Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

C’è questa commedia fra io e soggetto

C’è questa commedia fra io e soggetto.

Un rapporto fatto soprattutto di omissioni,

 

equivoci, temporeggiamenti. Si parla di lande

infinite sottratte al monitoraggio, baby.

 

Se l’io è l’io, ragiona qualcuno, soggetto, allora,

è l’io macellato. Ma, per dire, il soggetto

 

è titolare di codice fiscale, di conto

corrente. L’inconscio non è l’abito

 

adatto, insomma, se è vero, come è vero,

che il soggetto regge la frase.

Io canto

Io canto

e tu non capisci.

Neghi, per gentilezza,

ma io ti dico che neanche

io capisco

quando canto

e che “capire”

è una parola

grossa – propongo

“indovinare”

o “scommettere”. Propongo

“esumare differenze

senza pietà, infaticabilmente”.

E propongo anche

“basta”.

Il giovane favoloso

A me è piaciuto, ma un po’ per partito preso. Se però devo scegliere fra i personaggi di Leopardi e Caccioppoli, scelgo il secondo. Non per gli attori, Germano vale, benché giovane, Cecchi, la differenza sta nell’opera: qui c’è Il giovane favoloso, là c’è Morte di un matematico napoletano.

La digestione culmina in una fase di ripiegamento

La digestione culmina in una fase di ripiegamento.

Per il tempo che ci vuole, c’è un crollo espressivo

a fronte di un picco di funzionalità ausiliarie. È noto

che il menu “scappa”, guardare indietro è consigliato

ai cultori del pentimento circadiano stretto. Se si tratta,

però, di sapere o di capire, allora cambia tutto.

La frase lunga di Leopardi

La frase lunga di Leopardi

genera vertigine. Sono

a casa, sul pianeta

Terra, e un attimo

dopo rotolo

attraverso tutte

le scale di grandezza, fino

ai piedi dell’intero.

Pensavo fosse un cielo

e invece era un maglio.

Mini romanzo #43

“Nient’altro da dire?”, disse, ma non era lui l’inquirente.

Il Conte Giacomo Leopardi

Il Conte Giacomo Leopardi

non beneficiò (!) dell’esperienza

metropolitana (Baudelaire)

per scrivere la parte

dell’Individuo Contemporaneo (IC).

Gli bastò la biblioteca, il paesotto,

la città preindustriale.

Il nobile corpo di Giacomo Leopardi

fu metafora potente (organica, horror) della Sua

(dell’IC) gestazione e nascita.

La giustificazione usuale è che il sole di oggi

La giustificazione usuale è che il sole di oggi

è diverso da quello di ieri. Si spiegano così

le manie, le ossessioni, la valuta corrente,

le nuvole di tag, i ranch sconfinati

delle Americhe, le concrezioni semantiche, i giochi,

gli angoli di strada, le barberie.

Nessuno ha tutte le pezze a posto

per accendere l’epifania. Nessuno, dunque, si lascia

sopraffare dall’imbarazzo o dalla vergogna di tornare

alla casa di partenza. Cova, anzi,

nelle pieghe pineali, una certa

soddisfazione impresentabile.

Il tempo è un recinto

Il tempo è un recinto,

chi è dentro ha firmato la liberatoria.

 

Il tempo è l’abito più bello,

al momento, per lasciare tracce.

 

(Fra parentesi, non c’è niente

di così antipatico.)

 

Mi ricordo di un tempo futuro

dove non sono mai stato.

La ghigliottina è un modo

La ghigliottina è un modo

per svincolare l’uomo

dalla manovra dell’ascia (o del machete).

Così ridotto, newtonianamente,

a gravità, il filo della lama

è senz’altro un passo avanti,

dal punto di vista del boia.