Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Nel punto sta tutto

Nel punto sta tutto,

tutto quello che serve.

Se c’è qualcosa che serve

ma sta fuori dal punto,

è segno

di idee confuse e diffuse

sull’intero. L’antidoto

migliore al punto è un sistema –

Fuori dai denti, un modo

per farcire la sopravvivenza.

Commessa e marcantonio

Il cliente è un maschio di quarant’anni grande e grosso. L’ematoma sotto il suo occhio sinistro cattura subito l’attenzione della commessa.
Un pacchetto di Stick – dice il cliente, e guarda negli occhi la commessa, che invece guarda affascinata la sua macchia. La commessa s’accorge che il cliente s’accorge che lei fissa l’ematoma e allora lo serve. Senza più alzare lo sguardo, in silenzio, fino al commiato. Vorrebbe sbirciare un’ultima volta… ma quello le ha già dato le spalle e esce. Poi, ecco, la commessa nota, sul banco, lo scontrino dimenticato e un foglietto piegato. Prende il foglietto, lo osserva, lo apre… una polvere rosa le sporca le dita…

Il target massimo dell’oratore

Il target massimo dell’oratore

è il tempo a venire.

Intendo con “oratore”

il surfer qualunque che si affidi

all’onda del verbo, poeta,

romanziere, giornalista.

 

L’argomento, nelle

civiltà evolute, è un dettaglio, rientra

nel quartile delle angosce.

Il calendario

lunare è anticipato, chi deve nascere

è già nato.

Può venire da una lama

Può venire da una lama

sotto la porta. Le lucciole

c’erano, i bambini le vedevano

da vicino, riac-

compagnando a casa il nonno.

Nessuna promozione

dell’aroma di fieno, bastano

quelli di mela e di letame.

Nel fosso le rane, come duemila

e cinquecento anni fa, vivo Socrate.

Sembra strano ma il meglio

Sembra strano ma il meglio, per la narrazione,

è un vicolo cieco. Un contesto, cioè,

che eccita tanto gli spettatori fra il pubblico,

quanto gli attori sulla scena.

 

Il vicolo cieco, detto anche altrimenti (scena

madre, colpo di scena, climax, etc.),

è una stanza dei giochi – dentro ci stanno

bambini novantenni e perfino agonizzanti.

Shakespeare dimentica

Shakespeare dimentica –

dimentica che la meraviglia

è il nemico n. 1 del filosofo.

 

Il filosofo, come filosofo, c’è

per spiegarsi le cose, cioè

per digerire tutto.

 

La meraviglia riguarda

lo spettatore, il lettore, il consumatore –

il filosofo manco morto.

In lettura: Max Frisch

Narrativa che propone al lettore la lettura lenta – come questo romanzo breve di Max Frisch, Il silenzio. Un racconto dalla montagna, traduzione di Paola del Zoppo, Del Vecchio, 2013, 118 p.
La lettura lenta ha qualcosa della salita, a volte addirittura dell’arrampicata.
Al contrario, la lettura veloce ha qualcosa della discesa, anche a rotta di collo, del vento sulla faccia.
Mentre questa ti chiede di usare delle sequenze come di un trampolino, quella ti offre le sequenze come un labirinto in cui riprodurre l’esperienza della deriva – roba da matti.
Nei fatti, lentezza e velocità si ottengono infarcendo o meno le sequenze di ostacoli (lessicali, morfologici, sintattici). Una pagina di Kerouac ha veramente il ritmo feroce del be-bop.
Se prendo invece l’incipit dei Promessi sposi o di Sotto il vulcano, capisco subito che l’opera mi chiede per prima cosa di fermarmi, di stare attento e di osservare – in entrambe i casi, un luogo geografico determinato. Lowry ha più zoom, Manzoni più atmosfera (leonardesca).

Quando c’è bonaccia

Quando c’è bonaccia, c’è noia, e quando

c’è noia, può essere due cose: ob-

nubilamento

e pensiero.

Non è una deduzione, anche se sembra.

Nelle discussioni di poetica, sospetto

che gl’interlocutori s’ignorino

bellamente. Non dico che non

ascoltino, ma che siano

impossibilitati a farlo, dati

orecchi e nasi pieni di piumino.

Tuono

Un tuono in sottofondo che non sorprende.

Se cessasse, forse nemmeno si dormirebbe.

K. #2

Non potevo pretendere confini più precisi. Chiarisco: io avrei voluto che il sogno finisse quando mi fossi svegliato, però non fu così. Sbavature, colature e versamenti segnalavano uno sconfinamento, erano la prova di un vero e proprio reato.
Per questo mi aggiravo mezzo nudo nella porzione di declivio olimpico vicino a *** – e non escludo che il giorno prima fossi a Delfi, educatamente in coda.
Ma ora accuso il colpo. Mi guardo intorno e c’è solo terziario. La prima cosa che penso è: Sono cieco.