Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

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Descrizione esteriore in movimento del mio nemico

L’occasione è soprattutto privata – quando è pubblica, ha quasi vinto.

La voce perde espressione, non vibra.

La retorica tende alla disputa.

La fisiongnomica e la prossemica inaridiscono.

Lo sguardo, ah lo sguardo. Ha la punta.

La pertinenza stilistica ha natura storica – e tutti: Eh già!

Cinque frammenti sfusi

Colei o colui che, un bel giorno, si sveglia

e si sorprende (per le ragioni più diverse: dalla vita

*

Presto o tardi, messo in crisi dallo spirito

del tempo, pubblicità

*

Un mare di segreti

e pesci-detective

*

“pancia” – ecco,

questa pancia piena di paura perché sede naturale

*

E poi la briga

del continuum

L’amore è forse un lusso?

In condizioni estreme, la vittima ha come

suo soccorso solo un’altra vittima.

 

Meglio sarebbe deviare o canalizzare

un po’ del flusso simbolico

 

o almeno ritenere lo stimolo a sufficienza

per suggerire abbagli cognitivi.

 

(Che voglia essere taciuto? Che la sua

strategia sugga dall’esperienza?

 

Che a sorpresa preferisca di no?)

No paura

Potendo esprimere (senza cioè far ridere)

una decisione (volontà) estrema,

 

io dico: No paura.

(Ma andrebbe bene anche, naturalmente:

 

Sì amore – pratica solo

meno familiare.)

Tregua e nuova manifestazione

Dopo il recente riconoscimento, una tregua

ansiosa di tre giorni. La nuova manifestazione

ostile germina un pomeriggio, ma sembra come

accontentarsi di fare atto di presenza.

 

In realtà, il mio nemico si schermisce. Il suo motto

è una coppia passepartout di imperativi: Sottovaluta

e ripristina – ripetuto mille volte sottovoce

all’orecchio sortisce il suo effetto.

Il colore non ha avuto modo di uniformare

Il colore non ha avuto modo di uniformare

la superficie del supporto, peraltro poco liscia.

È stupido arrabbiarsi quando è possibile

guadagnare tempo sul contrattempo. Succede

di tutto, intere dinastie spillano sangue dal petto e dai polsi,

automi girano in tondo per distogliere l’attenzione

del pubblico, duelli si susseguono ininterrotti,

le assi ingombre di rifiuti, entrate e uscite

a non finire, insieme senza eccezioni.

7 a. m.

(Dettagli gratuiti.)

 

Il netturbino accostò il mezzo al marciapiede e scese. Sotto l’ascella destra serrava un mazzo di rotoli di plastica e, in mano, dalla stessa parte, stringeva lo smartphone. La mano sinistra, invece, gli serviva per il mignolo con cui sondava il vacuum auricolare.
Io che lo stavo osservando sedevo su una panchina dall’altra parte della strada. Erano le 7 a. m. di un 15 agosto a Long Island.
Mi accesi una sigaretta e, con la coda dell’occhio, percepii l’ingresso in scena di un alano nero che portava a spasso il padrone – un classico broker quarantenne con la barba lunga, disfatto dalla notte appena trascorsa. Lo stato dello smoking denunciava che non si era spogliato prima di svenire. Mi passarono davanti a un metro e mezzo di distanza e fu allora che qualcuno gridò. Un grido solo ma lancinante. Intuii che l’aveva cacciato il netturbino. Il broker aprì gli occhi, dopo che l’alano aveva smesso di tirare per puntare e abbaiare in quella direzione. Girò la testa e gridò pure lui. Io adesso non lo vedevo in faccia ma sapevo che moriva di paura.

Io e il mio nemico

(Qui gli appunti.)

 

L’obiettivo è chiaro: neutralizzare

il mio nemico. Altrettanto chiaro

è lo stato delle cose:

il mio nemico è prigioniero

e io sono la sua prigione

(o la sua tomba) – devo solo

fare del mio meglio

per contenerlo. Penso: Se lo tengo

chiuso in me, forse

non fa danni fuori di me. Poi decido, prag-

maticamente, che devo sorvegliare

ogni minimo risentimento,

ogni minima patologia,

ogni minimo sconfinamento

logico-esistenziale.

 

Il mio nemico è anche, però

(attenzione, un “però” pesante),

la mia materia di studio –

ovvero, per chi sa un’acca

di latino, è ammore (con due emme). Amo,

concludo, il nemico che neutralizzo, mi ci rivedo

come in uno specchio.

Il bambino grande e grosso

Il bambino grande e grosso, presto o tardi,

si fa un’idea del valore della propria

massa corporea. Deciderne poi l’utilità

è un passo ulteriore che dipende

da un complesso di circostanze detto “caos”.

Ricetta

Per fare buona poesia bisogna anche leggere buona poesia. Ma poi non è detto.