Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

L’autore è una convenzione

Ci sono, effettivamente, quelle certe

dieci dita dietro questo. Ma chi può dire

di discernere qualcosa nell’intrico

o gnommero di fili che le muovono?

L’autore è una convenzione.

Potrei stare tutto in una tasca

Potrei stare tutto in una tasca, se già

potrei stare tutto in una bara. Il ritornello

è noto: Puoi fare di meglio. È uno scherzo.

Un gioco di messa a fuoco dei diversi livelli

e delle relative ramificazioni. Ogni versamento

imprevisto, e comunque non ammesso, buca

la superficie e perfora i successivi strati. Facile

che sfondi, alla fine, addirittura il ventricolo.

Prendo le quattro patate

Prendo le quattro patate, le tre cipolle

e l’unico finocchio e cuocio tutto

al vapore. A metà

cottura, aggiungerò le coste.

Il radicchio? Si vedrà.

Il sedano? Anche.

Io-io-ò

Certo che si capisce. Si capisce che una o uno non parla di sè soltanto perché è self-centered o roba del genere. C’è una ragione più importante, la seguente: perché è quello che c’è – e, spesso, tutto quello che c’è. Qui si chiede, non che non si parli di sè, ma, anzi, che facendolo bene una o uno si sfarini in ciò che dice e ogni versamento si distingua, raggrumandosi, separandosi, rendendosi autonomo e disgregando, insomma, presto o tardi, l’io-io-ò.

La scuola

Chiedeva solo che i cambiamenti non prendessero il sopravvento sulle cose.*

 

Fu alla scuola, un mattino. Tommaso
insegnava. Non c’erano, allora, tablet o smartphone.
Eppure (?), lo studente imbracciava un kalashnikov.
Entrò sbattendo la porta e arrestando il rinculo con la punta
dell’anfibio. Disse subito ciò che aveva da dire:
Fanculo la sostanza, fanculo l’accidente.
Poi (sorpresa), non sparò, anzi, abbassò la canna del mitra
e indietreggiò, tirandosi dietro, con la mano libera, edu-
catamente, l’uscio. Tommaso si era già ripreso quando
la porta si riaprì violentemente – lo studente era pazzo
ma addestrato come un marine. Rotolò rasoterra e puntò
Tommaso da sotto in su
a meno di due metri e in
meno di due decimi – mentre Tommaso inquadrava col suo M16
ancora l’ingresso. Toccò un’altra volta
allo studente parlare: Tengo a precisare:
al massimo, mi ci pulisco il culo, e, velocemente,
come un millepiedi, retrocesse senza
colpo ferire dietro la soglia.
Per Tommaso, forse, fu troppo
e, già che aveva estratto l’arma, rafficò sulla classe.

 

*Tommaso Pincio, Un amore dell’altro mondo, Einaudi, 2014, p. 171.

Non parlo ancora di vita

Non parlo ancora di vita, parlo

di comunicazione verbale. Così,

quando l’affermazione sembra

invulnerabile all’obiezione,

chiara e distinta e come

offerta sul vassoio dell’espressione

alla consumazione, ecco, proprio

in quel punto lo scambio intrappola;

sembra anche scontato pensare

che dietro ci sia la Volontà,

negli stessi termini in cui, nei thriller,

dietro un crimine

c’è un colpevole, individuale

o collettivo; sembra infine

non esserci alternativa

al superstite riso atomico;

la seconda natura filtra

e traduce, perciò è insistente il richiamo

alle macerie e al paesaggio

di macerie, in ogni condizione di luce.

2

Vivo in una topaia, un unico piccolo ambiente invaso dalle ragnatele. La ragione è che sono vecchissimo e non mi muovo quasi più. Andare di corpo è un’emergenza che ormai mi tocca ogni due settimane, mangiare, mangio pochissimo e a giorni alterni e, quanto a bere, ho una boccia da venti litri alla sinistra della poltrona su cui siedo, scrivo e vivo. In generale, non lo nego, sono bene attrezzato (anche se vecchio, povero e sporco – non mi lavo da almeno vent’anni) – di fronte, il notebook è sempre acceso e posso avvicinarlo tirando un filo. Celebro il mezzo secolo del blog e la visita è imprevista: il direttore dei Meridiani Hulk De Cetto, un orientale sedicenne altissimo, in loden fucsia, che stringe nella sinistra il collo di una bottiglia incartata (è Franciacorta, scommetto). Viene per implorarmi di acconsentire alla pubblicazione cartacea e digitale in 29 volumi del blog nella sua integralità, “senza revisione”. Poi scarta il Franciacorta, estrae due flute da una tasca, mi domanda se permetto. “No”, rispondo. De Cetto ha un’esitazione, mi dà un’occhiata. “Prego?” “Ho detto no.” – Booom! De Cetto esplode, colorando la stanza di rosa. Happy birthday.

Il mito non racconta

Il mito non racconta, se non in via accessoria

o in funzione di clausola narrativa, l’amore-per-sempre.

Com’è noto, preferisce di gran lunga lo stato nascente

e in seconda istanza quello morente.

Fuoco che brucia

Fuoco che brucia

e non consuma, Mosè,

Bruno, Einstein.

Un’occhiata dal buco

della serratura, con appropriate cose

da turchi (pardon) – dallo show

pirotecnico al respiro

dell’equazione,

da ciascuno secondo possibilità

statistica

a ciascuno secondo necessità

neopò, dalla via

della mousse al viale

crudista, etc.

Mai escludere l’ipotesi

che si tratti per fortuna

di miraggio, lì, nel deserto.

Metti l’effetto ottico del bagnato

d’estate lontanando sull’asfalto.

Se si vuole che l’aura di mistero

Se si vuole che l’aura di mistero

del rovello imprecisato si conservi

al meglio, non conviene

andare a “vedere”, le aspettative

di intrattenimento non giustificano

l’ingenuità (che, si ricordi, è,

essenzialmente e pragmaticamente,

una colpa, una cosa, cioè, che costa

e si paga – cash, ovvero

ha la forma del sangue).