Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Mese: aprile, 2016

Più luce

Goethe, dunque, prima di morire, dice:

Più luce! Più luce!

Non m’interessa, qui,

l’attendibilità

ma il senso. You know, baby, riverrun 

e io

non ricordo quasi più niente,

fra papavero,

tarassaco

e cimbalaria.

Postulante

Sono qui per sbaglio,

come, però, temo,

il mio interlocutore.

Perché “temo” invece che,

per esempio, “penso”? Sono

sensibile, educato,

buono – buono da succhiare,

soprattutto, ottimo veleno.

 

Ero disattento

Non lo dico per farmi compatire ma per spiegarmi:

faccio fatica a fare amicizia col progetto, ė una resistenza

all’incarnazione che mi mette molto in imbarazzo.

Io mi ricordo quei dieci o dodici filari di uva bianca

e rossa, il campo valeva a nascondino, ma se adesso

scuffio il retino cosa resta? Insetti? No, ero disattento.

Mi offro come strumento musicale

Mi offro come strumento musicale,

con la mia cassa, le mie membrane,

le mie corde, i miei tasti. Mi offro

al senso che m’impala, la musica,

cioė, non è mia.

Essere padrone di checchessia

Essere padrone di checchessia

significa che il padrone

è il limite (variamente

inteso e determinante)

del checchessia. Ora, io, fossi

nel padrone, rifletterei

su questa faccenda,

che è sempre, in fondo,

terra incognita – Limitare?

Ma perché? La risposta

sembra stare

solo nell’evidenza

trasfigurata del soggetto, no?

Solo, cioè, in presenza

di una consumazione ha senso

la manifestazione di un’impresa.

La padronanza non è, anche

di poco, un’altra cosa. Tutto,

insomma, verrebbe

dal padre, l’invenzione

culturale più potente.

Mini romanzo. Buio #89

Il sistema planetario di riferimento era tale per cui i viventi del pianeta X – chiamiamoli ixi – non avevano cognizione del buio. Quando i terrestri vennero in contatto con loro, si accorsero della propria superiorità cognitiva giusto dopo ventiquattro ore.

I bambini nuotano benissimo

I bambini nuotano benissimo –

benché si faccia

l’impossibile per metterli sotto,

galleggiano senza importanza.

Più che sfiorire

Più che sfiorire,

la peonia si sfascia

ma con la stessa

grandeur

di quando fiorì.

Quando lo spazio

Quando lo spazio,

per un motivo o per l’altro,

si riduce, subito si affolla.

C’è un monaco, dietro

lo stipite, che incrocia

e tiene d’occhio l’incrocio.

Lo spazio è un’opzione,

puoi farne senza

e insieme non farne senza,

è uguale. (Intanto, però, a due mesi

dal possesso dello smartphone, quando,

nel tempo libero, si tratta di parole,

compulso ancora il cartaceo.

Perché, non so.)

Prince

Manco morto spendo un RIP,

ora è semente e s’intrattiene,

per esempio, con Lou Reed.