Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Mese: settembre, 2016

Il ciglio

Qualcosa è successo

ma ha fatto perdere

le sue tracce.

 

Impossibile, così, at-

traversare, sicché mon-

tammo le tende

 

sul ciglio dell’auto-

strada (ammettendo, si capisce, che anche

un’autostrada

 

abbia il suo bravo,

somigliante ciglio).

Arriverà un momento

Arriverà un momento, però, no?, in cui

la ragazza (o il ragazzo)

sarà una donna (o un uomo)

e poi una vecchia (o un vecchio) –

È un’opzione da prendere

o lasciare, anche

molto stoicamente.

Ci sono soluzioni

che sembrano ardite

e sono solo goffe, ma-

terialisticamente e dia-

letticamente – L’u-

tensileria è quella

del Divino Marchese,

un esito glorioso della più

blasfema sopportazione.

Devo dirlo

Mi dispiace, mi vergogno come un ladro, ma devo dirlo: al momento, senza dubbio, sono il miglior commentatore su questo blog.

Il signor Fiordèo Jakobson

Il signor Fiordèo Jakobson è un russo immigrato in Italia al principio dell’ultimo decennio del Ventesimo, e oggi, anno domini 2016, ha settant’anni, è un professore in pensione e abita a Rho.

Ieri sera, però, tornando dalla sua abituale passeggiata al parco, armato di retino e borsa degli attrezzi, vede, a un centinaio di metri, appoggiati ai pilastri del cancello d’ingresso al parco, fumanti e dialoganti, due individui maschi, ben messi, molto più giovani di lui. Avvicinandosi, distingue strappi nei jeans e tatuaggi sulle braccia. A una decina di passi, i due cessano il dialogo, buttano le cicche, intascano le mani, ruotano sul loro asse e guardano il signor Fiordèo consumare l’ultima distanza che li separa.

29 settembre

Mogol e Battisti stavano da Rosa, il loro bar preferito quando avevano voglia di non vedere curiosi (Rosa li faceva accomodare in una stanza di servizio con un tavolino e due sedie e lì serviva gli aperitivi).

Battisti pizzicò il mi cantino e tacque. Mogol, a sua volta, tacque troppo a lungo, forse, perché Battisti disse: Embè?

Che giorno è?, disse allora Mogol.

Martedì, rispose Battisti.

Il giorno più sfigato, disse Mogol, e aggiunse: No, intendo la data…

29 settembre, disse Battisti.

Ecco, disse Mogol.

Lo schianto

Intorno agl’otto-nove anni, giocando coi miei amici a nascondino, feci uno scherzo a una bambina cui toccava di contare e cercare: si girò, appoggiò la fronte al muro e non fece tempo a dire “tre” che io (credo d’essere stato proprio io) le abbassai le mutande e poi tutti scappammo, con nelle orecchie lo schianto del suo pianto.

L’insoddisfazione

È un’insoddisfazione che tende seriamente al rosicamento ma dovuta a un piccolo fuoriprogramma, ovvero a una piccola infrazione all’abitudine. Potrebbe essere, per esempio, un appuntamento con un amico o un’amica a un’ora che di norma è quella della lenta catabasi che instrada dolcemente al sonno…

Meraviglia in forma di elenco

Nulla è impossibile, se è ancora nel Grande Raccordo, se è nella mente. La falce, le api, i covolvoli sul cancello, le anatre di passo e i pochi libri stanziali, sant’Agostino, Leopardi, le Upanishad, un cuore puro più accanto che si possa: oppure le notti ubriache e cittadine, la noia uccisa, gli amici rissosi di braccio e di parole, le donne accese dalle luci dei neon, l’insulto al mondo di un romanzo solo vita e disprezzo, e il turbine dei nomi sui giornali e nelle bocche rosse delle belle: i campi, una casa di pietra, i caffè alle quattro di mattino e correre su una moto, e il cane, e il drago, e questo è quello: i segni…

 

Marco Lodoli, Grande raccordo, Bompiani, 1989, p 144.

La descrizione dovrebbe

La descrizione dovrebbe

prendere in prestito

i termini, così, a occhio,

dalla dinamica

dei fluidi – applicandosi, magari,

a un contesto newyorkese, un vicolo

buio e umido, as usual, pieno

di gatti rossi che di nome

fanno Gatto.

Varouf