Buio a mezzogiorno non sarebbe quello che è, se Koestler avesse pensato a una storia di persecuzione, reclusione, coercizione, da parte del Potere, di un innocente. Rubasciov, infatti, è colpevole, malgrado le estreme evoluzioni del suo pensiero – qui sta l’idea spiazzante del romanzo.
Il riferimento, poi, storico all’URSS, a settant’anni dalla composizione dell’opera, riesce profeticamente solo una metafora: dietro i panni del regime comunista, c’è il Sistema senza aggettivi, quale si manifestò, sollecitato dai successi ormai ultrasecolari del capitalismo industriale, nel Ventesimo secolo. Si può fare, suggeriva allora la volontà di potenza, di più, molto di più, basterebbe insistere sul livello sistemico… (Oggi sappiamo, dopo qualche dubbio almeno fino al 1989, che in questo riesce ancora meglio il capitalismo nella sua configurazione attuale di Occidente Mondiale Globale – rispetto a cui, appunto, a fronte di un martirio, sembra non esserci innocenza.)