Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

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Attribuire

Attribuire

la responsabilità di una certa azione

a un certo sentimento (amore o odio,

per dirne due)

è azzardato a prescindere –

figuriamoci, poi, se si oscilla

fra malinconia e nostalgia.

È come quando

l’eternità finisce di colpo (succede

più volte, credo, nella vita).

(Se posso, la mia domanda, invece, è:

A chi rivolgersi, in caso

di sovrabbondanza spinta?)

(Il problema, certo,

è convertire il tutto

in file digitali.)

Nessuno garantisce sulla causa

dell’allarme – nessuno, voglio dire,

mi dà le giuste prove anagrafiche.

Dev’essere l’andamento – è il primo

pensiero, in situazioni

analoghe.

 

La sentinella

La sentinella? Diciamo pure

la scolta? Messa lì,

dal principio, per dare

la notizia, accendendo

il fuoco? Ovvero

facendosi vedere

dalla collega?

Chi non lo sa che la sentinella,

se non vigila, dorme?

 

Purple rain

Sento, su Radio Capital, Purple rain cantata da Springsteen – ha fatto bene, il Boss, ci ha messo il suo ardore (mentre l’Artista ci mise la scossa).

Trait d’union

Il trait d’union

ė un personaggio

che le scene mettono, ora

in primo piano, ora

in secondo, ora

in terzo, ora

sullo sfondo, ora

fuori – pura

sostanza vocale

e/o verbale.

Il campo

Il contadino che acquistò il terreno aveva la cascina a tre chilometri, ma poteva raggiungere l’appezzamento percorrendo un tratto del largo sentiero lungo la riva sinistra del fiume.

A fine aprile venne per falciare un metro abbondante d’erba e il 5 di maggio cominciò a dissodare. Fu a metà giornata, nel mezzo del campo, che il vomere agganciò qualcosa, facendo impennare e sbandare il trattore.

Il vomere aveva infilato un grosso e spesso anello metallico arrugginito. Il contadino disincagliò l’aratro, prese la pala e cominciò a scavare intorno all’anello.

Mini romanzo. Sfortuna #90

Io penso sia questione di fortuna… Tu, dunque, non sei fortunato – disse, senza che un’ombra di rammarico si scorgesse nei suoi occhi.

Gli arti della vittima erano inchiodati, i superiori, fra radio e ulna, per reggere la trazione, mentre quelli inferiori, nel metatarso, per resistere alla compressione.

In quello che ho intorno a me

In quello che ho intorno a me,

ci sono, insieme, il leggibile e l’illeggibile.

Non saprei, però, dire che cosa

sia più pericoloso, se cioè

la consolazione di una rivelazione,

capace perfino di accecare, o l’ansia

che divora ma che almeno mette

sul chi-va-là, davanti

al classico gnòmmero.

Primo maggio

Già un Primo maggio domenicale sa di beffa.

Il cielo coperto e incontinente impedisce a Marta

di sporcarsi le mani in giardino e la inchioda,

insieme a me, sul divano, fra giornali, libri,

riviste, volumi di cucina, diario e smartphone

(e dunque chat, telefonate, consultazioni).

Una vera, disinvolta, rilevante, impudica

erosione del Capitale, proprio col ciuffo di capelli

al vento o sugli occhi, nell’imminenza permanente

dell’assunzione e della trasfigurazione.

*

In attesa del Concertone, passano gli ultimi scampoli

di un’intervista dell’Annunziata

a Cofferati – Marta, intanto, ha scatenato

l’inferno in cucina. Io non faccio che registrare,

come posso, verbalizzando, osservando,

annusando, secondo convenienza.

Più luce

Goethe, dunque, prima di morire, dice:

Più luce! Più luce!

Non m’interessa, qui,

l’attendibilità

ma il senso. You know, baby, riverrun 

e io

non ricordo quasi più niente,

fra papavero,

tarassaco

e cimbalaria.

Postulante

Sono qui per sbaglio,

come, però, temo,

il mio interlocutore.

Perché “temo” invece che,

per esempio, “penso”? Sono

sensibile, educato,

buono – buono da succhiare,

soprattutto, ottimo veleno.