Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Categoria: In lettura

In lettura: I demoni e la pasta sfoglia #2

Confido nel Michele Mari saggista più come in un informatore che in uno stilista. Per esempio, è interessante l’ipotesi che sia più veritiero ricordare l’autore del Diario di un curato di campagna (che a me è piaciuto molto) come padre del grande, povero Michel Bernanos, morto suicida a 41 anni ma autore, a sua volta, di La montagna morta della vita (sic).

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In lettura: I demoni e la pasta sfoglia

Gli scrittori, presto o tardi, raccolgono in volume le proprie recensioni letterarie. Il titolo più bello, forse, nel genere, è questo.

 

Michele Mari, I demoni e la pasta sfoglia, Il Saggiatore, 2017.

In lettura: Bagliori a San Pietroburgo

Jan Brokken, Bagliori a San Pietroburgo, Iperborea, traduzione di Claudia Cozzi e Claudia Di Palermo, 2017.

 

Soggetti romanzeschi:

Feliks Jusupov, nobile, bello, ricco sfondato, generoso, eccentrico – ma anche sposato con un vero angelo preraffaellita, che ama davvero e che sembra la bellissima copia di Anna Achmatova (cioè Irina Alexandrovna, principessa imperiale nipote di Nicola II) e infine sicario, in associazione con altri, di Rasputin, il 28 dicembre del 1916, nelle cantine del palazzo di famiglia sulla Moika…

Oppure Marina Judina, pianista, interprete mozartiana eccelsa, e religiosa, sì (apertamente e, per questo, licenziata dal Conservatorio negli anni Trenta), ma, ai concerti, sempre con la pistola sotto la gonna (non si fidava di Stalin, che pure, in quanto pianista in proprio, per lei stravedeva).

San Pietroburgo fra Ottocento e Novecento (quando diventò Leningrado), nella letteratura, nell’arte, nella musica, nel cinema, nel pettegolezzo.

In lettura: Francesco Permunian #2

Dalla stiva di una nave blsfema, Diabasis, 2009.

 

Che romantico meta-finale!

Mi sembra, però, che Permunian sia stato soprattutto scioccato dalla lettura di Céline, tanto da proibirsi, in segno di massimo rispetto per l’abominevole Maestro, la sospensione – che poi altro non è che il peculiare ritmo incalzante dell’invettiva. L’invettiva di Permunian si costringe invece, coscientemente, nei limiti del semplice decoro stilistico, e il risultato è anche dirompente.

In lettura: Francesco Permunian

Francesco Permunian, Dalla stiva di una nave blasfema, Diabasis, 2009.

 

Mi piace (pardon) questa “cosa” che, solo nella seconda e nella terza di copertina – e incidentalmente e in un caso addirittura fra virgolette (non, cioè, in copertina, proprio, o sul frontespizio o in quarta) – è allusa come “romanzo”. Pezzi brevi, aneddoti, cammei, a impilare sequenze che hanno un filo… che passa, però, soprattutto per l’inconscio.

In lettura: Documentalità. Perché è necessario lasciar tracce

Maurizio Ferraris, Documentalità. Perché è necessario lasciar tracce, Laterza, 2009.

 

Maurizio Ferraris se la vede con il nichilismo che afferma la dissoluzione dell’essere nella nebbia del linguaggio e in generale del simboli. Allo scopo elabora l'”esperimento della ciabatta” (pp. 87-89), che dimostrerebbe “l’indipendenza del mondo sia dai nostri schemi concettuali sia dai nostri apparati percettivi” (p. 87).

Ferraris è un filosofo corroborante – data la prevalenza corrente di un nichilismo ingenuo che si vorrebbe critico ma nell’essenza è autenticamente reazionario -, perché ha qualcosa di eroico il suo tentativo di proporre il mondo proprio così com’è – cioè con tutta la sua insolenza verso le nostre aspettative.

Troppa importanza all’amore

Altra donna (dopo la Dunne), altra scoperta. La scoperta, innanzitutto, che sono otto racconti, e poi che il primo, Il giorno dopo la festa, è bellissimo. Giulia, una cinquantenne napoletana divorziata e con una figlia all’estero, racconta un suo presente sorprendente e anche un po’ ricostituente. La Parrella è stilista disinibita ma leggibile (come un buon vino è beverino). Finale aperto, in scena ci sono: una dolce inquietudine, il mare, il cielo.

 

Valeria Parrella, Troppa importanza all’amore, Einaudi, 2015, 113 p.

Un terribile amore

(Ne scrivo che sono poco oltre la metà, se saprò moderarmi, lo finirò per Ferragosto.)

 

Un romanzo vero, e perciò anche antico, benché sia (tanto in lingua originale che in traduzione italiana) del 2015.

Con “vero” intendo che: 1) è una storia dilatata e articolata nel tempo e nello spazio, 2) narra e descrive bene (almeno bene), 3) avvince, commuove, sorprende, irrita, inquieta, terrorizza, etc. Un dettaglio rimarchevole è che parla di donne come se fossero persone.

Ultima cosa sul titolo: quello italiano è brutto e perfino fuorviante (perché rinvia subliminalmente al genere rosa), e mi sembra che la semplice traduzione dell’originale All that I’ve loved sarebbe stata meglio.

 

Catherine Dunne, Un terribile amore, Guanda, traduzione di Ada Arduini, 2015.

In lettura: Romolo Bugaro

Ne sono venuto a conoscenza attraverso un post di Giulio Mozzi sul suo Vibrisse, ora ricordo solo che a un certo punto ci stava scritto: ho pianto. Sono ormai a tre quarti e posso dire che è un romanzo piuttosto tremendo per la sua efficace, empatica narrazione della desolazione. (Contro la tristezza che mi inocula, il mio antidoto, poi, è Busi.)

 

Romolo Bugaro, Effetto domino, Einaudi, 2015.

Uomini Tedeschi

La lettera* di Justus Liebig al Conte August Von Platen è una lettera d’amore allegra e spiritosa. L’idea geniale di Liebig è chiedersi, da “scienziato”, perché mai senta, senza un motivo, di dover scrivere al suo caro amico; e allora passa in rassegna le teorie più all’avanguardia (Gay Lussac, Biot, Beutang, La Place, Cuvier, Oerstedt), per trovare risposta, ma nessuna spiegazione lo persuade e prega dunque l’amico di dargliene una lui nella prossima lettera. Un esempio di bocciatura della teoria esaminata:

Forse La Place con la sua astronomia? Non può essere nemmeno lui: egli mi mostra solo il meridiano sul quale tu vivi, senza farmi vedere le tue stelle fauste.

Quando gli scienziati (lo dice Benjamin) erano ancora molto poeti. Rapporto complicato, dato che, il Mondo, questi lo creano, mentre quelli lo studiano (amano).

 

*In Walter Benjamin, Uomini tedeschi, Adelphi, 1979, traduzione di Clara Bovero, pp. 85-87.