli, Donzelli, 2018.

Annunci

In lettura: Sogni e favole

Emanuele Trevi, Sogni e favole, Ponte alle Grazie, 2018.

 

Sono arrivato a questo libro attraverso un bel (come al solito) post di Sergio Garufi (lavienbeige.wordpress.com) e, fin dalle prime pagine (ora, ahimè, sono già a quattro quinti della sua lunghezza – lo sto consumando troppo in fretta ma cosa ci posso fare?) ho capito che è un libro… – mi verrebbe da dire, per inerzia, “bellissimo” o “meraviglioso”… – in realtà, è uno di quei libri rari che, dagli occhi, sembrano passare, per un arcano processo osmotico, direttamente nel sangue. Garufi parla di autobiographical essay, definizione certo esatta ma anche un po’ fredda, se posso permettermi. È vero che si tratta di un incrocio fra saggio e romanzo ma senza, ecco il punto, i vizi delle due forme, ovvero, da una parte, l’erudizione che ammoscia, e, dall’altra, la convenzione rimasticata e insipida. Se dico, insomma, che Trevi gira intorno alla vita, con un’abbondanza di dettagli succosissimi e emozionanti, intendo proprio che in queste sue pagine “fumano” (come fumano un vulcano o l’acqua termale a latitudini estreme) il corpo, il sesso, la follia, la poesia. Un esempio (uno solo) della mia esperienza di lettura: ho scoperto, stupefatto e tramortito, che perfino la semplice cronologia della vita di un autore, il Pascoli nel caso, può essere un capolavoro – un capolavoro, sempre nel caso, di Cesare Garboli.

In lettura: Autobiografia di Alice Toklas

No, non avevo capito che Gertrude Stein scrivesse così (malgrado, cioè, soprattutto, la mia “frequentazione” assidua di Arbasino).

 

Gertrude Stein, Autobiografia di Alice Toklas, traduzione di Cesare Pavese, Einaudi, 1972.

In lettura: Memorie del sottosuolo #3

Se si potesse trasporre nella realtà il protagonista narrante delle Memorie, si avrebbe a che fare con un individuo che è quanto di più lontano dalle qualità richieste generalmente a una libera frequentazione personale. La psicosi qui non c’entra, c’è n’è a bizzeffe come lui, che fanno il loro lavoro e vivono e invecchiano, senza rompere troppo le palle.

In lettura: Memorie del sottosuolo #2

La scena madre ha una coda che qui riassumo a modo mio.

Lui vede sul tavolo i 5 rubli che le ha messo in mano e che lei invece ha lasciato lì andandosene, si mette sulle spalle la prima cosa a portata, scende le scale di corsa, esce nella via. Nevica, lei ha fatto 200 passi. Corre ma la perde di vista. Rincasa. Soffre.

In lettura: Memorie del sottosuolo

Ancora due pagine. A due pagine per volta, ma non tutti i giorni, fa parecchio tempo che le Memorie mi accompagnano. È appena finita la scena madre conclusiva, un prodigio di bassezza, povertà, umiliazione, imbarazzo, freddezza, una dinamica in cui l’amore fa capolino solo per subire l’onta massima della negazione violenta.

 

Fëdor Dostoevskij, Memorie del sottosuolo, traduzione di Alfredo Polledro, Einaudi, 1988.

Cavalli selvaggi

Finito due giorni fa – John Grady Cole, il protagonista, è un Odisseo, e quello che c’è oltre le Colonne d’Ercole sono resti di Frontiera.

In lettura: Cavalli selvaggi

Il mio primo McCarthy western. Il titolo originale è: All the Pretty Horses.

 

Cormac McCarthy, Cavalli selvaggi, traduzione di Igor Legati, Einaudi, 1996.

Yeruldelgger. La morte nomade #2

Ancora solo 40 pagine.

In questa narrativa, così efficacemente imperniata sull’ambientazione, il personaggio e l’intreccio, ritrovo, credo, qualcosa del piacere adolescenziale intensissimo per i romanzi di Salgàri.

 

Ian Manook, Yeruldelgger. La morte nomade, Fazi, traduzione di Maurizio Ferrara, 2018.

In lettura: Yeruldelgger. La morte nomade

Terzo romanzo della trilogia (per ora) di Yeruldelgger, dopo Tempi selvaggiMorte nella steppa. Ian Manook sostituisce, per me, addirittura Pierre Lemaitre, al primo posto della letteratura d’intrattenimento.

 

Ian Manook, Yeruldelgger. La morte nomade, Fazi, traduzione [dal francese] di Maurizio Ferrara, 2018.