Una lingua intradotta

di Pierluigi Rossi

Una lingua intradotta, senza

il suo Champollion, ogni ipotesi al riguardo

è niente di più che un commovente

pasticcio d’empatia. Noi si resta

nel giardino dei nomi

e quella invece rotola

lassù, sul binario di un’orografia

romantica, che stona, cioè, coi criteri correnti

(la sensibilità, legalmente, invoca enfasi e facondia).

 

(Guai a idolatrare il mistero, ne soffre

la presenza di spirito, perché il mistero è nella prosa

quotidiana anche minima e spiccia, roba che si attira

perlopiù i nostri insulti, che si merita volentieri

le nostre sentite performance isteriche.)

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