Quattro birre fredde

di Pierluigi Rossi

Parcheggia di fronte a uno dei due bar della via gestiti da cinesi, a meno di cinquanta metri dalla rosticceria pure cinese (ma girato l’angolo), dove sta andando per comprarsi quattro birre fredde. Sul plateatico, una decina di clienti, tutti maschi: dei muratori rumeni a un tavolo, a un altro due pensionati e, in piedi, il solito terzetto di resilienti spacciatori-consumatori.

Sfila davanti al barbiere contiguo, a quell’ora chiuso, percorre un breve porticato d’angolo, delimitato, alla fine, dalla vetrina della rosticceria, e entra.

La signora lo riconosce, segnalandogli la cosa con l’occhiata abituale. Quattro – e lei va al frigo e poi appoggia le bottiglie sul banco (lasciando, cioè, che sia lui a infilarle nella sporta di stoffa, senza così bisticciarsi come quando invece voleva aiutarlo) e lui mette in un piatto 5 euro. La signora gli dà il resto e ci aggiunge una confezione di “nuvole”.

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