Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Mese: agosto, 2014

Evocazione (non, dunque, rappresentazione)

Un esemplare di essere umano vivente nel presente anno domini 2014 e mediamente informato può osservare in Medio Oriente un affollamento di narrazioni lungo più di tre millenni. Da tre millenni almeno, cioè, in quel pezzo di crosta terrestre si danno appuntamento un sacco di storie, di miti, di saghe. E questo è un indizio di movida, hai voglia a protestare.
La mia amica Angela dice che Steiner dice che l’aura terrestre, lì, ha il colore esclusivo dell’oro.
In tutti i sensi, la Palestina racconta la Storia e offre spunti trascendentali, per non dire normativi: il Destino, la Grandezza, la Resistenza, l’Attesa, l’Esilio. Il non-io, naturalmente, si manifesta in forma di Africa, Asia, Europa, America.
Siamo tutti berlinesi si può ormai superare: Siamo tutti Medio Oriente – quella faglia culturale per cui affiora la vena calda della prima illusione, meglio raccontata, meglio spacciata, meglio condivisa.

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Adesso che sto qua

(Intorno a Ultimo parallelo, di Filippo Tuena.)

 

Adesso che sto qua, in questo preciso momento,

con Evans, Wilson, Oates, Bower e Scott,

in questo candore incorruttibile in procinto

di papparsi the Strongest, ovvero the Mariner,

l’ultimo gradino è la perdita dell’equilibrio,

al freddo ma, inspiegabilmente, anche

un po’ al caldo, un calduccio

incongruo, il calore della voce

del compagno non incluso nell’elenco,

che segue, seguì, seguirà, passo

passo, i perdenti – adesso, che sto

così sequestrato, è tutto.

Malgrado le apparenze

Malgrado le apparenze, una casa devastata.

Malgrado l’osservanza dei punti stabiliti, ovvero

una statica, una proprietà, una o più utenze, se si scosta

la cortina statistica, è una ridda selvaggia.

Mini romanzo. Buio piatto #42

Il buio più micidiale è piatto, cioè sottrae alla percezione la profondità. Chi davvero s’intende di queste cose, lasciatevelo dire, bestie, è proprio un uomo di fumo. Tu, per esempio… sì, dico a te: che cosa ti diventa il tuo argomento? Anche i logici, forza: cos’è tutta questa polvere? Theorydust?… Purtroppo, assodato lo sbriciolamento, corre da qui a lì un filo rosso. L’attore, eventualmente umano, intona il canto al la del vento.

Mezzanotte. Breve saggio in versi

Niente potrebbe resistere, la questione
della soglia è prioritaria. La prima
parola è della fiaba. Dietro il ritmo
occhieggia il divertimento. Non importa
se i servizi segreti sono alacri.
Si fa anche senza numeri, conta
la luce, che sensibilizza la gallina –
se ha presa la fandonia del massimo,
è agonistica la prova dell’enunciato.

In termini moderni, la mezzanotte è un gate.
La condizione convenzionale non umilia,
enjambement esclusi. C’è insomma questo
o questa che si esime eppure predica.
Si rifugia fra i giunchi, i bambù, le canne,
nel vento del playback, la certezza
dell’evidenza e della chiarezza
a quel punto è solo un’offesa, un guanto
nel fango – ma chi insulti?

La mezzanotte
è le colonne d’Ercole di ogni soggetto, dallo scarafaggio
a Marcel che fissa il proprio destino
con lo scotch. Difficile dire
male del tempo (del meteo, meno), allo stato
dell’arte occorre considerare, per esempio,
il calendario fiscale – insomma, se i quark
hanno voce in capitolo pure loro, che cosa
vuoi aggiungere?… La scala? Non ricordi?

Non fa niente… L’hai appoggiata, l’hai salita
e poi, giunto in cima, l’hai scalciata, te ne sei
disfato, sorry. Non è detto
che fosse un’accesso di auto-
lesionismo, può darsi, credi
(oh, credi!), che bastasse tenere un registro.
Pensa agli anni allegri delle corse
per terra e per mare.
E l’email?

La volta che homo sapiens sapiens s’inventò
la differenza – oltretutto in quel modo
volgare, storpiando le parole –, non ebbe idea
del toboga. Cavoli suoi, naturalmente,
la felicità non aveva ancora
stuccato e la responsabilità
tornava al giocatore. Non so,
così su due piedi, se la ragione
stesse sempre dalla parte del torto.

Se rifletto sul funzionamento

Se rifletto sul funzionamento (F), scatta

immediato l’incubo. “Scatta” perché

l’oggetto della riflessione è un ultracorpo,

“immediato” perché l’incubo, rockstar

integrale, non gradisce che lo spot –

niente, perciò, prolegomeni o artisti

di spalla. Il F è un passaggio alla cieca.

 

Un insieme strutturato di passaggi

alla cieca fa sistema.

Il passaggio alla cieca riesce

necessario quando riesce (magicamente)

necessario guardare meno, ovvero

proteggersi almeno un po’

dalla vista e dal vedere.

Mini romanzo #41

Riesce a differenziare abbastanza bene le responsabilità delle sue diverse anime, al punto di non preoccuparsi per l’outlook disastroso di almeno una o due.

Un’immagine

Un’immagine, un quadretto, perfino

un grande affresco, non sono soltanto

un’immagine, un quadretto, un grande affresco.

C’è sempre anche una piccola quota di senso non

riducibile a segno o colore, un “di più”, lacuna

o vacanza, che, a rigore, è un “di meno” –

divertente come chiave di volta.

Qualcuno un giorno si chiese

Qualcuno un giorno si chiese

cosa stesse dicendo. Una domanda

di servizio, una controprova. Non bastò,

naturalmente. La giungla

franò sull’accampamento.

I passi dei soccorritori

echeggiarono per anni nei sogni.

Qualche traccia finì liofilizzata

e risendimentata in forma di teiera

ma anche di ciabatta.

Pc e vecchiaia

Manca ancora il romanzo, per esempio, sull’esperienza del pc in vecchiaia. S’intende, una roba alla Joyce: decine e decine di pagine sulla scomparsa del puntatore, altrettante sull’opposizione destra-sinistra, un centinaio sul sentimento della perdita e non meno di trecento sull’orgoglio ferito.