Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Io io io

Dice la versione italiana di My way di Patty Pravo:

io sono io / e non cambio mai – Ecco come i nodi arrivano

al pettine, ecco come il diavolo non

fa i coperchi, ecco come la bugia

ha le gambe corte, ecco come il giusto non

paga, ecco come Socrate, mattiniero

anche a febbraio, passeggia per la stoà

e ti viene incontro coi suoi occhi chiari

dentro i tuoi – vecchio

e brutto che sembra un cristallo.

In linea di massima

In linea di massima, ci sono poeti che vogliono

dire qualcosa. (Leopardi, per esempio, eccome

se vuole dire qualcosa – tanto che prima dei versi butta

giù un progetto in prosa.)

Ma, lo stesso, malgrado questa insana voglia,

il poeta è soprattutto cassa armonica,

parola suppliziata in canto.

La noia di ogni controversia interpersonale

La noia di ogni controversia interpersonale

è il punto di vista agonistico, per cui sembra scontato

pensare a un dispiegamemto di apparati

e dispositivi, armi ma anche slogan. La bandiera

servita è un’idea attentamente arrangiata.

Per me, mi dichiaro virilmente interessato

al confronto, ma debole e perciò vulnerabile,

vigliaccamente, allo scontro – più onesti

e logici di così… -

C’è questo ring

C’è questo ring. Sul tappeto, alla rinfusa,

ogni tipo di sollecitazione simbolica.

Appena uno dei contendenti

piega il ginocchio più di tanto – non serve

che tocchi terra, basta più di tanto – appena

succede, ecco, il tempo

ha già cambiato destinazione.

Storie che non c’entrano più

o hanno finito di esistere rivendicano

la domanda di riserva, normalmente

più carogna. Verrà agosto

a prosciugare le aiuole.

La volontà ha un problema

La bizzarra pseudo-

cognizione per cui, se

la volontà ha un problema, la stessa

può risolverlo, vale

finché si tratta di ricucire

un ciclo più o meno fidato

ma transi-

toriamente out of order;

i guai (guai seri) nascono

dal tentativo truffaldino di includere,

nell’area semantica del problema-ciclo,

anche cose che cicli non sono, e neppure

problemi, a ben vedere – Temi

interpretativi, mulinelli innescati

da sedimentazioni/corrosioni,

flussi, intrecci, coreografie,

un intero, insomma, sollevato

dalla necessità di sapersi.

 

Rischiatutto: Perché homo sapiens sapiens

s’è inventato l’archeologia

e la paleontologia? La risposta

esatta è: Perché credeva di sapere

cosa cercare.

Dieci stimoli per bloggare

 

  1. Protagonismo.

  2. Incontinenza.

  3. Idee.

  4. Affari.

  5. Curiosità.

  6. Castigo proprio e altrui.

  7. Malattia.

  8. Convalescenza.

  9. Solitudine.

  10. Amore, of course.

 

Di’, ti ricordi quel tè alle cinque

(La poesia è un’elaborazione di un ricordo raccontato da Malcolm Lowry, secondo cui, dovendo incontrarsi col poeta americano Conrad Aiken, concordò, come luogo, Cambridge – Lowry era in Inghilterra ma la Cambridge di Aiken nel Massachusetts.)

 

 

Di’, ti ricordi quel tè alle cinque

ma del mattino?

 

A Cambridge, sicuro, ma quella

dall’altra parte del mondo? Ti ricordi

 

che non ci siamo più incontrati?

Mi piacerebbe sapere per filo e per segno

 

che cosa hai capito, quando

hai sperato (immotivatamente) di capire.

La pazzia omicida è proporzionale

La pazzia omicida è proporzionale

a un sentimento di soggezione e costrizione.

 

Ci sarebbe insomma questo bilanciamento delicato

fra spinta libertaria dell’elemento (individuo)

 

e coazione proprietaria dell’insieme (società).

Il Moderno ha pensato bene di provvedere

 

sollecitamente alla rimozione

almeno fenomenologica del buon selvaggio.

 

Mai smesso, nessuno, di fare pronostici.

Ora, debitamente protocollati.

 

Scommesse – scommesse stipate

su scommesse. Un castello di scommesse.

Elenco incompleto di immagini romantiche

Tramonto sul mare e mare in burrasca,

notte di luna – piena, crescente, calante,

pelle bianca,

occhiaie,

pazzia in vestaglia e capelli al vento

giù per la mulattiera verso la brughiera,

azzurro in forma di frac,

orizzonte in forma di siepe,

Foscolo e il suo pelo,

Puškin e i suoi (stupidi) duelli,

cioccolatini e granite -

 

Appunti al volo

Amore mio, non so che dirti – mi vergogno,
ma è così. Entro in camera
e l’occhio mi va subito alla macchia
rosa sul copriletto. È la tua busta. Con l’invito.
Adesso sto letteralmente divorando
tutto quello che trovo in internet.
È stato un successo, un grande successo,
peccato non esserci stato.

Ho visto che hai deciso
il nome del blog: pazzesco!
Wasting time è meglio, credimi,
di The cat is on the table
o The frog is in the blog.

Domani riparto per Teheran,
c’è questo incontro col direttore
del museo, uno noioso, sempre
stanco, che si lamenta
ancora degli eccessi recenti.

A Pasqua sarò, come d’accordo,
all’Hotel Casino de la Selva.
Se arrivi dopo di me, ti lascio
un Krug in fresca – chiedi al barman.
Prima, però, quando passerai
di qua e mi leggerai, non lasciarmi,
ti prego, sorprese.

1bacio