Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Mese: marzo, 2016

Una lamentela, as usual

Una lamentela, as usual,

per la prepotenza immutabile

(e dunque perfino noiosa)

dello stato delle cose (mondo),

che impedisce o complica

il lavoro vero, quello,

cioè, che non remunera.

Bisogna allora scardinare

il paradosso nomi-

nandolo, almeno. Facile

che la risposta

esatta non sia la prima,

né la seconda, né la terza.

Facile che l’evidenza prenda

la forma dell’indovinello.

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Perduto nemico

Da parecchio l’ho perduto di vista

ma non so, onestamente,

se sono io che ho camminato

o è lui che arranca.

L’orizzonte, per fortuna,

è sempre abbastanza

ampio per lasciare

allo scoperto l’inseguitore.

Il cavallo dorme in piedi.

Intorno a me

Intorno a me ci sono

le pareti dell’appartamento;

poco oltre, una rete

di strade che incasellano

il condominio, e, via via,

un’alternanza feroce

di pieni e vuoti.

Saloon

Se non mi basta l’occhio, mi aiuto con l’orecchio – dice il bounty killer, appoggiando il gomito destro sulla spalla sinistra del cliente del saloon al suo fianco e guardando da vicino il profilo del cliente medesimo.
Il barista osserva interessato la scena.
L’uomo col gomito del bounty killer sulla sua spalla sinistra gira la testa e incrocia lo sguardo che lo scruta. Una leggera trazione delle rughe intorno ai suoi occhi è sufficiente a far comparire come d’incanto nella mano del bounty killer una colt in scala 1:10. Dolcemente, con una spettacolare quanto inusitata torsione del polso, il bounty killer appoggia la minuscola bocca da fuoco alle labbra del suo wanted.

L’intrattenimento

Volendo, come no, ci si può intrattenere

benissimo masticando

il dorso di un libro o leccando

un tacco 12 o inghiottendo

fango e fieno –

ma si può anche

andare a teatro

o leggere il giornale

o sentire la radio

o guardare la TV.

Condimento del cavolo (Mini-dramma in cinque mini-atti)

Primo atto

(Un cavolfiore gigante proiettato sul velatino per tre minuti, con sotto Metal machine music di Lou Reed.)
(Buio, silenzio.)

Secondo atto

(Scena nuda illuminata a giorno; entra strisciando dal fondo un attore nudo che si porta fino al proscenio – tre minuti – e dopo aver tirato il fiato – altri tre minuti – parla.)

Personaggio nudo: (sussurrando) Essere, essere, essere…
(Buio, silenzio.)

Terzo atto

(Il cavolfiore sul velatino del primo atto per tre minuti, con sotto un passaggio dell’Ouverture del Don giovanni di Mozart.)
(Buio, silenzio.)

Quarto atto

(Una panchina nel baricentro geometrico del palcoscenico e nessun personaggio; due voci fuori campo.)

Voce 1: E passa!
Voce 2: La siepe di bosso, alta un metro, ci stavo sotto, spesso mi ferivo affondando la faccia nel folto per non vedere…
V1: E passa!
V2: Mi ricordo che non c’erano criteri per decidere.

(Colpo d’arma da fuoco. Buio, silenzio.)

Quinto atto

(Il cavolfiore del primo e del terzo atto sul velatino, ma andywharolizzato, con sotto My house di Lou Reed.)
(Buio. Fine.)

Mini romanzo. Memoria #87

Tendo al mio fine – aveva detto, sapendo benissimo cosa, così dicendo, rischiasse. Due mesi dopo, deglutito un pezzo di pane a una cena sotto la pergola nella villa piacentina della Regina di Napoli, si ricordò di quell’affermazione con un dispiacere inedito.

Noi, Tu, Io

Si desidera essere, qualche volta, un Noi,

parte, cioè, di una comunità

di consumatori, se non proprio di sodali.

 

Si desidera essere, qualche volta, un Tu,

ovvero quel prossimo

da mitragliare, buono buono, che sta a sentire.

 

Si desidera essere, qualche volta, anche

un Io, vale a dire

un doppio concentrato di determinazioni.

Virgilio guida CAI

E come quei ch’adopera ed estima,
che sempre par che ‘nnanzi si proveggia,
così, levando me su ver’ la cima
d’un ronchione, avvisava un’altra scheggia
dicendo: “Sovra quella poi t’aggrappa;
ma tenta pria se tal ch’ella ti reggia.”

 
Dante Alighieri, Commedia, Inferno, Canto XXIV, vv. 25-30, Arnoldo Mondatori, I Meridiani, 1991, p. 710.

 
(Una postilla: Hollywood, oggi, metterebbe un franco punto esclamativo alla fine delle parole del Duca, come se fossero pronunciate sovrastando la tormenta – invece che, cioè, dette soavemente, tipo sorseggiando un tè e chiacchierando amabilmente.)

Frammento

Arrivati lì, però, sembrava

fosse tutto ok. Nei dettagli: in frigo,

3 bottiglie di Krug; ai piedi

del letto, i petali

di rosa; da sotto la porta,

un foglio di carta

piegato dal dolore.