Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Se è nella natura (pardon)

Se è nella natura (pardon) delle cose (pardon)

che capitino, allora, a prescindere dal tipo di contatto

(sfioramento, buffetto, ganascino, sberla, sganassone, piotta),

tento la mossa estrema: prendo tutto per un dono.

A credito (si capisce), anche quello che mi spegne.

Le dinamiche relazionali sono vento?

Le dinamiche relazionali sono vento? Flusso

che gonfia, sostiene e solleva gli scampoli?

Non si tratta soltanto dei poveri lembi, il som-

movimento è intrusivo, si propaga ovvero filtra

in tutti i sensi, accarezza ruvidamente le facce

della struttura, trasmette vibrazioni che insidiano

molto da vicino il baricentro che compone gli sforzi.

Data la triade

Data la triade

futuro (1)-passato (2)-presente (3)

e la triade

progettare (A)-ricordare (B)-vivere (C),

le combinazioni corrette

fra gli elementi

dei due insiemi sono:

1A, 2B, 3C.

 

Basta per parlare meglio?

Le regole servono come servono

a orientare certi angoli di strada

apparentemente meno illusori solo

perché in parecchi giurano

d’esserci passati o di passarci tuttodì. Le regole

sono un bel modo per sentirsi meno soli. Dunque,

chi le infrange, fosse anche per superarle,

si rivela in verità un loneliness-

addicted. Strana dipendenza, no?

Il bivio

Il bivio è composto di due strade, una giusta e una sbagliata, mi tocca

di spiegare al questuante. Non ho fretta, però, così aggiungo

un paio d’altre informazioni: La strada sbagliata promette lontananza,

quella giusta, invece, finisce subito, appena presa.

Una casa nel bosco

Una casa nel bosco (bosco che, per l’esattezza,

è la riserva naturale dell’Alto Merse). Per arrivare

alla casa nel bosco, una strada nel bosco

(sterrata, impegnativa, sia in auto – meglio

un suv – che a piedi – tafani).

 

Casa, bosco, strada: manca

solo il personaggio. Il personaggio, di solito,

avrebbe preferito, nel suo cuore, non dovere

il cimento alla forma blanda dell’invito.

All’inizio, naturalmente

All’inizio, naturalmente, sul monitor, c’è la pagina bianca.

Davanti al monitor e alla pagina bianca, c’è un automa.

Il monitor con la pagina bianca e l’automa sono elementi

di un insieme denominato volgarmente “stanza”.

A sua volta, la stanza è l’insieme di un insieme di un insieme

di un insieme. Una complicazione completa: orizzontale

e verticale ma anche rizomatica e caotica.

Pausa

Torno il primo settembre.

Autointervista sulla congiuntura stretta, anzi, strettissima

D: Cosa stai leggendo?
R: Baudolino.

D: Ah, Eco, ma non l’ultimo…
R: Il cimitero di Praga l’ho già letto. Dei romanzi di Eco, mi manca solo Baudolino.

D: Lettura estiva?
R: Bravo.

D: Perché ti piace Eco romanziere?… Do per scontato che ti piaccia…
R: Mi sembra che, in quanto studioso delle manifestazioni della cultura di massa, Eco stia attentissimo, quando si mette a farla in proprio, alla questione dell’intrattenimento. Come romanziere, cioè, gli preme soprattutto divertire il lettore. Analogamente, appunto, a Superman e De Amicis.

D: Puoi spiegarmi De Amicis? Pensavo moraleggiasse.
R: Prima di Eco, era impossibile ridere del riso di Franti. Se accetti gli “occhiali” di Eco, vedi subito come anche le più plumbee lettere del Padre, in Cuore, ricordino molto Choderlos De Laclos e Le relazioni pericolose, un monumento moderno del divertimento.

D: Ci penserò… Ti piace Baudolino?
R: Finora e, temo fino alla fine (“temo” perché rovinerò la tua suspense), sì.

D: Puoi entrare in dettagli?
R: Beh, è quello che speravo, un’avventura fiabesca nel quadro di un passaggio storico in qualche modo cruciale. Su questo ci campano per esempio i Wu Ming, anche loro romanzieri molto divertenti.

D: E restando a Baudolino?…
R: Guarda, sono a un terzo, pressappoco, e già mi sono bevuto passaggi ludicissimi: Barbarossa nella nebbia del Monferrato, l’Imperatrice e Baudolino innamorato, l’assedio di Alessandria, col papà carnale di Baudolino che trova la soluzione della vacca…

D: Sai già che cosa leggerai dopo?
R: No, ma sono assicurato, ho sempre a portata i Pensieri diversi.

D: ?
R: Wittgenstein.

D: So che congeli il blog per una settimana circa, da sabato 23 a domenica 31 agosto. Vai da qualche parte?
R: Sì, nel cuore della Toscana, vicino a Siena, in un bosco.

D: Tu e Marta e basta?
R: No, con Alessandra e Fabio, come due anni fa.

D: Ti piace la prospettiva?
R: Sì.

D: Beh, buone vacanze.
R: Grazie.

I brutti momenti

Ah, signora mia, i brutti momenti, quella cosa

che sembrava una fiaba, in rapporto cioè alla media

umana. Gli estremi sono, da una parte

il Giovanni Paolo II di Cattelan, dall’altra

la nostalgia di ognuno, indisposizione

(come si scriveva nelle giustificazioni)

vocata al ricordo e alla celebrazione.

Non c’è modo, credo (pardon), di attraversare

il deserto – l’alternativa è circumnavigare il globo.

Evocazione (non, dunque, rappresentazione)

Un esemplare di essere umano vivente nel presente anno domini 2014 e mediamente informato può osservare in Medio Oriente un affollamento di narrazioni lungo più di tre millenni. Da tre millenni almeno, cioè, in quel pezzo di crosta terrestre si danno appuntamento un sacco di storie, di miti, di saghe. E questo è un indizio di movida, hai voglia a protestare.
La mia amica Angela dice che Steiner dice che l’aura terrestre, lì, ha il colore esclusivo dell’oro.
In tutti i sensi, la Palestina racconta la Storia e offre spunti trascendentali, per non dire normativi: il Destino, la Grandezza, la Resistenza, l’Attesa, l’Esilio. Il non-io, naturalmente, si manifesta in forma di Africa, Asia, Europa, America.
Siamo tutti berlinesi si può ormai superare: Siamo tutti Medio Oriente – quella faglia culturale per cui affiora la vena calda della prima illusione, meglio raccontata, meglio spacciata, meglio condivisa.