Chiamo idea-tempo

di Pierluigi Rossi

Chiamo idea-tempo

“l’idea in rapporto alla quota di tempo

esistenziale che riempie”. Da qui,

il consiglio di cartografare

la situazione, ovvero, con metafora

spaziale, di rap-

presentare il sistema dei quartierini

per cui bolina il soggetto. Prendiamo

la funzione “naufragare”. Un’area

estesa, poco illuminata, forse

un po’ inquietante o forse

è solo la timidezza, ma quanto

alla faccia nascosta, c’è –

obbligato sostegno o puntello

di quella in vista, pancia soffice. Penso

a un incommensurabile serbatoio amniotico,

un’eterna coltura, dove cose come

“dolore” o “morte” sono di troppo.

Malgrado il self-help e le leccate

dei mental coach – che sia in forma

di incubo onirico o cura professionale,

l’altarino universale è il Dubbio,

frazione di paura in nero.

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