Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Mese: settembre, 2015

Il romanzo e il sesso

Nel numero 200 della Lettura, il supplemento domenicale del Corriere della sera (con la bellissima copertina di Kounellis: una spessa pennellata nera e, perpendicolarmente, su due righe, le scritte corsive: W la libertà! W Gericault!), un articolo di Alessandro Piperno sul trattamento romanzesco del sesso individua tre vie, l’omissiva, la sincera e la “genitale”; fuori da queste, nell’oltremondo dell’unicità, ci mette Nabokov e Lolita, spendendoci metà articolo. Da ignorante, mi dico sostanzialmente d’accordo, però un po’ m’indispettisce l’assenza di riferimenti a Ada o ardore, il romanzo originariamente pubblicato a puntate su Playboy nel 1969. (Secondo me, neanche Piperno l’ha letto.)

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Sottoscrivo anche

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che il mio nemico è il mio maestro.

C’è in lui una dedizione

timida ma dignitosa

alla causa dell’informazione

circostanziata e verificata,

con tanto d’illustrazioni

e estremi delle fonti

a piè di pagina.

Ho rasato

Ho rasato

il prato, rifatto

la cuccia alla Ross, sbarazzato

l’acquaio e riordinato

la cucina.

 

È l’una (p.m.) e il giorno

è già una sporta

di mie gesta

gratificante

e curriculare.

Descrizione frontale

(Ho la fissa delle descrizioni. Questa volta, sotto la mannaia, cade una cosa che, dopo undici anni che è stata a prendere la polvere, sto per finire. Una cosa da appendere.)

 

9 moduli 35X35 compongono un quadrato di 105X105
appeso inclinato di 22°
sulla superficie del quadrato composto è riprodotto un QR code d’invenzione
colorato: i 3 moduli di sinistra, bianco e blu, i restanti 6 moduli, bianco e giallo
sui moduli bianchi e gialli, un collage a strappo riproduce
una gallina con le scarpe di vernice che batte i tacchi in aria
larghe pennellate arancioni molto diluite tracciano, lungo
il margine sinistro (esterno) dei 3 moduli bianchi e blu, quasi
illeggibile, la parola: QUAKE
i moduli bianchi e gialli non sono piatti (come quelli bianchi e blu)
ma variamente inclinati (l’associazione suggerita è: terremoto)
una scritta in loop (?) (sempre QUAKE), in basso, composta
di piccole (1 cm) lettere arancioni (formichine)
rimette a bolla l’osservatore

Sempre lì a spiare il getto sorgivo

Sempre lì a spiare il getto sorgivo,

salvo, ogni tanto, riempire la tazza, bere

e fare “Ah!”, per la soddisfazione.

Fra blogger, si arriva addirittura

al do ut des, che fuori dai denti significa:

Fammi almeno il favore dell’ultima

umiliazione, dimmi pure

che non ti piaccio – Ecco come

può andare a finire, con un mezzogiorno

di fuoco dé noantri, cioè a bassa

intensità espressiva.

L’ospite

Che cosa pensare di quell’ora e mezza di chiacchiere, mangiando pizza, parmigiana, prosciutto&melone e bevendo prosecco?
L’ospite di riguardo, per cui Marta e io siamo lì a condividere, con la sorella e il cognato di Marta, la compagnia, è un’importante capitalista, donna dunque, matura ma frizzante, propulsiva, ottimista, motivatrice full time, anche fra un boccone e l’altro. Dice dell’offerta formativa universitaria, riferendo un colloquio avuto con un certo Rettore, depreca l’insensato scollamento fra studio e lavoro e questo le permette di tornare a variare intorno al suo tema prediletto: la potenza creativa, specie di visione salvifica della naturale generosità umana. Crede nella comunicazione come in una chiave d’oro. È simpatica ma, se vuole fare la simpatica, fa la voce da bambina.

Poesia russa

Nella poesia russa l’argomento è toccato in questo o quel verso, e poi il poeta passa ad altro: avviene raramente che l’argomento occupi un’intera poesia e ne formi l’ossatura. Argomenti e concetti, quale che sia la loro importanza, sono soltanto materiali, come le parole, e sono sempre lì a portata di mano. La lingua ha un nome per ciascuno di essi, e il poeta è colui che ha il dominio sulla lingua.*

 

Magari male, ovvero senza vibrazioni simboliche – però è quello che faccio anch’io quando metto insieme un po’ di parole a ritmo. Mi piace (pardon) passare di palo in frasca. Certe volte non sono convincente; molto più incredibile, però, è le poche volte che lo sono, quando, cioè, la prima associazione è quella giusta e fortunata perché la riconosco e la eleggo immediatamente. Il rischio evidente è l’effetto Frankenstein.

 

*Josif Brodskij, Fuga da Bisanzio, Adelphi, 1987, traduzione di Gilberto Forti, p. 75, nel pezzo su Mandel’štam.

Fa il figo

Fa il figo, sfodera un sole

squillante e nuvole

d’impressionante varietà e bellezza.

Mossa astuta ma non abbastanza,

mi dico (mannaggia).

Cosa posso farci se leggo

nella cartolina un telescopio

e il mio sguardo finisce a precipizio

giù per una scala iperbolica

di età e rimandi? (Uno sguardo

a quel punto timido, deficiente

di inclusione.)

Lettera al lettore

Non funzionerebbe se dovessi ricordarti ogni volta
che il vero valore verbale è il sottinteso.
Il meglio sarebbe radiografare parola per parola,
leggere nel testo un palinsesto – qualcuno
nel suo piccolo ci prova, credi.

Non funzionerebbe nemmeno se volessi farmi
vivo una volta al mese – per dire. Non avrei
niente per le mani, manco una via d’uscita. La modernità
soccorre per automatismi: dato questo,
quest’altro, dato quest’altro, quest’altro ancora.

Saresti costretto a leggere come passando
di occasione in occasione, a piedi nudi, il pantalone
arrotolato fino al ginocchio per non schizzare il tweed.
Posso sempre permettermi di pensare tutto il male
possibile del mondo, basta solo

non assuma quel male a giustificazione
delle mie defaillance. Dico effettivamente
una cosa incomprensibile: Il vero
non mi riguarda, decido e pago
. Un altro
problema è questo del soggetto, che deve, in qualche

modo, rappresentarsi la sua relazione con l’intero.

Definizione: cosa

Cosa: volume fisico e cognitivo, indifferentemente; c., cioè, è sia una chaise-longue, che il concetto di volontà di potenza, che Cappuccetto Rosso; la c. arreda, affolla, riscalda, arricchisce, ferisce, preda, pesa, posa, punta, porta, prova, pende… Concetto frattale.