Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Categoria: Commento

Svelto ritratto dell’Odiatore

Un povero Cristo, come tanti, come tutti, ma avvelenato dal risentimento; proclama con orgoglio d’essere “normale”, ovvero di non potersi permettere pensieri sublimi e caritatevoli; il sentimento è qualcosa che non riconosce, di fronte al quale non ha più parole, che rifiuta; coerentemente con la sua idea di normalità, si definisce “semplice” e “pragmatico”, che tradotto significa “bruto” e “cinico”; di solito è xenofobo, razzista, fascista.

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Politica e sicurezza

La sicurezza, notoriamente, è un tema che la Destra, da B. a S., ha considerato e considera “cosa propria”, interpretandolo essenzialmente come un problema di ordine pubblico (e dunque ritenendo implicitamente il cittadino qualcosa fra il bambino e il minorato).

Bene, è ora che questo tema, debitamente arricchito di implicazioni economiche, sociali e culturali (lavoro, welfare, istruzione), stia al primo posto nel programma della Sinistra.

Domanda retorica

Si può riuscire severi, senza riuscire odiatori?

Emanuele Trevi come promoter. Una cosa fra l’autobiographical essay e la sboronata che finisce in vacca

Di Emanuele Trevi, come scrittore (l’ho conosciuto da poco con Sogni e favole, ultimo suo “romanzo”, e allora, bulimicamente, ho divorato Qualcosa di scrittoIstruzioni per l’uso del lupo, e Il viaggio iniziatico – per una ragione che non capisco ma dovrei, perché ho assaggiato le prime pagine sia del Popolo di legno che dei Cani del nulla, i “romanzi più romanzi” li ho messi in coda, prima vengono Musica distante e l’introduzione a Arte e nevrosi, di Lionel Trilling) – di Trevi, dicevo, mi sono infatuato senz’altro, ma qui voglio rimarcare che il Suddetto è anche, a lato (?), un formidabile, potentissimo promotore alla lettura. Almeno, cioè, se guardo a me. Infatti, mi sto ciucciando Garboli (Scritti servili; però, intanto, mi sono già bevuto l’introduzione, poi compresa appunto in Ss, ai Diari di Antonio Delfini – che, pure, prendo in mano ogni tanto), ho messo la lingua nella poesia di Amelia Rosselli, che non conoscevo e che abrade le papille, tanto è ruvida, sgradevole ritmicamente, sostanzialmente straniera, mi sembra, all’orecchio “medio” contemporaneo, e ho cominciato Dio d’acqua, di Marcel Griaule – me lo porto a Roma, insensatamente (come sarà leggere, nella Città Eterna, dei dogon?), per non rimpiangere troppo di non avere ancora con me SeF (e anche per buttare lì, con Marta, prima o poi, magari passando davanti alla Macchina da Scrivere: Ma tu, che sei stata in Mali, conosci questo libro?), e poi… a Roma… mi sarei portato anche De Nerval, il Viaggio in Oriente nei Millenni, ma pesa due chili e ha un volume ancora peggio… Che non c’entra niente, infine, a Roma, mi porterò I piaceri e i giorni, la mia attuale scorta sicura, benché in traduzione e antecedente a Trevi, di delizie estreme.

Emanuele Trevi

La grandezza di Emanuele Trevi sta in questo, forse, che non parla mai di qualcosa, senza parlare, al tempo stesso, di tutto.

Identità analogica e digitale

Il soggetto social risponde sempre, in qualche modo, del rapporto che istituisce, più o meno coscientemente, fra la sua identità analogica e la sua identità digitale.

Nodo

Da un po’ di tempo in qua il problema della politica non è più studiare compromessi ovvero elaborare soluzioni ma, come per un qualunque soggetto nevrotico, spacciare la narrazione della propria nevrosi.

La gioia, di Pippo Delbono

Al Teatro Sociale di Trento. Due parole su un breve passaggio dello spettacolo.

Una figura femminile un po’ tracagnotta sola in scena, indossa un vestito intero senza maniche, azzurro lucido, la gonna svasata e volée, ha capelli castani a caschetto e canta in playback, accompagnando la musica con gesti e passi approssimativi, Maledetta primavera di Loretta Goggi. L’esibizione mi fa passare, nel giro di tre minuti, dal sorriso al pianto.

Amelia Rosselli

Le poesie in italiano di Amelia Rosselli (quelle in inglese e francese non so), nella forma della lingua e nel taglio dei versi, sono, per il palato di oggi, come varechina.

Dalle stelle alle stalle

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