Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Un tempo, c’era la cassetta

Un tempo, c’era la cassetta

della posta, quella di alluminio,

non di silicio.

Si riempiva di carta, qualche volta,

in agosto, soprattutto.

Se pure ci sono questi fili sospesi

Se pure ci sono questi fili sospesi, basta

il coraggio dell’indifferenza. È un buon modo

per dimostrare tutto il proprio disprezzo

al personal trainer di turno. Non occorre,

però, che diventi un’ossessione. L’ossessione

è una specie di Amore Grande in cui il soggetto

predilige versarsi – concedendo che,

se non ci starà proprio comodo, ci starà

almeno volentieri. Meglio sbrigarsi a cambiare abito

all’Immaginazione. Ecco cosa potrebbe

diventare: una performance sulla carta.

Trovarobato poetico

Come fare a meno del cuore? Uno, poi,

così versatile: batte, pompa, tenta, incendia,

canta, crepa, scoppia, duole, etc.

A seguire, per la rima italiana immortale, amore.

Qui, il ventaglio delle situazioni va dal supplizio

alla cura, passando per una quantità

di “pezzi” pronti, con ricorrenze come:

spiaggia-gabbiano-vento, notte-tormento,

autostima-illusione-suicidio,

rose (e rose e rose e rose), tutti i sensi,

pelle-lingua-odore-nota-belvedere,

la consolazione delle sciocchezze,

un salame preda dei gatti, una figura

inedita nel cassetto, quale cassetto…

Le idee se ne sono andate

Le idee se ne sono andate, sembravano uccelli

migratori, con questa importante inclinazione

per la compagnia. Come se in un casuale

gruppo di viandanti aggallasse

che tutti vanno a Chiasso.

Domanda retorica

È ammissibile rubricare il qualsivoglia travaglio

relazionale come “disfunzione”? Domanda

retorica: no. Senza attentare all’occupazione

degli psicologi, quello che resta sempre da spiegare

in una relazione è la differenza, non la ripetizione.

Malgrado le apparenze

Malgrado le apparenze, una casa devastata.

Malgrado l’osservanza dei punti stabiliti, ovvero

una statica, una proprietà, una o più utenze, se si scosta

la cortina statistica, è una ridda selvaggia.

Mini romanzo. Buio piatto #42

Il buio più micidiale è piatto, cioè sottrae alla percezione la profondità. Chi davvero s’intende di queste cose, lasciatevelo dire, bestie, è proprio un uomo di fumo. Tu, per esempio… sì, dico a te: che cosa ti diventa il tuo argomento? Anche i logici, forza: cos’è tutta questa polvere? Theorydust?… Purtroppo, assodato lo sbriciolamento, corre da qui a lì un filo rosso. L’attore, eventualmente umano, intona il canto al la del vento.

Mezzanotte. Breve saggio in versi

Niente potrebbe resistere, la questione
della soglia è prioritaria. La prima
parola è della fiaba. Dietro il ritmo
occhieggia il divertimento. Non importa
se i servizi segreti sono alacri.
Si fa anche senza numeri, conta
la luce, che sensibilizza la gallina –
se ha presa la fandonia del massimo,
è agonistica la prova dell’enunciato.

In termini moderni, la mezzanotte è un gate.
La condizione convenzionale non umilia,
enjambement esclusi. C’è insomma questo
o questa che si esime eppure predica.
Si rifugia fra i giunchi, i bambù, le canne,
nel vento del playback, la certezza
dell’evidenza e della chiarezza
a quel punto è solo un’offesa, un guanto
nel fango – ma chi insulti?

La mezzanotte
è le colonne d’Ercole di ogni soggetto, dallo scarafaggio
a Marcel che fissa il proprio destino
con lo scotch. Difficile dire
male del tempo (del meteo, meno), allo stato
dell’arte occorre considerare, per esempio,
il calendario fiscale – insomma, se i quark
hanno voce in capitolo pure loro, che cosa
vuoi aggiungere?… La scala? Non ricordi?

Non fa niente… L’hai appoggiata, l’hai salita
e poi, giunto in cima, l’hai scalciata, te ne sei
disfato, sorry. Non è detto
che fosse un’accesso di auto-
lesionismo, può darsi, credi
(oh, credi!), che bastasse tenere un registro.
Pensa agli anni allegri delle corse
per terra e per mare.
E l’email?

La volta che homo sapiens sapiens s’inventò
la differenza – oltretutto in quel modo
volgare, storpiando le parole –, non ebbe idea
del toboga. Cavoli suoi, naturalmente,
la felicità non aveva ancora
stuccato e la responsabilità
tornava al giocatore. Non so,
così su due piedi, se la ragione
stesse sempre dalla parte del torto.

Se rifletto sul funzionamento

Se rifletto sul funzionamento (F), scatta

immediato l’incubo. “Scatta” perché

l’oggetto della riflessione è un ultracorpo,

“immediato” perché l’incubo, rockstar

integrale, non gradisce che lo spot –

niente, perciò, prolegomeni o artisti

di spalla. Il F è un passaggio alla cieca.

 

Un insieme strutturato di passaggi

alla cieca fanno sistema.

Il passaggio alla cieca riesce

necessario quando riesce (magicamente)

necessario guardare meno, ovvero

proteggersi almeno un po’

dalla vista e dal vedere.

Mini romanzo #41

Riesce a differenziare abbastanza bene le responsabilità delle sue diverse anime, al punto di non preoccuparsi per l’outlook disastroso di almeno una o due.