Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Mese: marzo, 2019

Quello che posso dire

Quello che posso dire è solo la coesistenza

al momento. È un passaggio, forse, sordo

ai richiami – (certo, gli uccellini, i gatti, il cielo turchino:

ma vogliamo chiamarla “mondezza”? E magari prendere

anche finalmente atto che la materia è artificiale? –

che per le mani gira sempre qualcosa che vanta

già, a prescindere dalle mani cioè, la sua storia?

“Puro” e “naturale”, per esempio, sono predicati zoz-

zissimi puro elli, di sugo, patine, cisti e lacune.)

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Emanuele Trevi come promoter. Una cosa fra l’autobiographical essay e la sboronata che finisce in vacca

Di Emanuele Trevi, come scrittore (l’ho conosciuto da poco con Sogni e favole, ultimo suo “romanzo”, e allora, bulimicamente, ho divorato Qualcosa di scrittoIstruzioni per l’uso del lupo, e Il viaggio iniziatico – per una ragione che non capisco ma dovrei, perché ho assaggiato le prime pagine sia del Popolo di legno che dei Cani del nulla, i “romanzi più romanzi” li ho messi in coda, prima vengono Musica distante e l’introduzione a Arte e nevrosi, di Lionel Trilling) – di Trevi, dicevo, mi sono infatuato senz’altro, ma qui voglio rimarcare che il Suddetto è anche, a lato (?), un formidabile, potentissimo promotore alla lettura. Almeno, cioè, se guardo a me. Infatti, mi sto ciucciando Garboli (Scritti servili; però, intanto, mi sono già bevuto l’introduzione, poi compresa appunto in Ss, ai Diari di Antonio Delfini – che, pure, prendo in mano ogni tanto), ho messo la lingua nella poesia di Amelia Rosselli, che non conoscevo e che abrade le papille, tanto è ruvida, sgradevole ritmicamente, sostanzialmente straniera, mi sembra, all’orecchio “medio” contemporaneo, e ho cominciato Dio d’acqua, di Marcel Griaule – me lo porto a Roma, insensatamente (come sarà leggere, nella Città Eterna, dei dogon?), per non rimpiangere troppo di non avere ancora con me SeF (e anche per buttare lì, con Marta, prima o poi, magari passando davanti alla Macchina da Scrivere: Ma tu, che sei stata in Mali, conosci questo libro?), e poi… a Roma… mi sarei portato anche De Nerval, il Viaggio in Oriente nei Millenni, ma pesa due chili e ha un volume ancora peggio… Che non c’entra niente, infine, a Roma, mi porterò I piaceri e i giorni, la mia attuale scorta sicura, benché in traduzione e antecedente a Trevi, di delizie estreme.

Quando e perché

Quando e perché

cercare di capire?

 

Solo quando e perché

non capire fa male?

 

E capire per hobby?

Descrivere un deserto

Descrivere un deserto (solido

o liquido è uguale) non dà

soddisfazione: detto che c’è poco

o niente, qualcosa si può cavare

solo, se va bene, dal cielo

che ci sta sopra, ma è presto

fatto (salvo, si capisce, attingere

vergognosamente dal trovarobato

poetico più sdato). Io

me lo spiego, questo curioso

e in apparenza stupido proposito

descrittivo, come rivelazione

e rilevazione, così, per il vuoto

e il niente, di un colorito

verminaio interiore.

Da un treno

Viste da un treno, di notte,

le finestre illuminate delle case

stringono il cuore al passeggero,

patente la disparità

fra sè, gettato

nel buio, e quei punti di luce

bene assicurati, invece,

a un privato dominio.

Dispensa

Credo che solo un difetto sensoriale dispensi noi umani dalla percezione dell’orrendo sommovimento prodotto dal fiorire di una rosa.

Primavera mi travolge (avvolge, invade)

Primavera mi travolge (avvolge, invade) con lievi

ma percussive insinuazioni, vecchie domande

lasciate cadere con stile, e non parlo della fame

da leone e della terapia

montana, col naso poi –

Da altri punti di vista, se ne ridiscute, e in ogni caso

le insinuazioni sono semi duri, ma anche quattro

soldi in tasca, la conversione è intuitiva, non si sbaglia.

Le cose, dunque

Le cose, dunque, stanno così –

diversamente, dico, da come

mai (forse – adesso non ricordo)

ho pensato – ma qui la faccenda

ha preso l’aspetto evidente

dell’uppercut, quantità di forza

applicata al ribaltamento, ovvero

intenzionata al suppergiù imprevisto,

teso fra i capi di un segmento

pure imprevisto.

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