Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Categoria: Antologia

Da “Il coraggio necessario”, di Luca Lanfredi

In qualsiasi luogo dell’universo

 

Ha inizio da qui:

dal non riandare all’urgenza

del raccolto.

Ché l’aria ha forma d’acqua, ora,

calco dei passi – dei nomi

che abbiamo trascurato

proseguendo.

 

Si entra nel tempo dei vuoti, adesso.

Lo sguardo oltre il cielo

che ampliava la stanza.

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Emanuele Severino

A proposito del centro del mio discorso – ogni stato del mondo e della coscienza, anzi ogni essente, visibile o invisibile, è eterno – …

 

Emanuele Severino, Nascere, Rizzoli, 2005, p. 59.

Cormac McCarthy

…un uomo preoccupato non può amare.

 

Cormac McCarthy, Cavalli selvaggi, traduzione di Igor Legati, Einaudi, 1996, p. 247.

Samuel Beckett

GEORGE REAVEY

PARIGI

 

[15 marzo 1935]

34 Gertrude St.

Londra S.W.19

[Senza intestazione]

Non Poesie, alla fine, ma: Ossa d’Eco e altri precipitati.

C’est plus modeste.

S.B.

 

 

In Samuel Beckett, Lettere. Volume I: 1929-1940, Adelphi, 2017, p. 184.

Thom Gunn

Turn out toward others, meeteng their look at full,

Until you have completely stared

On all there is to see. Immeasurable

The dust yet to be shared.

 

Da Thom Gunn, Collected Poems, Faber, London, 1993, p. 151 (informazione tratta da Stefania Michelucci, La maschera, il corpo e l’anima. Saggio sulla poesia di Thom Gunn, Unicopli, 2006, p. 79).

Mario Benedetti

Il preciso mangiare non è la minestra.

 

Quante parole non ci sono più, v. 2, da Tersa morte, in Mario Benedetti, Tutte le poesie, Garzanti, 2017.

Pulci

(Se le pulci sviluppassero un rito, riguarderebbe il cane).

 

Ludwig Wittgenstein, Note sul “Ramo d’oro” di Fraser, traduzione di Sabina de Waal, Adelphi, 1986, p. 35.

Ludwig Wittgenstein

Si vorrebbe dire: ha avuto luogo questo e quest’altro evento; ridine, se puoi.

 

Ludwig Wittgenstein, Note sul “Ramo d’oro” di Frazer, Adelphi, traduzione di Sabina de Waal, 1986, p. 21.

(“Questo e quest’altro evento” sono appunto le “concezioni magiche e religiose” esaminate da Fraser – che tentazione, però, generalizzare.)

Luca Lanfredi

Tre poesie da Il tempo che si forma.

 

(l’ottavo mese dell’anno)

 

Giocavano a pétanque sotto il sole.

Ricordo questo, quando mi venne dato conto

dell’assenza.

Era un borgo non grande, ma con la ghiaia

aperta perché le bocce potessero brillare.

Allora

misi tutto il mio gesto in quella busta.

 

***

 

(lingua dei segni)

 

Poi senza fermarsi dice, “Io”, portandosi la mano

contro il petto.

 

Il pozzo di luce

e dopo il marmo che tra il supermercato e il bar

era il campo dei giochi, le colonne.

 

Sì, mi piacerebbe

essere tradotto in gesti camminando.

 

***

 

(qui e alle pagine seguenti)

 

È tutto qui:

nella protezione che cercammo

stringendo gli occhi; coprendoci

la bocca; nell’intesa che avemmo

con gli assenti.

La ghost track è un colpo,

un palpito di cuore:

un cinguettio sommesso.

La stanza vuota

non si può dire vuota, ma piena

di niente.

Meraviglia in forma di elenco

Nulla è impossibile, se è ancora nel Grande Raccordo, se è nella mente. La falce, le api, i covolvoli sul cancello, le anatre di passo e i pochi libri stanziali, sant’Agostino, Leopardi, le Upanishad, un cuore puro più accanto che si possa: oppure le notti ubriache e cittadine, la noia uccisa, gli amici rissosi di braccio e di parole, le donne accese dalle luci dei neon, l’insulto al mondo di un romanzo solo vita e disprezzo, e il turbine dei nomi sui giornali e nelle bocche rosse delle belle: i campi, una casa di pietra, i caffè alle quattro di mattino e correre su una moto, e il cane, e il drago, e questo è quello: i segni…

 

Marco Lodoli, Grande raccordo, Bompiani, 1989, p 144.