Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Mi annego come tutti nell’articolo di fede

Mi annego come tutti nell’articolo di fede

che tutto cambia – anche se, come tutti,

oscuramente so

che è un articolo falso e ingiusto.

Poi, mollo tutto e mi trasferisco

Poi, mollo tutto e mi trasferisco

per qualche tempo a Mompracem.

Prediligo la brutta stagione, quando,

nella casa sul cucuzzolo, infuriano il lampo

e il tuono. Che spasso, allora, coi miei amici,

si beve, si gioca, loro si confessano,

e io pure dopo di loro, poi,

pazziando, si gettano pietre preziose

di tutti i tipi ma grandi come nocciole

in testa alle sentinelle dayache

sulla spiaggia. Ci sveglia, di solito, la pioggia

sulla faccia, sotto il tetto squarciato

dall’ultimo prosecco.

Mi sento una talpa

Mi sento una talpa.

Mi sembra di non sapere

che cosa sia il sole, forse

non mi serve la luce.

Mangio terra e buio, à gogo

e con piacere, mi pare.

Il pensiero corre avanti

Il pensiero corre avanti, ha questo vizio

dell’avanscoperta, ricorda un po’

l’intercettatore

dei peccati del mondo, quando

offre, urbi et orbi, la propria

spugnosa immaterialità

per “incassare” le “castagne”.

La prassi della scrittura di ricerca

La prassi della scrittura di ricerca

è sottrarre quanto più senso corrente al verbo.

Lo scopo è testare la significazione

del materiale verbale, scommettendo, si capisce,

sull’ampiezza e l’ospitalità dei coni d’ombra.

L’ambizione sarebbe vedere la sequenza

librarsi come un aquilone sulle ali di un senso

minimo residuale – fossile o profetico è uguale.

Cosa dico domani ai bambini?

Cosa dico domani ai bambini? (nella fattispecie,

di una seconda elementare), penso

terrorizzato – e poi ecco il gancio.

In sostanza, attraverso

The quick brown fox jumps over a lazy dog,

Sembra questo, sembra quello

e Gisella pipistrella, parlerò

loro di Leopardi (e di Nietzsche), senza

bisogno di fare nomi. Mi rendo conto

dell’enormità, ma in ogni scambio verbale

e pragmatico c’è, sorry, un’enormità.

Se penso a me

Se penso a me, non so esattamente a cosa penso.

 

Alla mia persona?

Alla mia identità anagrafica?

Alla mia rete di relazioni?

Alla mia nuvola semantica?

Al mio diario?

Alla mia agenda-planning?

 

Io mi sforzo, ma c’è poco da scegliere.

Una musica narrativa di non so chi

Una musica narrativa di non so chi (Bernstein?)

fa da sfondo al pensiero della mia Paura.

 

Ogni parola che in equipe allestisce in Suo nome

onesti predicati è una goccia di festa antalgica.

 

Manca di nome ciò che manca di un livello

qualsivoglia di realtà. (È Béla Bartòk.)

Una quantità di dettagli del mondo

Una quantità di dettagli del mondo

fa da contraltare a una pochezza

di elaborazioni dell’io. L’abitudine

fossile a procedere e trapassare,

eh, gioca brutti scherzi, se si tratta

di disporre e combinare.

Oppure

Quando un poeta fa una poesia

sull’arte di fare poesie, è segno

o che è passata l’ora, direbbe Svevo, oppure

che è alla frutta, direbbe Artusi, oppure

che è al verde, direbbe Tex, oppure

che raschia il fondo del barile, direbbe Stevenson, oppure

che s’arrampica sui vetri, direbbe Spiderman, oppure

che vuole la luna, direbbe Fiordaliso, oppure

che fa finta di niente, direbbe Beckett.