Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Mese: luglio, 2014

Editor #7

Un’edizione davvero bella, coperta in vacchetta finissima blu, pagata 150 dollari, questa la descrizione della Library of Congress:

Giovanni Witten.
La vacca, la capra e il rododendro.
Sondrio: Val Tel Li Na, 2001.
144 p. : ill. ; 30 cm.

Un centone di immagini fotografiche e disegni a biro corredato da brevi testi. Amos Garphino capì che era interessante. Ma sulla terza di copertina, le note biografiche erano succinte, dicevano che l’autore facesse il malgaro e scrivesse e riscrivesse (senza nessuna intenzione di pubblicare, si sarebbe detto) un corposissimo trattato in versi sull’alpeggio. Niente date.

Editor #6

In quanto persona seria, per Giovanni Witten, l’oroscopo era solo la fugace occasione di giochi combinatori o, al massimo, una riuscita poetica minore. Eppure, quella volta il senso prevaricò sulla logica e il canto.
Il responso radiofonico a carico dello scorpione era: “Siete una fucina di idee (…) Non importa se tra un po’ le cose cambieranno.”
Un millesimo di secondo dopo, credette di non aver capito, disse a mezza voce, benché fosse solo: Prego?
Un altro millesimo di secondo dopo, ebbe l’istinto di contattare subito l’autore dei testi dell’astrologo, per domandargli retoricamente se fossero cose da dire e soprattutto se fossero dette bene.
Un terzo millesimo di secondo dopo, la poesia, coi suoi limiti, si prestò a sviare le orrende mire del senso contenute nella predizione. Durò poco. Il senso aveva ora l’aspetto del drago nato grande.

Non c’è di che essere lieti o tristi

Non c’è di che essere lieti o tristi, l’approccio

(pardon) è sbagliato. Il caos in allegato al giorno

è sfida, campo da gioco, scacchiera, teatro

delle operazioni –

forse è anche bisogno di compagnia.

In ogni modo, alla finestra c’è l’amnesia.

Prendo le quattro patate

Prendo le quattro patate, le tre cipolle

e l’unico finocchio e cuocio tutto

al vapore. A metà

cottura, aggiungerò le coste.

Il radicchio? Si vedrà.

Il sedano? Anche.

2

Vivo in una topaia, un unico piccolo ambiente invaso dalle ragnatele. La ragione è che sono vecchissimo e non mi muovo quasi più. Andare di corpo è un’emergenza che ormai mi tocca ogni due settimane, mangiare, mangio pochissimo e a giorni alterni e, quanto a bere, ho una boccia da venti litri alla sinistra della poltrona su cui siedo, scrivo e vivo. In generale, non lo nego, sono bene attrezzato (anche se vecchio, povero e sporco – non mi lavo da almeno vent’anni) – di fronte, il notebook è sempre acceso e posso avvicinarlo tirando un filo. Celebro il mezzo secolo del blog e la visita è imprevista: il direttore dei Meridiani Hulk De Cetto, un orientale sedicenne altissimo, in loden fucsia, che stringe nella sinistra il collo di una bottiglia incartata (è Franciacorta, scommetto). Viene per implorarmi di acconsentire alla pubblicazione cartacea e digitale in 29 volumi del blog nella sua integralità, “senza revisione”. Poi scarta il Franciacorta, estrae due flute da una tasca, mi domanda se permetto. “No”, rispondo. De Cetto ha un’esitazione, mi dà un’occhiata. “Prego?” “Ho detto no.” – Booom! De Cetto esplode, colorando la stanza di rosa. Happy birthday.

La scusa

Che uno è solo sè stesso, come scusa, non funziona.

Fuga nel tempo

Fuga nel tempo, un allungo disperato sulla freccia:

questa, per quanto vaga, la situazione. Il vento

contribuisce anche lui a increspare la superficie

del cuore. Invincibili, le margherite marcano

il livello e suggeriscono risposte.

Sul tagliere

Sul tagliere, come su un minimo

palcoscenico, un coltello

e un pezzo di formaggio.

Lavoro a km 0

Lavoro a km 0,
Via della Verità, quella cosa
sfrangiata, con le frange
mosse dal vento, lunghe
lontananze, spesso,
che serpeggiano
e s’impigliano pure
nelle rughe del campo
di forza del caso.

(Il destino cinico e baro
fa sì che l’identità
del cataclisma sia sempre molto
difficile da formalizzare, magari
dandole un nome – che so, Angelo,
Beatrice, Betty.)

Immediate vicinanze, però, alle volte,
affacciate su abissi da paura (pardon), centrate
sul Supernaturale, come se guardando giù dal balcone al secondo piano
di un condominio popolare si vedesse, oltre la grata di una bocca di lupo, negli occhi
the Horror. Oppure come
se dalla combinazione di una slot-machine
sortisse, molto fantasy, il drago
che perde la pazienza, il drago Nervoso.

Esattamente il Principino sul suo Pianetino: pronto
a lasciarlo, comincia la storia.

Una o uno passa e ripassa le mille volte

Una o uno passa e ripassa le mille volte

davanti a una porta, a un angolo di strada, a una

persona, senza stupirsi – finché,

un giorno, la percezione della ricorrenza

(della porta, dell’angolo, della persona), inopinatamente

fa tutt’uno con la meraviglia. Domandarsi

come e perché è un trastullo aristocratico, più onesto è registrare.

Dopo qualche giro di prova, piace – tanto da stimolare

un suo impiego estremo, in punta di naso. Naso di beghine,

tutti i giorni in confessionale, benché in rosso coi peccati.