Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Mese: febbraio, 2016

C’è posta #3

Caro ***,
mi è molto dispiaciuto, ieri, alla festa, il tuo comportamento nei miei confronti. Sembrava addirittura che ti dovessi qualcosa, e così è sembrato agli amici a cui ho chiesto un parere. Se dunque la mia interpretazione è giusta e tu davvero ti ritieni in credito con me, beh, allora ci tengo a dirti semplicemente: vaffanculo.

Annunci

Un certo numero di questioni stanno

Un certo numero di questioni stanno

abusivamente sul tavolo. Basterebbe

le ritraesse un Morandi

per manifestarle nella loro giusta luce

di opzioni secondarie e facoltative –

almeno al cospetto del silenzio e dell’incanto

che reggono (come il marmo basamentale

un tempio greco) le giocolerie.

 

Perché, all’apparenza, c’è un gran movimento,

interpretato variamente ma senza serie resipiscenze

successive. Si va dal giro di giostra,

allo sbocco di sangue, alla singolarità,

al kairos, all’infortunio programmato,

all’esperimento protocollato,

alla festa, al gioco, al tuono,

al suono – fino, giù giù, al grumo.

C’è posta. Uguale e diverso #2

(Mi corre l’obbligo di dire che questa categoria di post è ispirata, anche con intenti parodistici, alle belle lettere su leserpent.wordpress.com.)

 

Caro ***,
si dice sempre (troppo spesso, per i miei gusti) che il tempo farà comunque il suo sporco lavoro, diluendo, stemperando, risolvendo. Nonostante lo schifo filosofico che mi suscita questo genere di affermazioni, ci rifletto sopra continuamente, ossessivamente. Tu sai, io ho visto una via d’uscita – e perciò non mi capacito. Dimmi, come posso accontentarmi di esser diverso e mai uguale?

Mini romanzo. C’era una volta #83

C’era una volta un uomo che camminava lungo un marciapiede con le mani nelle tasche del giaccone (era inverno) e non fumava, non telefonava, non chattava – camminava e basta, diretto da qualche parte.

Il criterio

Metterla in termini di partita

doppia è puerile, l’unicorno,

se anche arrivasse alla pozza

e bevesse, confesserebbe

e non potrebbero farci niente

né mostri né fate, secondo

il criterio del dente caduto.

Il ritardo

Aveva vent’anni di ritardo, capiva, perciò, l’assenza di festoni e scritte di bentornato. Per la stessa ragione era entrato in casa propria, che era un porto di mare, sotto mentite spoglie. La vita che gli restò da vivere, gettata di nuovo via, non rispose mai al perché sotterraneo di quel travestimento poderoso.

Condizionale

Il tempo verbale attuale è senz’altro il condizionale,

quando, cioè, le cose starebbero in piedi, per così dire, se solo

si avesse a mano ma anche a mente, comunque dura e solida

o scolpita nel concetto, la chiave di volta; ovvero, quando

la prima impressione oscillasse, orfana di stelle-guida, fra perenni

lavori in corso e campi di macerie. Il significato

è grande se va in scena com’è, nudo, nella sua

monumentale disfatta, generosa di prove a carico.

Una sera

Ormai lo sai, puoi sempre, una sera, senza un preavviso o uno stacco, celando anzi al mondo una certa misteriosa connessione di ragioni, infilarti il cappotto e uscire, come chiamato.
E uscire perfino dal portone e raggiungere il marciapiede – invece, cioè, che crollare prima sulle scale, cercando di non farti troppo sentire.

Un giorno lo prese da parte

Un giorno lo prese da parte, al termine di una riunione di lavoro, e gli disse:
Sembra che tu abbia qualcosa da dire.
Parlò scandendo bene le parole e poi lo guardò fisso ma senza mettergli paura.
Il giorno dopo lo aspettò alla macchinetta del caffè, lo fece passare avanti, consultò lo smartphone mentre lui vuotava il bicchierino e non ricambiò il suo saluto quando se ne andò.
Un altro giorno arrivò in ritardo e lo fece chiamare per salutarlo.

C’è posta #1

Caro ***,
non ho aperto la tua ultima lettera, ti scrivo senza sapere la tua risposta. Già, perché ormai la tua risposta non mi serve più. Poi, finito di scrivere, magari prima di spegnere la luce e dormire, la leggerò, non temere – ma, ti ripeto, adesso, per me, sapere è l’ultimo dei problemi.
Voglio ricordarti piuttosto qualcosa che non ti interesserà o t’interesserà poco. Non riguarda te o me. Non riguarda amici o familiari o compaesani. Riguarda – fai attenzione – lo spazio vuoto che sta fra te e me e gli amici e i familiari e i compaesani.
Vuoto, sì, vuoto di tutto.