Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Categoria: Commento

Mario Benedetti

Poniamo che Mario Benedetti, in una poesia, dovesse dire:

Mi compro qualcosa per un euro.

Fermi restando l’io, il qualcosa e la valuta, prima, rimetterebbe in discussione il dativo retto dal verbo, e poi farebbe le pulci anche all’euro in quanto complemento di mezzo. In altre parole, Benedetti lavora sui gangli espressivi basici, salvando la sintassi solo in pochissimi, miracolosi casi – casi che, a chi legge, temo, non sarà dato spiegare.

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Appunti sulla recitazione dell’Infinito

Pigiare sulla prima sillaba del v. 1 (Sémpre), pausa, seconda tonica (càro), pausa, e poi tutto il resto (mi fu quest’ermo colle).

Pigiare molto anche sulla quarta accentata del v. 14 (Immensità).

Pitture nere su carta

Frantumaglia, qualcosa oltre l’elenco, una sequenza di sequenze spesso a piccole dosi, a coppie di versi, e versi che basta un Oh. La speranza, come lettore, di riconoscere fra le linee una traccia è sempre delusa; una poesia così granulare non si lascia facilmente imprimere.

 

Mario Benedetti, Pitture nere su carta, in Tutte le poesie, Garzanti, 2017, pp. 137-237.

Mario Benedetti #2

Benedetti tiene il piede in due scarpe: lirismo e shock linguistico – da una parte un Leopardi, dall’altra, a tratti, un Marco Giovenale.

Mario Benedetti

Mario Benedetti, come Leopardi, è un poeta ingaggiato dalla malattia e dalla sofferenza fisiche. Se fosse un poeta di prima di Cristo o di poco dopo, potrebbero mancare, a suffragare l’informazione, i suoi dati biografici, non certo le suggestioni della sua opera. Il solito poeta languoroso, dunque? No – no, perché, nella sostanza (…parlo, ammetto, dopo aver letto solo qualche poesia nell’opera completa edita da Garzanti quest’anno), il punto è espresso disarticolando volentieri la consecutio in senso lato e, insieme, porgendo le parole con decoro, quasi fingendo un rassicurante bon ton piccolo-borghese. C’è dell’ironia ma non sottolineata. Qualcuna o qualcuno vede forse dell’ironia nel verso

 

E il naufragar m’è dolce in questo mare

 

o nel verso

 

Ho freddo, ma come se non fossi io

 

?

L’aspirazione

Mi stupisce se la critica vuole evincere l’originalità di un autore, invece, cioè, di osservare, attraverso quell’originalità, in che modo l’aspirazione universale dell’uomo al canto (Aristotele s’è sbagliato) si manifesta.

Terrae motus

Il tavolo da gioco è il Pianeta, oggi, e la Globalizzazione manifesta la sovrabbondanza quasi inconcepibile di soggetti e identità che il nuovo tavolo significa. In questo afflusso abnorme e violento, soggetti e identità sono suscitati e insieme risucchiati senza posa, cioè ordinariamente terremotati.

Segreta deriva

Quando il lettore incontra un’opera e un autore in cui si riconosce e insieme si trasfigura, qualche volta sperimenta una deriva, non propriamente critica e difficilmente esprimibile per dovere di modestia, in cui comincia a confrontare l’autore con la propria persona. Nel caso, oltre al semplice rispecchiamento narcisistico, c’è, mi sembra, anche una seria valenza conoscitiva – tipo che l’arco o il dettaglio biografico dell’autore funzionano come cartina di tornasole dell’arco o del dettaglio biografico del lettore.

F.lli Mc Pheron

Credo (pardon) sia più facile incontrare nella vita quotidiana, piuttosto che nella letteratura, due giganti di bontà non stucchevole come i fratelli Mc Pheron.

Inerzia

Da qualche parte doveva esserci ancora dell’inchiostro subacqueo, garantito waterproof.

 

Premesso che perfino nell’Iliade o in Madame Bovary o nei Demòni ci sono passaggi errati o proprio brutti (io però non saprei citarne), nel frammento estratto dal romanzo di Laura Pugno, Sirene, Einaudi, 2007, p. 95, due parole, le ultime, sono visibilmente eccedenti, cioè superflue.

Explicit: se è “inchiostro subacqueo”, scommetto cento euro contro un dollaro bucato che il requisito minimo è essere ” waterproof “. Si può anche ravanare sulla causa dell’errore – per me, colpevole è sempre l’inerzia.