Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Mese: giugno, 2019

Se tutto sembra possibile

Se tutto sembra possibile,

e dunque lo spazio per le congetture,

le ipotesi, le rappresentazioni, etc.,

si riduce drasticamente, è evidente

(già adesso la cosa si percepisce)

che non resterà alla fine

che parlare di parole.

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La finiranno

La finiranno, le mani, di stringere, così

come gli occhi di vedere

e le orecchie di ascoltare –

 

così come la finirà, il naso,

di annusare

e la bocca di inghiottire.

Il bisogno di un avversario e, se va male, di un nemico

Io sono diventato adulto, come molti altri esseri umani, anche leggendo, riflettendo, assimilando, giudicando. In questo lavorio, nella parte che chiamerei “Visione del Mondo”, nel senso proprio dell’allestimento di un corpus simbolico – magari minimo, modesto, perfino banale – per rappresentarsi, come in un sol colpo, quella Cosa sempre vaga e fantastica che è appunto il “Mondo”, io, dicevo, un bel giorno, ho assentito convinto al concetto di lotta di classe: ecco, per me, la benzina della Storia (a quel tempo, in Italia, il partito di maggioranza relativa, la DC, poteva seriamente – senza apparire ridicolo – spacciare l’idea di una società essenzialmente non conflittuale e contrastare la teoria della lotta di classe).

Oggi, populisti e sovranisti tentano una reinterpretazione della contrapposizione, operando due sostituzioni: al posto del proletariato, i.e. gli sfruttati (=chi non possiede i mezzi di produzione), ci mettono il Popolo, e al posto della borghesia, i.e. gli sfruttatori (=chi possiede i mezzi di produzione), ci mettono le Élite.

La mia domanda è: cosa si può pensare, nei diversi casi sociali e culturali, delle diffusissime parole “Popolo” e “Élite”?

Il web, per dire

Il web, per dire,

è una bella palestra

di crudeltà.

Cammino e compongo

Cammino e compongo.

Cammino e compongo.

Cammino e compongo.

Si è fatto finta di niente

Si è fatto finta di niente

tante volte, no? Malgrado la molta

bella parenesi, la Storia, insomma,

non sa fare la Maestra, oppure

non ci convince, a noi

esseri umani. “A causa di”, s’intende

(non, cioè, ” nonostante “), somiglianze

e assonanze realy off. Per la verità,

qualche criterio convincente resta,

nel dilavare, incrostato

alle dita, all’ombelico, al tallone.

L’innamoramento, soprat-

tutto, per il Messia – non nascondiamoci:

dietro a Hitler e Stalin, ci sta ancora

quella figura lì, che gli è andata

bene per secoli e poi, invece, l’altro ieri

ha smesso di funzionare (non so come dire).

Scrivere per scrivere

Ciò che segue è una cosa che ogni tanto mi viene l’idea di scrivere, con parole più o meno diverse; chi scrive-per-scrivere individua presto i luoghi tematici a cui tornare (regolarmente?, no) come a una “fonte d’ispirazione”; questa cosa è uno mio (non esclusivo, per carità, qui e ora non so citare manco un titolo ma son sicuro di averlo spesso riconosciuto in quello che ho letto).

Si tratta dell’entusiasmo, quasi dell’impellenza, più facilmente del principio di piacere, che qualche volta possiede il soggetto che scrive-per-scrivere quando ha la prospettiva di poterlo fare liberamente e subito. La gran voglia, insomma, di scrivere, nell’accingersi a farlo. Un sentimento, mi sembra, molto infantile.

L’uomo è un animale migratore

L’uomo si adatta e in questo, forse,

è il più bravo di tutti (non

però, forse, quanto gli insetti).

 

E poi arriva al gate con un foulard

E poi arriva al gate con un foulard

svolazzante impigliato

all’orecchio destro, il manico

dell’ombrello, senza il resto

dell’ombrello, agganciato

alla tasca posteriore sinistra

dei jeans, lo smartphone

fra i denti e, una

per mano, due sacche aperte

zeppe di effetti personali, via

via disseminati, una vera

e propria confessione –

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