Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Mese: febbraio, 2015

Aggiustare il mondo

Riflettere sulla condizione storica dell’uomo, cioè ragionare di politica, di scienza, d’arte, significa giocare al gioco di aggiustare il mondo. In questo senso, gli aggiustamenti oscillano fra due estremi: la riforma e la rivoluzione.
Tutto cambia se l’oggetto della riflessione è la filosofia, cioè il discorso, volenti o nolenti, intorno al concetto di verità.
Oggi, però, la verità è questa: che la verità è inutile e fa male, in rapporto a ogni prospettiva di aggiustamento del mondo.
Delle due opzioni estreme, allora, la rivoluzione è la più obsoleta per il suo attaccamento al concetto di verità. Viceversa, il riformismo è più lasco e dunque più confacente allo scopo.

Ludwig Wittgenstein: poesia

Un effetto in una poesia è troppo acuminato quando le vette dell’intelletto si mostrano alla luce nude, non rivestite dal cuore.

1946

 

Ludwig Wittgenstein, Pensieri diversi, edizione italiana a cura di Michele Ranchetti, Adelphi, 1988, p. 107.

Ludwig Wittgenstein: cose insensate

Non temere mai di dire cose insensate! Ma ascoltale bene, quando le dici.

1947

 

Ludwig Wittgenstein, Pensieri diversi, edizione italiana a cura di Michele Ranchetti, Adelphi, 1988, p. 110.

Ludwig Wittgenstein: follia e carattere

Non è obbligatorio considerare la follia come una malattia. Perché non come un improvviso – più o meno improvviso – mutamento di carattere?

1946

 

Ludwig Wittgenstein, Pensieri diversi, edizione italiana a cura di Michele Ranchetti, Adelphi, 1988, p. 106.

Non so parlar d’amore

Non so parlar d’amore

però m’inteneriscono

i temerari che, a valanga

(benché con risultati

spesso discutibili – eufemismo),

saccheggiano il tema.

 

La stragrande maggioranza

riciccia scarti e briciole

di sensibilità ormai polverose, fra

romanticismo perugina,

decadentismo da rivista,

futurismo putrefatto

e hardcore da tinello.

 

Si salva, ogni tanto, chi pesca

da una memoria autentica,

chi fa il buffone o l’antipatico

o il timido, e chi, semplicemente, si taglia

un dito, ogni volta che è costretto

a usare le parole “gabbiano”,

 

“nostalgia” e “solitudine”.

Finito il saccheggio

Finito il saccheggio, col suo intruglio

di urla e schianti, l’unico rumore

viene dalle combustioni ancora in atto,

un crepitio a altissima frequenza,

sommato forse a un cantino del vento (specie

di “a priori” eccedente). Poi, come

da protocollo, da qualche periferia,

arriva il via libera.

Metti un tubetto spremuto

Metti un tubetto spremuto – il corso

si potrebbe intitolare: Forme dell’ac-

cartocciamento. Senza, però,

per carità, indulgere

in rappresentazioni – fatalmente

presto obsolete. Sulla scena

del delitto, un’aria irrespirabile

dovrà offrire anche al testimone

le opportunità sincrone

di crepare e di perdersi.

Fra un’apnea e l’altra

Fra un’apnea e l’altra, mi gratto

la testa e do un’occhiata intorno,

per assicurarmi

che il mondo non sia finito.

Quindi inspiro e torno sotto.

Una luce così a febbraio

Mi sembra di non avere mai visto una luce così a febbraio.

È bella, d’oro, abbacinante, ma non riesco

a scacciare questo sospetto che sia soltanto

piccolo artigianato. Nel giallo limone, balena

il cuore di fiamma di una febbre, con la sua teoria

di ultime parole, responsi, pronunciamenti

e bassa frequenza. Detto fuori dai denti:

non voglio crederci. E mi tengo la mia ingiustizia.