Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Mese: marzo, 2015

Diffido di ogni dire

Lì per lì, alle volte, preferisco

non sapere cosa ho detto –

sempre, naturalmente, che sia questo (dire

qualcosa), che mi viene imputato.

 

In effetti, diffido di ogni dire.

A fianco di ogni dire, dovrebbe

esserci, tassa-

tivamente, posto per un peto.

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Anche quello che succede

Anche quello che succede, con i commenti

relativi e l’indotto di secondo grado

spiega tutto. Abolirei, perciò, la distinzione

fra problema e soluzione: o tutto è soluzione

o tutto è problema – punto. Può sempre darsi,

in altre parole, che l’importante scivoli via,

che il residuo sia solo un ricordo, che la traccia

di una colpa riesca inutile (ma con l’inutile,

poi, ci faccio i conti io).

È buio

È buio. Sull’olmo,

è sceso il silenzio,

i quartierini

sono stati aggiudicati,

le discussioni senza fine

sono finite. Non si capisce

come possa funzionare –

un’esperienza anche non lunga

ma istantanea osta. Il set

è la terra dei lotofagi,

quei 150 m² attrezzati

con una buca profonda

2 metri. Ogni tipo di insetto

ci passeggia.

Ride largo

Ride largo, il sole, addosso

al verde nuovo. Per certi

versi – link, digressioni,

toboga associativi –

sembra un sabotaggio

dell’intuizione, un fastidio

del vedere, un logorio

dell’assenso.

A 56 anni

A 56 anni, comincio a conoscermi, io

sono quello… ma certo, quello

che si alza

tutte le mattine e mi calza

a pennello.

Prova a ricordare

Prova a ricordare l’inverno appena

passato. Prova a ripensare a come

ti sei piegato, per difenderti. Considera

la cura e la manutenzione prestate

al dovere di salutare e andare

a dormire, lasciando i giochi. Esamina

attentamente quando ti sei perso.

Mini romanzo #52

Non ha bisogno di essere ubriaco per ammettere che barcolla. Arrossirebbe, se osasse dire che ha una meta. Se poi affermasse che cammina, non potrebbe perdonarselo.

Lettore, mio prossimo

E lui arde – ma è troppo tardi. Piovono

fiocchi di fiamma, la capacità

di soffrire è infinita, a questo punto.

L’abitudine all’illusione è deleteria

soprattutto per l’anagrafe e il fisco.

D’altronde, anche le belle parole

e le buone intenzioni

sono una droga. Pericolosissima.

 

Lettore, mio prossimo, àrmati

di un’asse, una bella (Bear*,

per esempio), e voga incontro all’onda.

A un centinaio di metri

da dove nasce, stai pronto

a girarti e a raccoglierti. Quando senti

che la pendenza cresce

minacciosamente, alzati in piedi

 

e prendi tutto il vento.

 

 

*Mi sembra di ricordare qualcosa di simile, in Un mercoledì da leoni.

Qualcuno ha già piantato le cipolle

Qualcuno ha già piantato le cipolle,

malgrado qualcun’altro sostenga

che sia troppo presto e che marciranno.

Le competenze per pontificare

non hanno pezze (un diploma, un attestato –

niente). Siamo sempre nella bisca

maggiore. Una dinamica eterna mescola

diligentemente la polenta, ovvero

partisce e ripartisce i giochi. L’agitazione,

le braccia alzate, le voci.

Parla con lei

La relazione temporale è apparente,

se non proprio di comodo. Non

giardino ma savana, e le iene

ridono forte. Il capo di un filo

che non è dato seguire, qualcosa

come una prescrizione

o un discorso lasciato cadere.

 

Chiamami domani, a pranzo,

fammi sapere, tienimi al corrente,

informami, please… Ti prego,

se vuoi – ma allora, parla con lei.