Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Categoria: C’è posta

C’è posta #10

Car* ***,

non volevo, credimi, scrivere a te ma, genericamente, scrivere una lettera… non so perché ti ho scelto come destinatari* ma credo sia stato per caso, il che, se ci pensi, è un autorevole tributo.

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C’è posta #9

Caro ***,

fino al momento di prendere in mano la biro, credevo erroneamente di avere qualcosa da dire, ma è questo, il contrario, che adesso devo registrare e trasmettere.

C’è posta #8

Cara ***,

non ho niente da dirti ma ci tengo a fartelo sapere. La cosa, probabilmente, non farà la differenza ma, in casi estremi, sarà una traccia.

Hanno chiamato tutti, dottore, notaio, avvocato, badante. Sappi solo che ho un giardino, ormai, lastricato di passatoie rosse.

Già, a chi si senta improvvisamente (?) abbandonato, è difficile che torni in mente qualche abbandono in proprio.

C’è posta #7

Caro ***,

devo confessare che invidio in te delle “cose” per me strategiche. Qui, però, non voglio dilungarmi per non soffrire, segue dunque questo piccolo, gelido elenco.

C’è posta #6

Cara ***,

oggi, come sempre, sono rientrato dal lavoro, mi sono spogliato e stravaccato in poltrona. La cosa forse degna del tuo interesse è che oggi riconosco e indicizzo questa situazione come un atto mancato… Se posso, mi sento apparecchiato per chi non c’è.

C’è posta #5

Caro ***,
perché, mi domandi – e scusa se sobbalzo. Io non ho memoria dell’ultima volta in cui ho chiesto a bruciapelo perché a un mio simile (e non, cioè, come invece mi accade spesso, alla gallina o al gatto, per esempio). Mi sembra infatti che il perché sia soprattutto una tentazione e come tale fatuo, ovvero senza cittadinanza simbolica. E poi è relativo alla manifestazione essenziale dell’Occidente, quei duemila e cinquecento anni – ancoriamoci così.

C’è posta #4

Cara ***,
ripenso appassionatamente, riducendomi per intero alle sensazioni dei piedi nudi sull’erba del sentiero che porta a casa del nostro amico Adam (presso cui starò fino a lunedì prossimo), ai nostri discorsi intorno ai concetti di umido e liquido.

C’è posta #3

Caro ***,
mi è molto dispiaciuto, ieri, alla festa, il tuo comportamento nei miei confronti. Sembrava addirittura che ti dovessi qualcosa, e così è sembrato agli amici a cui ho chiesto un parere. Se dunque la mia interpretazione è giusta e tu davvero ti ritieni in credito con me, beh, allora ci tengo a dirti semplicemente: vaffanculo.

C’è posta. Uguale e diverso #2

(Mi corre l’obbligo di dire che questa categoria di post è ispirata, anche con intenti parodistici, alle belle lettere su leserpent.wordpress.com.)

 

Caro ***,
si dice sempre (troppo spesso, per i miei gusti) che il tempo farà comunque il suo sporco lavoro, diluendo, stemperando, risolvendo. Nonostante lo schifo filosofico che mi suscita questo genere di affermazioni, ci rifletto sopra continuamente, ossessivamente. Tu sai, io ho visto una via d’uscita – e perciò non mi capacito. Dimmi, come posso accontentarmi di esser diverso e mai uguale?

C’è posta #1

Caro ***,
non ho aperto la tua ultima lettera, ti scrivo senza sapere la tua risposta. Già, perché ormai la tua risposta non mi serve più. Poi, finito di scrivere, magari prima di spegnere la luce e dormire, la leggerò, non temere – ma, ti ripeto, adesso, per me, sapere è l’ultimo dei problemi.
Voglio ricordarti piuttosto qualcosa che non ti interesserà o t’interesserà poco. Non riguarda te o me. Non riguarda amici o familiari o compaesani. Riguarda – fai attenzione – lo spazio vuoto che sta fra te e me e gli amici e i familiari e i compaesani.
Vuoto, sì, vuoto di tutto.