Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Mese: novembre, 2014

Escalation

I modi per ritualizzare

lo scontro sono andati smarriti

e quelli correnti

promettono divertimento

ma non safety.

Ottimo campo da gioco

sono le strade carrabili, dove

chi monta un asino

schifa chi è in groppa

a una vacca.

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Carlo Michelstaedter

Michelstaedter era snello. Per dirla tutta, aveva il physique di un attore americano: bella mascella, ciuffo, spalle larghe, fianchi stretti. Anche se filosofo fin nel midollo, sportivo: vela e alpinismo. Ma poi, naturalmente, anche pittore e poeta (non eccelso… La Persuasione e la Rettorica non ha equivalenti nella sua poesia – fra ottava e filastrocca – o nella sua pittura – impressionista, siamo a cavallo del primo decennio del Novecento). I suoi interpreti sono spesso ancora troppo sconvolti dal fatto che si sia suicidato a 23 anni.

L’occhio che Kubrick

L’occhio che Kubrick

forzò all’esposizione del gioco d’ombre,

dovette in seguito vacillare

sul parapetto di un balcone

al centesimo piano

e fatalmente

pendere per la fame. Il suo recupero

fu un’impresa degna

di entrare negli annali

della manutenzione.

Dei bagnanti lungo il canale

Dei bagnanti lungo il canale, restano,

allo stato dell’arte, solo volumi muscolari

rappresi in spessori di uno o due

millimetri; bruni e terre i toni.

L’ultima pugnalata

L’ultima pugnalata potevi

risparmiarmela. Se ci pensi, potevi

fermarti anche prima, prima addirittura

della penultima. Dai,

làsciatelo dire – però

guardami negli occhi: potevi

non pugnalarmi proprio, ammetti.

Non m’importa di commuoverti, di vederti

piangere o fare penitenza.

Se te lo dico, è per congratularmi.

Un tiro di quattro cavalli

Un tiro di quattro cavalli,

un servizio, una volta

alla settimana,

da Abilene

a San Antonio.

I nativi fanno parte

della scenografia

e del gradimento. La merce

è l’emozione. (L’in-

seguimento, scritto

in piccolo, si paga a parte.)

Polpette

Una merce alimentare, un cosiddetto “piatto pronto”, delle polpette

di carne, da scaldare in forno a 180° per dieci minuti

(o nel microonde per tre). Si rinnova

il miracolo della potenza tecnica,

che all’assaggio mi fa esultare

e subito dopo piangere.

L’integrazione funzionale spinta

L’integrazione funzionale spinta

dell’essere umano al sistema

fa sì che le sue ore d’aria

serbino e conservino, in casi

gravi ma anche medi, un segreto –

quella cosa, cioè, che,

malgrado la possibile

indecenza, è sempre e soprattutto

opportunità narrativa.

Albert Caraco

Tanto aveva sofferto di essere orfana, tanto aveva pianto sua madre, che volle in qualche modo vendicarsi della sorte e mettere al mondo un figlio solo per coccolarlo con trasporto smodato. Mi ha fatto venire a nausea ogni genere di tenerezza a forza di soffocarmi di abbracci e prima di arrivare alla mezza età non volevo più esser baciato da nessuno, sono pieno da scoppiare di manifestazioni affettuose, sono saturo di smancerie, ed è una forza di cui la ringrazio, non andrò a mendicare carezze come fanno tanti uomini malamati che si lasciano allettare da un’ombra di sorriso.

 

Albert Caraco, Post mortem, traduzione di Tea Turolla, Adelphi, 1984, p. 59.

Dove credi di andare

Questi racconti non sono qualitativamente paragonabili a La vita in tempo di pace, ma contengono tutti gli ingredienti del romanzo e sono la palestra in cui Pecoraro si fa le ossa (in vista del romanzo).
Dei sette che compongono la raccolta, uno è molto bello e strutturato (Farsi un Rolex), due sono avvincenti (Camere e stanze e Happy hour), uno è filosofico (Il match), uno è filosofico-splatter (Rosso Mafai) e uno è il germe del primo capitolo della Vita (Vivi nascosto), e dunque il più stimolante.
Resta il racconto che chiude il libro, Uno bravo. Caso curioso, mi sembra, perché, se lo spunto narrativo è il più sorprendente (un manager di successo, uno bravo, appunto, che si tatua la faccia), nei fatti, lo sviluppo e la conclusione finiscono per richiamare il romanzesco più bieco e sdato. Un fallimento importante e significativo.

 

Francesco Pecoraro, Dove credi di andare, 2007, 197 p.