Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Mese: settembre, 2014

Il filosofo, a volerlo indovinare nel bambino

Il filosofo, a volerlo indovinare nel bambino, è quello – dice

Michelstaedter – che s’incuriosisce

del pezzo di vetro colorato

e ci guarda attraverso… e si stupisce… invecchiando,

la smetterà… – di stupirsi, non di avercela coi vetri.

Nel granaio c’è posto

Nel granaio c’è posto

appunto

per il grano.

 

Il granaio è più o meno

pieno

o vuoto.

 

La serie storica

racconta

come può.

 

Non sempre,

cioè,

è perspicua.

Quel ch’io mi credea

È un’esperienza ricorrente ma poco indagata (parlo per me, ma come se fossi un altro) quella indotta dalla conoscenza diretta di alcunché di già conosciuto indirettamente – quando cioè scatta il confronto con le idee maturate fino al momento fatale della conoscenza diretta.
Si tratta spesso di un bagaglio, diciamo così, di idee bislacche, ingenuità, equivoci – reso possibile appunto dalla conoscenza indiretta e smascherato e perfino umiliato dalla conoscenza diretta.
Certe volte, leggendo per la prima volta un autore, come in questo momento Paolo Volponi, ho nostalgia di questa ricchezza di paccottiglia destinata, come il povero Replicante, a sciogliersi nella pioggia (della Conoscenza, nel caso).
Idea: una specie di personal-CLP (Canone Letterario Presunto), fatto cioè di tutta la fuffa pensata prima (di sapere): a ogni autore, in ordine alfabetico, la sua periferia simbolica…

Decapitare. 4 pezzi

La prima conseguenza
simbolica dell’abuso
della decapitazione
sarà una fatale svalutazione
di questo modo di inscenare
la morte per ammazzamento.

*

Dal punto di vista mediatico, è come
quando un musicista imbrocca il successo,
oppure un twitterer inventa l’hashtag perfetto.

*

Qualche dubbio anche
sui banali preconcetti
simbolici relativi
alla parte attenzionata.

*

Che la ghigliottina sia cosa
della Repubblica
non è un caso. Se la Francia rivoluzionaria
decapitando sanziona
il mancato o errato
uso della testa, l’IS, ugualmente
decapitando, questo uso intende
invece sconsigliarlo
e, appunto, prevenirlo.

Anish Kapoor al Madre

Anish Kapoor al Madre, Dark brother:

un rettangolo nero

sul pavimento (1024X682)

che consiste a sua volta in un vuoto

nel pavimento – le pareti della fossa verniciate

di un nero insensibile

alla luce quasi al 100%.

Mentre l’opera sottrae

una dimensione

alla percezione,

un nastro separatore

preserva tuttavia

l’incolumità del visitatore.

Commessa e marcantonio

Il cliente è un maschio di quarant’anni grande e grosso. L’ematoma sotto il suo occhio sinistro cattura subito l’attenzione della commessa.
Un pacchetto di Stick – dice il cliente, e guarda negli occhi la commessa, che invece guarda affascinata la sua macchia. La commessa s’accorge che il cliente s’accorge che lei fissa l’ematoma e allora lo serve. Senza più alzare lo sguardo, in silenzio, fino al commiato. Vorrebbe sbirciare un’ultima volta… ma quello le ha già dato le spalle e esce. Poi, ecco, la commessa nota, sul banco, lo scontrino dimenticato e un foglietto piegato. Prende il foglietto, lo osserva, lo apre… una polvere rosa le sporca le dita…

In lettura: Max Frisch

Narrativa che propone al lettore la lettura lenta – come questo romanzo breve di Max Frisch, Il silenzio. Un racconto dalla montagna, traduzione di Paola del Zoppo, Del Vecchio, 2013, 118 p.
La lettura lenta ha qualcosa della salita, a volte addirittura dell’arrampicata.
Al contrario, la lettura veloce ha qualcosa della discesa, anche a rotta di collo, del vento sulla faccia.
Mentre questa ti chiede di usare delle sequenze come di un trampolino, quella ti offre le sequenze come un labirinto in cui riprodurre l’esperienza della deriva – roba da matti.
Nei fatti, lentezza e velocità si ottengono infarcendo o meno le sequenze di ostacoli (lessicali, morfologici, sintattici). Una pagina di Kerouac ha veramente il ritmo feroce del be-bop.
Se prendo invece l’incipit dei Promessi sposi o di Sotto il vulcano, capisco subito che l’opera mi chiede per prima cosa di fermarmi, di stare attento e di osservare – in entrambe i casi, un luogo geografico determinato. Lowry ha più zoom, Manzoni più atmosfera (leonardesca).

K. #2

Non potevo pretendere confini più precisi. Chiarisco: io avrei voluto che il sogno finisse quando mi fossi svegliato, però non fu così. Sbavature, colature e versamenti segnalavano uno sconfinamento, erano la prova di un vero e proprio reato.
Per questo mi aggiravo mezzo nudo nella porzione di declivio olimpico vicino a *** – e non escludo che il giorno prima fossi a Delfi, educatamente in coda.
Ma ora accuso il colpo. Mi guardo intorno e c’è solo terziario. La prima cosa che penso è: Sono cieco.

K.

La luce della lampada sul lenzuolo vira il bianco-candeggina in beige, un colore odioso. Le onde delle pieghe ricordano senza pietà un mare di crema. Stacco di colpo la mano, poi la riappoggio. Non ci sono più finestre illuminate a sbiadire il buio. La notte è cominciata, ormai è chiaro.

Kiefer a Alba

Marta e io a Alba, al libero vernissage di Kiefer (Der Rhein=Il Reno), nel Coro della Maddalena. Previsto buffet con Barolo (i mecenati sono i Ceretto, viniviticoltori), salumi, formaggi e grissini. Speravo di più, malgrado lo scetticismo di Marta (in ogni caso, il vassoio di schegge di Castelmagno fu un’epifania). Alba non l’ho ancora passeggiata in compagnia del Partigiano Johnny – anche se il centro è punteggiato da segnaletica fenogliana (immagini, citazioni di brani dalle opere e testimonianze… ho visto la faccia di Nord – Nord! –, wow, una bella, sfrontata faccia da attore italo-americano trentenne con le basette – ma senza, ahimè, la tuta di pelle nera con le lampo).