Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Mini romanzo. Crash #57

Al tempo dell’incidente, si chiedeva per quale provvidenziale fatalità non avesse provocato un disastro. Può sembrare incredibile, ma solo quattro anni dopo capì che, dati il danno al fanale destro e la sua posizione sulla corsia più interna, l’urto aveva proiettato i due cani nei campi, senz’altro fuori, cioè, dall’autostrada.

La vita che va di sotto

Ah, il sole nietzscheano-montaliano!

Ah, la bella accidia meridiana!

 

Limoni, muri di cinta, coi loro bravi

cocci aguzzi e lucertole

 

abbrustolite e formiche e biche.

La vita che va di sotto,

 

che bypassa il posto di blocco.

Il talento

In tutti gli emarginati (drogati,

barboni, puttane) forse sopravvive

un talento sciamanico originario, solo

malamente accolto e compreso.

Del “mi piace”

Nel web, il “mi piace” mi sembra serva a misurare e a disseminare le identità. Un blog, un profilo, un sito, non possono farci niente. Il soggetto, però, al riguardo, è sempre libero di non entusiasmarsi.
Cliccare è più facile che commentare. Ripeto, si fa per testimoniare comunque, in mancanza di parole, un apprezzamento, ovvero per attribuire valore a gratis (mica si paga) – e si fa, come detto, per lasciare traccia.
Io non clicco e non ho mai cliccato “mi piace” (posso considerare l’ipotesi solo per cause umanitarie). Ho anche pochissimo commentato, al di fuori di questo blog.
Provo a spiegarmi: ringrazio chi clicca “mi piace”, a un mio post, come di un obolo – ma, chiedo scusa, so anche perché lo fa, e, di ciò, non ho titolo né ragione per essergli grato.

È il sangue caldo

È il sangue caldo, sfugge

il controllo, questa o questo

grida, c’è poco da fare, non resta

che raccogliere i cocci, uno

per uno, con la lingua.

Due versi

È mezzora che sto al pc e non ho ancora scritto un verso.

Se quello sopra è il primo, questo sotto, per forza, è il secondo.

Il buio ha bucato i tetti

Il buio ha bucato i tetti.

Un dislivello di potenziale

ha scompaginato i sogni. Qualcosa

non è andato per il verso giusto.

Si può anche rubricare come atto mancato.

Civette esagitate crepano il cranio

del Padre.

Sentimento di sè in solitudine e sentimento di sè in società

Ci sono due macro-modi
di sentire, forse di pensare, sè stessi:
da soli o insieme ai propri simili.

*

Il sentimento di sé in solitudine (SDSIS)
ha spesso un residuo che sarebbe letale –
ammesso e non concesso che si potesse
comunicare – per la relazione
interpersonale.

Il sentimento di sè in società (sdsis)
assomiglia invece all’uso, nella scrittura,
delle parentesi – e, appunto, seleziona
una parte più o meno grande
di SDSIS.

*

Ci sono allora quelle o quelli
che nello sdsis ci fanno stare
il 98% di SDSIS,
e quelle o quelli
che neanche l’1.

Mini romanzo. Il suo mestiere #56

Se è vero che non è una notizia il fatto che abbia paura, è vero pure che la notizia non è il suo mestiere.

Mini romanzo. L’appoggio #55

La schiena cerca un contatto; trovatolo, s’appoggia.