Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Categoria: C’è posta

C’è posta. Lettere russe #37

Carissim*, dolce amic*,

no, non riesco ancora (compatisci l’ennesima spiegazione diversa) a liberarmi di questa schifosa cifratura congenita che mi traduce tutto quello che posso dire (non, attenzione, che dico, è un orizzonte, cioè, trascendentale para-kantiano), come la confessione… di una vergogna poco spendibile… senza appeal…

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C’è posta. Lettere russe #36

Incontrerai un certo Forlì Fiordèo (italiano poliglotta, ti allego i suoi dati), gli darai copia della cosa, il giorno dopo vi rivedrete e registrerai e mi trasmetterai la sua proposta. La paura mi mangia l’anima.

C’è posta. Lettere della persuasione #35

Car* amic*,

in verità, il futuro non mi preoccupa perché non mi riguarda. La mia vita non è uno sporgermi sulle scommesse, ogni apparente manifestazione, in me, dell’istinto di conservazione conserva solo (?), in realtà, uno stato di grazia originario e eterno.

C’è posta. Lettere russe #33

Car* ***,

scusa se parlo chiaro ma ti chiedo un favore urgente: mi paghi un mensile di 5000 euro (circa), per cinquant’anni, che io sopravviva o meno (più facile la seconda)? Grazie.

C’è posta #32

Car* ***,

non è vero che il tempo ha fatto o farà giustizia, non è questa la sua funzione, ovvero la ragione della sua esistenza e della sua utilità. Il tempo, in verità, è per fare strage: è chiaro, è evidente, è distinto… – Spero solo che adesso tu non voglia identificare le due cose, è un’opzione disperata e ti costerebbe il ruolo penoso del nichilista riluttante.

C’è posta #31

Car*,

siccome mi sento un profeta di sventura, mi immagino il disgusto che posso suscitare nel mio prossimo quando mi lascio andare – Non posso reprimermi e dunque evitargli il dispiacere? E allora, che vuoi, lo risarcisco facendo ogni tanto il buffone.

C’è posta #30

Car* amic* e collega,

è paradossale ma il poeta non è un “uomo di parola”.

C’è posta #29

Car*…

non dovevi dirlo – lì, poi, sul bordo della piscina nel momento in cui lo spruzzo del tuffo di O’Grady ha innaffiato entrambi, costringendoci, in qualche modo (il più tranchant) a smettere la recita – e invece no, pur grondante (come me) hai voluto ripetere: Ti amo.

C’è posta #28

Car* amic*,

ti scrivo non per ragguagliarti su alcunché ma per un puro e schietto bisogno di contatto – forse, da te e solo da te, pretendo un riscontro sulla mia esistenza in vita.

C’è posta #27

Car*,

mi sono rotto i coglioni, l’aria è devastata, il paese puzza di morte, ma non credermi un ingenuo, io non pretendo, tu lo sai, il paradiso in terra – ribadisco solo che mi sono rotto i coglioni – intendo, e spero mi capirai, che devo fare qualcosa, qualsiasi – mi andrebbe bene anche timbrare, per dire, il grugno del Ministro dell’Interno con una millefoglie – è chiaro?