Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Fuoco-fuochino-acqua

leo

Diario di lettura: La potenza dell’errare

In un post precedente, sul nichilismo di Leopardi e Nietzsche, ho parlato di una “tradizione” che porta a compimento la negazione della verità; in realtà, Severino (come altri) vede una cesura, nel travaglio della civiltà occidentale, a partire dall’Ottocento. Gli ultimi due secoli, cioè, sono il tempo in cui l’”essenza del nichilismo” si manifesta (Leopardi) e vince (Nietzsche e Gentile). Questa cesura io l’ho omessa nel mio commento, omogenizzando indebitamente il nichilismo alla tradizione. Un’omissione, però, che mi sembra veniale (anche se francamente non so valutarne le conseguenze concettuali) quando leggo brani come questo:

“Ma il passo decisivo verso il dialogo autentico, quello tra le due grandi forze in lotta tra di loro – l’essenza del passato e l’essenza del presente della civiltà occidentale, ormai planetaria – è il loro prender coscienza della propria anima comune: la fede che le cose del mondo escono dal nulla e vi ritornano.” (p. 104)

O ancora:

“L’anima comune degli amici e dei nemici di Dio è l’essenza del nichilismo…” (p. 105)

Dal Cosmo al Caos

L’inverno conserva

un po’ tutto – frena

la frana delle rughe, registra

l’ultimo domicilio conosciuto,

replica la costante qualsivoglia.

Il prezzo, they say, è un oblio

minimo – esattamente

(e gergalmente), è un’usura

sorvegliata. È come, insomma,

se fosse una risalita, quella specie

di “inculata” (chiedo scusa

ma il termine è tecnico) alla Conrad –

dal Cosmo al Caos.

Essere arrabbiati

Essere arrabbiati

non è una medaglia

al valore ma un handicap.

 

La posizione del creditore

è sempre imbarazzante,

perché bisognerebbe,

 

allo scopo, avere ragione,

cioè mettere sul piatto

una pezza – ma la pezza

 

fa subito straccione.

Io odia il mondo

Io odia il mondo, senza

sapere di odiare il suo mondo.

 

Io si fa gli affari suoi, senza sapere

di farsi gli affari altrui.

 

Io vive la sua vita, senza sapere di vivere

la vita di tutti.

Omissione #6

Bisogna pur parlarne,

davanti a questa rovina

di tutte le cose. Bisogna,

per cominciare, ma sempre

con l’incertezza e l’esitazione

appropriate, dire

finalmente la parola.

 

Dopodiché, tecnicamente,

c’è una “landa” – ma fluida, ovvero

semiliquida (ecco l’imprevisto!),

palude oscena e laida,

fatale ciocco-

latte. Utile

sarebbe un bugiardino.

Diario di lettura: La potenza dell’errare

Ma qui ci si deve arrestare. Il linguaggio, ora, è di fronte al tema decisivo: l’impossibilità che l’essente in quanto essente non sia.

 

L’Occidente distingue fra essente e non-essente. Il tema che secondo Severino si pone al linguaggio, allorché si deve “arrestare” (remember Wittgenstein: indicibile è l’importante), esclude invece necessariamente l’alternativa (invalsa da duemila e passa anni). Il tema, cioè, nel momento solenne in cui tocca di tacere, è l’eternità degli “eterni”.

 

Emanuele Severino, La potenza dell’errare, Rizzoli, 2013, p. 93.

Parola del buffone #2

Dimmi pure che erro,

non mi offendo – d’altronde,

ci siamo tutti

abituati… Al rilievo,

intendo, non mai

alla fattispecie…

Parola del buffone #1

Il perché non interessa?

Legittimo – ciascuno

ha i perché suoi propri

a cui intendere…

Perché mi piace (pardon) Severino

Mi piace (pardon) Severino, perché mi permette un’esperienza simbolica estrema (emozionante al massimo grado) e in qualche modo perfino impossibile: fuoriuscire… dai limiti di ogni fede – con la conseguenza di poter delirare intorno al magico e sconfinato dominio (gli interminati / spazi) della verità.