Anche quella volta

di Pierluigi Rossi

Anche quella volta era estate e faceva caldo. Fiordèo Forlì, con la sua borsa di cuoio sottobraccio, suonò il campanello di Annina Marechiaro, cliente per cui amministrava circa mezzo milione, alle 18.05 in punto, cioè cinque accademici minuti più tardi dell’ora stabilita.

Capì che c’era qualcosa che non andava prima ancora di stringere la mano della Marechiaro, appena sulla soglia dell’appartamento. Il suo sorriso smagliante e assassino ne ebbe a soffrire poco, giudicò, sbirciando la faccia da bambina della cliente, poi entrò ma, preoccupato, si confermò nella prima impressione.

Aveva già appoggiato la borsa sul tavolo, quando il suo sguardo focalizzò la minuta sporcizia sulla tovaglia: ciuffi di pelo, capelli, insetti morti, macchie di sugo molto materiche, cenere e bruciature. E infine percepì un odore intenso di urina felina. Si sedette, aprì la borsa, ne estrasse dei fogli stampati e poi, risolutamente, guardò in faccia la Marechiaro, che si era seduta alla sua sinistra.

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