Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

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Se parlo del linguaggio

Se parlo del linguaggio, mi sembra

di fare torto al mondo,

ma se parlo del mondo, mi sembra

di fare torto al linguaggio.

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In fretta

In fretta, con quello che abbiamo

(fra tutte le tasche, 27 cose),

allestiamo, performiamo, registriamo

e, senza cuore, ce ne andiamo.

Nessuno, a parte lo sfacciato

Nessuno, a parte lo sfacciato,

nega la realtà della morte – solo,

nessuno pretenda di documentarla

e rappresentarla galileianamente.

 

L’unica cosa associata

necessariamente al concetto

sembra essere l’eclissi

del soggetto – sorry, una

 

anche imprecisa e faticosa.

Inutile

Inutile, c’è sempre

quello che ti ricorda

che si muore – pensando,

magari, che così sia tutto

molto chiaro –

passando, cioè, sopra

la presunzione indebita

che l’essere sia niente – che anche

morire, dunque, sia niente.

Yeruldelgger. La morte nomade #2

Ancora solo 40 pagine.

In questa narrativa, così efficacemente imperniata sull’ambientazione, il personaggio e l’intreccio, ritrovo, credo, qualcosa del piacere adolescenziale intensissimo per i romanzi di Salgàri.

 

Ian Manook, Yeruldelgger. La morte nomade, Fazi, traduzione di Maurizio Ferrara, 2018.

Dance

No cazzate:

 

mani in alto,

bacino a destra,

mani in basso,

bacino a sinistra;

mani in alto,

petto avanti,

mani in basso,

petto indietro –

È piovuto

È piovuto.

E poi spiovuto.

Prima,

a grosse gocce

e poi… –

 

Ora goccia la grondaia.

La doppia vita

Fa schifo? Mm, mica tanto.

Niente mash-up, niente

condivisione, niente notifiche.

 

Non dico però un sonno

ininterrotto dalle 6 alle 7

del mattino.

 

Questo concetto pressoché estinto

del decoro – una cosa come

il guiderdone e la carta da lettere.

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