Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Mese: aprile, 2015

Eccomi

Eccomi, sono qua, puoi anche non notarmi,

puoi guardarmi attraverso, con la debita

parabola, puoi oltrepassare la gobba

dell’orizzonte e raggiungere – magari! –

l’Oriente neo-baricentrico. Ti prego, non

darmi retta, cassa, per favore, ogni minima

suggestione io ti provochi, ma non

facciamone un caso, vuoi?

Ludwig Wittgenstein: il bene e i fatti

Non si può condurre gli uomini al bene; si può condurli soltanto da qualche parte. Il bene è al di fuori dello spazio dei fatti.

1929

 

Ludwig Wittgenstein, Pensieri diversi, traduzione di Michele Ranchetti, Adelphi, 1988, p. 21.

25 aprile: domanda

Perché, nel 2015, un’italiana o un italiano, che non abbia vissuto il Fascismo, può pensare di dirsi “fascista”? (La domanda vale, naturalmente, anche per la tedesca e il tedesco che si dicono “nazisti”.) Perché, cioè, un individuo può pensare di credere proprio nel Tabù per eccellenza della Storia più recente e catastrofica del suo paese?

Sediamo a un tavolo

Sediamo a un tavolo, guardiamo davanti a noi, nel vuoto,

la qualità della luce non è così importante, il guazzabuglio

degli elementi di scena è secondario, forse è un equivoco

o un’illusione, forse un’attesa o un buco nell’agenda, quel tipo

di smagliatura della cuffia per cui esalano idee improvvise

e appunti mentali, l’incantamento classico

che minaccia di durare eternamente, il fango è un materiale

a buon mercato, servono solo un pugno di terra e due lacrime.

Dissimulazione poetica

Dissimulare non è soltanto

una pratica moralmente opinabile,

dissimulare è anche un’arte.

 

Venendo al dunque: Cosa,

io, per esempio, dissimulo (se pure

dissimulo)? Una risposta è:

 

Le pressioni lobbystiche

della traduzione automatica,

il vocabolario corrente.

 

Altre due sono queste:

La resistenza all’onda e

Il sudore della fronte.

 

Il mio sforzo, per dirla tutta, è dare

un altro nome alle cose; così,

se è amore (per dire), io dico

 

“Signorina Richmond”.

Mini romanzo. Produrre #59

La seconda è fatta, pensò – tremando un po’ per l’ardire.
Dopodichè, c’era quell’intervallo escluso dal campo della predizione, in cui non poteva contare su un altro giro, che poteva non finire più. Saggiamente, si accinse a aspettare, come un predatore qualsiasi – senza, cioè, avere altro da fare che sorvegliare e, a dio piacendo, punire.

Mini romanzo. Cercare, forse trovare #58

L’uomo che incontro è alto almeno due metri, porta un impermeabile di pelle nera lungo fino ai piedi e un Borsalino nero antracite calato sugli occhi, mi fa segno di seguirlo, entriamo nella bidonville, dopo un’ora di svolte e contro-svolte, l’uomo alza una mano e si ferma davanti all’ingresso di una baracca, bussa e se ne va, la porta si apre, sulla soglia c’è un cinese gobbo, sui settanta, che indossa un grembiule macchiato di sangue, s’inchina e, nel suo particolare angloamericano, Pliiiiis-uiiiiil-yo-cumiiiiin?, mi invita a entrare, entro, dentro è buio, il vecchio mi stringe con forza inaspettata il polso e mi tira, come un asino.

Riversare tutta la colpa sulla solita

Riversare tutta la colpa sulla solita

farfalla dell’altro mondo è troppo

comodo e soprattutto molto

poco socratico. Rintracciare

un’etimologia può anche provare

una lontananza e un’alterità

ormai abissali. (A quel punto,

però, poveretta, l’eti-

mologia è solo ideologia.)

La possibilità

Potrebbe anche essere

che si debba amputare

il predicato, quando non

sopprimere il soggetto

e, con lui, l’enunciato.

Mini romanzo. Crash #57

Al tempo dell’incidente, si chiedeva per quale provvidenziale fatalità non avesse provocato un disastro. Può sembrare incredibile, ma solo quattro anni dopo capì che, dati il danno al fanale destro e la sua posizione sulla corsia più interna, l’urto aveva proiettato i due cani nei campi, senz’altro fuori, cioè, dall’autostrada.